MITO 2019 – I concerti di mercoledì 11 settembre a Milano

Dalla Scozia alla Russia, passando per un territorio a sé, quello dell’Ottetto di Schubert.
La tripletta concertistica targata MITO Settembre Musica di mercoledì 11 settembre si apre alle 17 al Piccolo Teatro Studio Melato, con un’esplorazione in kilt lungo la storia, dal Settecento e arriva fino ad una prima esecuzione in Italia. Protagonista il chitarrista scozzese Sean Shibe.
Alle 21, allo Spazio Teatro 89, la Philarmonisches Ensemble dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone quindi l’Ottetto in fa maggiore D. 803 di Franz Schubert.
La corsa si arresta nei vasti spazi della Russia per un concerto trascinante che poggia su due delle molte anime di questo territorio infinito, e in gran parte sconosciuto, tutt’oggi. Ne emergono l’anima malinconica e struggente, della Patetica di Čajkovskij e quella vitalistica, del celebre Rach 3 affidato alla magnetica interpretazione del pianista Alexander Romanovsky. Sul podio della Filarmonica della Scala, il direttore sudcoreano Myung-Whun Chung.

Scozia
(ore 17, Piccolo Teatro Studio Melato)
La chitarra “impegnata” del nipponico-scozzese Sean Shibe intona la risposta di un’intera generazione contro l’ascesa del populismo, in tempi di Brexit

È una esplorazione lungo la storia quella che andrà in scena alle ore 17 al Piccolo Teatro Studio Melato: dalle suites per liuto seicentesche, alle quali si aggancia idealmente la suite di Johann Sebastian Bach, attraverso la musica settecentesca dello scozzese James Oswald per arrivare al brano di Julia Wolfe, originariamente composto per nove cornamuse e qui trascritto per chitarra elettrica e proposto in prima esecuzione in Italia dal il chitarrista scozzese Sean Shibe, considerato come “uno dei principali chitarristi della sua generazione”.

Musica e paesaggio in Scozia risultano inscindibilmente legati: le melanconiche ballate scozzesi evocano automaticamente le brume delle Highlands, le danze accompagnate dal fiddle, il violino popolare, le feste nei villaggi adagiati sulle verdi colline. Sean Shibe però non vuole trasmetterci un’immagine descrittiva del suo paese: vuol porre piuttosto spinosi interrogativi sul significato dell’identità di un popolo nella situazione politica generale odierna, segnata dalla Brexit nel Regno Unito e dall’affermarsi dei populismi sulle due sponde dell’Atlantico.

Sean Shibe è nato e cresciuto in Scozia in una famiglia di ceramisti (madre giapponese e padre inglese). A casa, suo padre interpretava alla chitarra vecchi inni per l’estrazione del carbone e canzoni di protesta anti-Thatcher.  La sua identità di scozzese è molto importante per lui come lo è la politica. Per Shibe la musica è un potente strumento di denuncia sociale. È molto orgoglioso del sostegno che la Scozia ha assicurato all’arte grazie all’ente governativo Creative Scotland, ma anche piuttosto critico nei confronti dei governi conservatori.

Il suo ultimo album, softLOUD (2018) – che abbina gemme poco note del repertorio barocco scozzese eseguite con la chitarra classica (fra cui Divertimento di Oswald) a brani contemporanei ben più abrasivi come LAD di Wolfe suonati con la chitarra elettrica – intende esprimere le contraddizioni del nostro tempo. Secondo Shibe, l’album riflette la rabbia e la frustrazione della sua generazione, quella dei millennials, che ha rinunciato al proprio diritto di voto per una mancanza di rappresentanza generazionale da parte della classe politica ai tempi della Brexit. Il progetto è nato nel 2016, anno in cui Trump fu eletto Presidente degli USA, la giovane deputata laburista Jo Cox fu assassinata in pieno giorno e il Regno Unito votò per uscire dall’Europa. Di qui l’urgenza di affrontare la contemporaneità sensibilizzando il proprio pubblico contro l’ascesa della nuova destra e del populismo attraverso la sua arte.

Ama citare le parole di Leonard Bernstein all’indomani dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy: «La nostra risposta alla violenza è quella di suonare musica in modo più bello e più tenero». Secondo Shibe, i problemi che affrontiamo sono così gravi e urgenti che è necessaria una risposta musicale più decisa da parte degli artisti: «Oggi abbiamo dimenticato come parlare con grazia – ha dichiarato – o il vero pericolo è che non stiamo urlando abbastanza forte?».

Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Carlo Lo Presti.

Programma
James Oswald (1710–1769) –Divertimento*
Tradizionale – Manoscritti scozzesi per liuto*
Johann Sebastian Bach (1685-1750) – Suite in mi minore BWV 996
Julia Wolfe (1958) – LAD*
PRIMA ESECUZIONE IN ITALIA
* trascrizioni di Sean Shibe
Sean Shibe, chitarra
BIO
Elogiato come “uno dei principali chitarristi della sua generazione”, Sean Shibe ha studiato in Scozia e in Italia. All’età di 20 anni è stato il primo chitarrista ad essere selezionato per il programma BBC Radio 3 New Generation Artists Scheme e l’unico chitarrista solista ad aver vinto il Borletti-Buitoni Trust Fellowship. È stato artista YCAT (Young Classical Artists Trust) tra il 2015 e il 2017 e nel 2018 ha vinto il Young Artist Award della Royal Philharmonic Society. L’artista è grato per il suo sostegno allo Hattori Trust. Il suo disco di debutto come solista, Dreams and Fancies, è stato Editor’s Choice di «Gramophone», ed è stato seguito dalla nuova uscita di grande successo, l’“inequivocabilmente monumentale” («The Scotsman») progetto SoftLOUD.

