“E il mondo in una giostra di colori E il vento accarezza le bandiere Arriva un brivido e ti trascina via E sciogli in un abbraccio la follia” cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini in “Notti Magiche”. Un pallone, una porta creata con le ciabatte o con le bottiglie, un cortile o un campetto di periferia, inseguendo un sogno chiamato calcio. Siamo nel 1990 e tante bambine, come me, giocavano insieme ai maschi divertendosi per ore a rincorrere il pallone, sfidandosi ai rigori o a tutti contro tutti.
Non c’erano i social o i telefonini, ma quel mondo fatto di figurine Panini da collezionare, di magie dei grandi campioni da imitare, da Roberto Baggio a Carolina Morace, di partite in tv e allo stadio e di cartoni animati come Holly e Benji, ci bastava e ci rendeva felici. Ai tempi non c’erano tante possibilità di praticare il calcio perchè le squadre femminili erano pochissime. Così la passione e l’amore per lo sport piu’ bello del mondo trovavano la loro naturale espressione a scuola, in cortile e in ogni posto in cui ci fosse abbastanza spazio per creare un ipotetico campo, in cui poter dimostrare che anche le femmine possono giocare a calcio e non solo a pallavolo o a tennis, e abbattere tutti quegli stereotipi tipicamente maschili secondo i quali le donne non capiscono gli schemi e il fuorigioco.
Siamo nel 2019, sono passati quasi trenta anni e oggi ci sono delle straordinarie ragazze che, con grinta, cuore e impegno, incarnano quel sogno che avevamo da bambine e quei valori fondamentali quali condivisione, spirito di squadra, fair play. Sono le Ragazze Mondiali della Nazionale di calcio femminile, 23 giocatrici che hanno fatto innamorare l’Italia e l’hanno riunita intorno a un tricolore che sventola, che grazie al magistrale lavoro della ct Milena Bertolini sono protagoniste di un torneo iridato strabiliante.
Fino a pochi mesi fa erano pochi gli italiani interessati al calcio femminile, considerato a torto di seconda fascia rispetto a quello maschile, ma le azzurre sono riuscite a far appassionare anche i piu’ scettici con le loro imprese. E la dimostrazione sono i milioni di spettatori che hanno seguito in tv le partite dell’Italia. Certo, c’è ancora molto da fare, e non parlo di accorciare il campo o le porte come qualcuno ha assurdamente proposto. Invece sarebbe importante che le calciatrici italiane, che oggi sono dilettanti a tutti gli effetti, possano fare il salto di qualità che meritano diventando professioniste e avere un trattamento economico e assicurativo decente, e che vengano fatti maggiori investimenti nel settore.
Comunque andrà a finire il Mondiale, dobbiamo essere orgogliosi di queste ragazze che con tanti sacrifici e abbattendo ogni pregiudizio, hanno trasformato un sogno in realtà. Perchè il calcio è anche donna e in questo momento è soprattutto donna.
di Francesca Monti
