Intervista con Duccio Forzano, regista del Festival di Sanremo 2019

Duccio Forzano è uno dei piu’ importanti registi italiani e per la sesta volta è al timone del Festival di Sanremo. Siamo andati alla scoperta dei segreti della kermesse musicale facendo una piacevole chiacchierata dietro le quinte con il regista, nella sala regia sul camion Rai accanto all’Ariston.

Come ha lavorato per l’allestimento del Festival di Sanremo 2019?

“E’ stato un lavoro di squadra, condiviso con scena, luci, direzione artistica, c’è una grande attenzione al particolare”.

Infatti ad ogni cantante è stato associata un’immagine personalizzata…

“Credo che chi fa il nostro mestiere debba ascoltare la canzone, cercare di codificarla e portarla fuori per raccontarla al pubblico nel modo visivo migliore senza snaturare o prevaricare il significato della canzone o l’immagine del cantante. Quando il regista o la sua squadra fanno virtuosismi fini a se stessi rovinano il racconto reale della canzone”.

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Quanto tempo è durato il lavoro per l’allestimento?

“Ho iniziato ad ascoltare le canzoni appena scelte e a montarle come se fossero un videoclip immaginando le inquadrature e quando sono arrivati i cantanti abbiamo scelto la cromia e le inquadrature in sequenza”.

Cosa ne pensa del cast di questa edizione?

“Credo che sia un bel punto di partenza, è la prima volta in assoluto che c’è un panorama musicale vario e giovane e per una rete come Rai 1 è un passo importante”.

Con Claudio Baglioni ha lavorato recentemente anche per il suo tour Al Centro…

“Con Claudio ci conosciamo e siamo amici da tempo, mi ha dato la possibilità di esprimermi e c’è un bel confronto tra di noi”.

Curerà la regia anche di Sanremo Young…

“Sì, è un programma per ragazzi e bisogna capire come riuscire ad adattare il nostro impianto avendo solo tre giorni a disposizione tra la fine di Sanremo e l’inizio del programma”.

Ha pubblicato il libro Come Rocky Balboa. E’ un’esperienza che ripeterà in futuro?

“Io ho sempre scritto ma non ho mai pensato di pubblicare un libro, è stato catartico scrivere Come Rocky Balboa perchè racconto me stesso. E’ un’esperienza che mi piacerebbe ripetere in futuro”.

di Francesca Monti

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