Russie
ore 21, Teatro degli Arcimboldi, Viale dell’Innovazione, 20 Milano
Due anime russe a confronto, con Myun Whun-Chung alla testa della Filarmonica. Al pianoforte, Alexander Romanovsky.

Attinge a due delle tante anime della Russia – quella struggente della “Patetica” di Čajkovskij e quella pirotecnica del Terzo Concerto per pianoforte di Rachmaninov – l’appuntamento del Festival MITO SettembreMusica che vede protagonista Myung-Whun Chung sul podio della Filarmonica della Scala mercoledì 11 settembre alle 21 al Teatro degli Arcimboldi di Milano, con diretta su Rai Radio3.  Un gradito ritorno per il maestro coreano, bacchetta fra le più apprezzate e richieste al mondo, che celebra quest’anno trent’anni di collaborazione con la compagine scaligera, da lui diretta per la prima volta nel 1989. La partecipazione della Filarmonica della Scala a MITO SettembreMusica è costante dalla prima edizione con i grandi concerti nei palazzetti dello sport delle due città e destinati al grande pubblico. Dal 2007 ad oggi la Filarmonica è stata ospite del Festival con direttori quali Daniele Gatti, Dmitrij Kitaenko, Semyon Bychkov, Daniel Barenboim e nelle più recenti edizioni con Riccardo Chailly e Myung-Whun Chung, entrambi particolarmente affezionati al Festival che unisce le due città.

Il programma del concerto, intitolato “Russie” e identico per entrambe le serate dell’11 e 13 settembre, si apre col Concerto n. 3 in re minore op. 30 per pianoforte e orchestra composto da Sergej Rachmaninov nel 1909 per la prima tournée del pianista-compositore in America, che lo avrebbe consacrato fra i più acclamati virtuosi della tastiera. Considerata quasi ineseguibile per l’alto virtuosismo a cui è chiamato il solista, la pagina rimanda in modo scoperto alla lezione romantica di Mendelssohn e manifesta la naturale propensione dell’autore all’improvvisazione melodico-armonica, noncurante della “regola” accademica.

A eseguirlo è chiamato il pianista ucraino ma italiano d’adozione Alexander Romanovsky, divenuto una stella internazionale da quando, a soli diciassette anni, nel 2001, vinse il Premio Busoni proprio con questo brano. Interprete apprezzato del repertorio russo così come di quello romantico e postromantico, è ospite regolare di prestigiose formazioni quali la Chicago Symphony Orchestra, la Royal Philharmonic, la NHK Symphony Orchestra e collabora con direttori come Vladimir Spivakov, Valery Gergiev e Antonio Pappano. Dal 2014 ricopre la carica di direttore artistico del Vladimir Krainev Moscow International Piano Competition.

Chiude il concerto la Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 detta “Patetica” composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij nell’agosto 1893 e da lui diretta a San Pietroburgo nell’ottobre dello stesso anno, nove giorni prima di morire in circostanze mai del tutto chiarite. Con i suoi teatrali contrasti d’umore, esasperati e tragici eppure dominati dall’equilibrio delle proporzioni, la “Patetica” si pone ai vertici della seconda fioritura della sinfonia ottocentesca e quale testamento spirituale dell’autore, suffragato dalla presenza di un “programma” intimo, che nelle intenzioni di Čajkovskij s’incarica di esprimere il conflitto esistenziale fra sé e il fato.

L’Ottetto di Schubert
(ore 21, Spazio Teatro 89)
L’Ottetto in fa maggiore di Schubert interpretato dal
Philarmonisches Ensemble dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

È un territorio a parte. Fu commissionato a Schubert da un clarinettista che gli chiese esplicitamente di ispirarsi al Settimino di Beethoven. E lui lo fece, ma aggiungendo uno strumento e regalando alla partitura – nell’allegro brio che la attraversa – una speciale tenerezza.

Mercoledì 11 settembre alle ore 21 presso lo Spazio Teatro 89 l’Ottetto in fa maggiore D. 803 di Franz Schubert sarà interpretato dai membri del Philarmonisches Ensemble dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, ensemble nato all’interno dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai per esplorare quel repertorio cameristico che vede impegnati archi, fiati e pianoforte in varie combinazioni.

Il Philarmonisches Ensemble nasce all’interno dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai per esplorare quel repertorio cameristico che vede impegnati archi, fiati e pianoforte in varie combinazioni. Esegue abitualmente i settimini di Ludwig van Beethoven e Konradin Kreutzer, l’Ottetto di Franz Schubert, i sestetti di Ernő Dohnányi e Krzysztof Penderecki e i quintetti di Zdeněk Fibich e Franz Schreker. Ha commissionato al compositore triestino Stefano Sacher Impromptu per ottetto di archi e fiati. Il gruppo si é esibito più volte a Roma nella Cappella Paolina per i concerti del Quirinale in diretta su Radio3 e svolge regolare attività in Italia.

Il concerto, in collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, sarà preceduto da una breve introduzione di Luigi Marzola.

Programma

Franz Schubert
Ottetto in fa maggiore D. 803
Philarmonisches Ensemble dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Francesco Punturo, Martina Mazzon, violini
Margherita Sarchini, viola
Ermanno Franco, violoncello
Alessandro Belli, contrabbasso
Graziano Mancini, clarinetto
Marco Panella, corno
Bruno Giudice, fagotto
In collaborazione con Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

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