Intervista con il duo Love is the bomb che ci presenta il singolo “Volo su Marte”: “Marte è quel posto in cui ognuno di noi può sentirsi libero”

Si intitola “Volo su Marte” il nuovo singolo dei Love is the Bomb, il duo formato dall’attrice e cantautrice Martina Catalfamo e dal compositore e produttore Francesco Santalucia. Il progetto nasce dalla collisione tra i testi e le melodie di Martina e la produzione musicale di Francesco.

In una società satura e sovraccarica, in cui l’unica via di fuga possibile sembra essere “volare su Marte” l’amore è antidoto a tutto. Ed è proprio per questo motivo che il duo ha scelto come nome Love is the bomb, poiché avverte la necessità impellente di una rivoluzione culturale che possa riportare l’uomo ad una dimensione più umana con se stesso, con l’altro e con la Terra. Il loro primo concept album dal titolo “Volo su Marte” sarà pubblicato in primavera ed ha l’obiettivo di fondere musica e cinema, così come si può intuire dal videoclip del singolo omonimo.
In questa commistione tra realtà sonora ed universo visivo i due collaborano con la giovane regista Arianna Del Grosso, candidata ai prossimi David di Donatello con il cortometraggio “Candie Boy” e precedentemente vincitrice del premio Pasinetti alla Biennale di Venezia per “Lia”.

Il videoclip “Volo su Marte” è stato girato a Roma alle Cave di pozzolana e tufo di proprietà dell’azienda ESMAN, situate sull’ardeatina nelle vicinanze del “Divino Amore”.
L’idea dei due scenografi e costumisti Sergio Minelli ed Anna Maria Porcelli, è stata infatti quella di elevare gli iconici s62 su un “piedistallo”, esponendoli  in vetrina su Marte come per farne una scultura che culminerà nell’arrivo di un marziano  (Francesco Santalucia), che al posto del classico casco da astronauta indossa un’altra icona della cultura analogica degli anni 70 ovvero il televisore, metafora della manipolazione del pensiero contemporaneo causata dai mass media. Il marziano porterà alla protagonista del video (Martina Catalfamo)  una lampadina, simbolo del pensiero, del progresso, della luce delle idee, quella scintilla  necessaria per uscire dal medioevo in cui stiamo vivendo.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con il duo Love is the bomb. Ecco cosa ci hanno raccontato.

loveis

Com’è nato il singolo “Volo su Marte”?

“Volo su Marte è un brano psichedelico e ha un testo particolare, con immagini anche sconnesse tra loro, è come se Marte fosse una visione di una realtà utopica, in cui si può essere liberi, una via di fuga da una società piena di congetture, giudizi e pregiudizi. Marte è un mondo libero, un luogo vergine in cui si potrebbe ricostruire tutto da capo, da qui questo sound che ricorda gli anni settanta come arrangiamento. Marte è quel posto in cui ognuno di noi può sentirsi libero, una città, un’isola, la nostra casa, in cui vuoi fuggire”.

Un brano che trasmette anche un messaggio sull’importanza del valore dell’umanità che oggi si sta perdendo sempre piu’…

“Attraverso l’evasione si cerca di ritrovare noi stessi e scavare dentro di noi per scovare quei valori che ci legano alle nostre radici, agli altri, alla Terra. Marte è una fuga verso l’ignoto, questo pianeta verso cui l’uomo tende. Ci sono tante ricerche scientifiche, si parla di uomini su Marte, ma io dico: perchè prima non pensiamo di salvare e preservare la Terra che è la nostra casa? La natura è magnifica, terribile e sublime allo stesso tempo. Il pianeta Terra è una madre per tutti noi e dobbiamo averne cura. Spero nel ritorno dei valori piu’ umani e del rispetto non solo verso l’altro inteso come individuo ma anche del pianeta”.

Cosa ci racconti invece riguardo il video ricco di metafore e simbologia che accompagna il brano?

“Per quanto riguarda il video quello che volevamo mettere in evidenza era il concetto della fuga, come se fosse quasi un universo parallelo. Nel momento in cui indosso questo elmetto vengo catapultata su Marte in un’altra dimensione pur rimanendo nella mia camera, quindi abbiamo voluto porre un’enfasi sui simboli, sulle icone delle comunicazioni di massa, sui telefoni vintage degli anni sessanta, in cui venivano quasi messi in vetrina su Marte e deprivati del loro senso perchè quando alzo la cornetta non succede nulla, addirittura scompare il comodino, la base su cui poggiava il telefono e la cornetta è collegata direttamente alla Terra. Anche questo è il messaggio che volevamo lanciare, come se io volessi parlare alla Terra, quindi la cornetta diventa un mezzo per comunicare con il pianeta che ha bisogno di essere ascoltato. Finchè non arriva Francesco che indossa il televisore al posto del casco, che rappresenta la morte del pensiero odierno nei media, sui social network, ma lui porta anche una lampadina che è il simbolo opposto della luce, del pensiero, della creatività che accomuna tutti gli esseri umani. Quindi c’è un risvolto positivo. Quando torno nella realtà della camera e accendo la lampadina non ho piu’ paura di mostrarmi, di essere nuda, di essere vergine davanti al mondo, e lì è come se fossi simbolo universale in quanto donna, madre e madre Terra. Donna in tute le sfumature del significato. Io non sono madre ma lo sono in quanto donna”.

Come mai avete scelto di chiamare il vostro duo Love is the Bomb e come si è formato?

“Love is the bomb si è formato dalla collisione tra i miei testi e gli arrangiamenti di Francesco e siccome abbiamo pensato che la nostra forza fosse quella del duo abbiamo deciso di creare questo gruppo. Abbiamo registrato per gioco in studio e vedevamo che il prodotto che stavamo creando funzionava e quindi abbiamo voluto metterci in gioco. Love is the bomb riprende il concetto dell’amore, in un periodo come questo pieno di odi, di conflitti non solo globali ma anche famigliari, abbiamo pensato che l’amore è la bomba, la soluzione reale, quasi un inno pacifista che può ricondurci ai valori umani”.

State lavorando a un disco?

“In primavera uscirà un concept album dal titolo Volo su Marte, un ep con cinque brani. Il messaggio che vogliamo far passare è che attraverso la via di fuga ciò che vado a ritrovare sono le mie radici. Nel momento in cui viaggiamo forse ci rendiamo realmente conto di chi siamo e da dove veniamo. Io avevo in mente questa immagine degli astronauti che si spostano dalla Terra e quando la guardano dall’alto si accorgono di quanto sia bella, immensa, fragile, quindi se ciascun essere umano fuggisse su Marte e si guardasse indietro direbbe che quella è la vera casa blu, verde, cioè la Terra, non questa rossa, brulla, priva di vita. Il sentimento di nostalgia che provi quando vai via dal pianeta forse ti permette di amare il posto in cui vivi”.

di Francesca Monti

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