Intervista con Edda che ci presenta il nuovo disco Fru Fru: “I miei testi seguono uno stato emotivo che vivo in quel preciso istante”

Venerdì 22 febbraio, a due anni di distanza dal precedente disco “Graziosa utopia”, esce per Woodworm Label “Fru Fru”, il quinto album solista di Edda, al secolo Stefano Rampoldi, ex Ritmo Tribale, astronauta del rock alternativo italiano.

Unico protagonista del disco è lo stesso artista, in un monologo in 9 tracce, un lungo flusso di coscienza in libertà che travolge, un fiume di parole che messe insieme costruiscono il mondo di Edda, un paese delle meraviglie per adulti cinici, un luogo in cui i pensieri si inseguono vertiginosamente per ritrovarsi in un discorso compiuto, vero e spontaneo.

Un disco che segna un’evoluzione sonora, ma in cui Edda non ha bandito completamente il rock che è presente nei suoi testi, nei suoi temi, nella grinta e nella capacità di trascinare l’ascoltatore nel suo mondo confuso e consapevole contemporaneamente.

Abbiamo incontrato Edda a Milano per parlare del nuovo progetto.

edda2

Com’è nato il nuovo disco Fru Fru e come mai hai scelto questo titolo?

“I Fru Fru in alcune parti dell’Italia sono i wafer, l’unico biscotto che mi sento di raccomandare in quanto privo di uova. Sono biscotti senza violenza, perchè le uova contengono una violenza inimmaginabile. Ma è anche un termine che indica la leggerezza con la quale mi piacerebbe affrontare la vita. Avevo bisogno di suoni leggeri che mi dessero una mano a sopportare il logorio della vita moderna. Sarà un caso ma la musica che ascoltavo da bambino veniva detta musica leggera e questa cosa mi è rimasta dentro. Già con Graziosa Utopia ci eravamo spostati dal rock e questo disco ne è la prosecuzione. Luca Bossi è il produttore artistico e arrangiatore di tutte le canzoni. Oltre a lui hanno suonato i musicisti che mi accompagnano in concerto: Nick Lamberti “one take” alla batteria e il principe Killa chitarra elettrica. L’album è stato registrato da Davide Tessari e mixato da Angelo G.Mauro”.

“Fru Fru” è un disco autobiografico, in cui al centro ci sei tu…

“Nel disco ci sono io, non parlo di temi specifici, ma seguo l’istinto. Di solito nasce prima la melodia poi arrivano le parole. La prima cosa che mi viene in testa la butto giù e vado avanti così, in una specie di stream of consciousness. Ho bisogno di leggerezza mentre suono, suonare per me deve essere un momento di piacere e siccome nella vita non riesco ad avere molti di questi momenti provo a cantare cose che mi permettano di sorridere fuori e dentro. La vita è un campo minato e bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Io piu’ che cinico sono disilluso”.

Questo disco segna un’evoluzione anche per quanto riguarda i suoni. Come hai lavorato sul sound?

“I suoni sono molto importanti e il rock aggressivo dei Ritmo Tribale non mi appartiene piu’, ho cambiato gli arrangiamenti per esigenza mia, volevo contornarmi di un sound piu’ leggero e ottimista, perchè sono una persona molto riflessiva e sensibile. Le canzoni sono uguali a quando suonavo con il Ritmo Tribale, sono cambiate la confezione e i colori. Il sound di riferimento era Comedown Machine degli Strokes ma anche Raffaella Carrà. I suoni sono molto importanti e influenzano in modo determinante la nostra esistenza, quindi vanno scelti bene. Mai un disco dei Ritmo Tribale avrebbe potuto chiamarsi Fru Fru”.

Cosa ci racconti riguardo il brano “Ovidio e Orazio”?

“Ho fatto il liceo classico e lì è iniziato il calvario della mia vita. Ricordo queste versioni di latino e io che chiamavo un amico e gli chiedevo di dettarmi la traduzione. Alla fine ho imparato il latino. I miei testi seguono uno stato emotivo di quel preciso momento, mi viene in mente una melodia e poi arrivano delle parole. Parto dai due poeti e poi dico preferisco i santi, in quel momento probabilmente mi è venuta in mente Radio Maria, che ho ascoltato per un periodo. Io trovo una continuità emotiva nei miei testi, è una specie di trip. Quando suono, quando cerco le parole scatta un file surreale, come un viaggio psichedelico. E’ un momento di grazia, di ispirazione”.

Invece Samsara com’è nata?

“Samsara è una canzone che gli Hare Krishna cantano la mattina alle 4,30, io ho vissuto con loro a Londra, li ho conosciuti a 16 anni. Poi nel brano cito San Francesco e Sant’Agostino perchè sono in un trip psichedelico in cui parlo delle contraddizioni. San Francesco parlava con gli animali e quindi magari non li mangiava e questo mi piace, mentre Sant’Agostino, che ho studiato attraverso la filosofia, dubito che abbia mai detto qualcosa in favore dell’anima degli animali”.

Questa la TRACKLIST del disco:

01. E se

02. The Soldati

03. Italia Gay

04. Edda

05. Vela Bianca

06. Vanità

07. Samsara

08. Abat – Jour

09. Ovidio e Orazio

A marzo 2019 Edda partirà con un nuovo tour, organizzato da Locusta Booking (www.locusta.net), queste le prime date confermate:

09 MARZO – RAVENNA – BRONSON

21 MARZO – BOLOGNA – LOCOMOTIV

22 MARZO – PISA – LUMIERE

28 MARZO – MILANO – SANTERIA SOCIAL CLUB

29 MARZO – MODENA – VIBRA

04 APRILE – TORINO – HIROSHIMA

06 APRILE – FIRENZE – FLOG w/LRDL

12 APRILE – TERLIZZI (BA) – MAT LABORATORIO URBANO

13 APRILE – BARONISSI (SA) – DSSZ – DISSONANZE

27 APRILE – ROMA – MONK – CIRCOLO ARCI

17 MAGGIO – BRESCIA – MUSICA DA BERE LATTERIA MOLLOY

di Francesca Monti

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...