Intervista con Erasmo Genzini, su Rai 1 con la serie “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”: “Vito è tra i personaggi più belli che ho interpretato finora”

“E’ un personaggio molto vicino a me in quanto è profondamente legato alle radici, è buono, ha tantissimi valori trasmessi dai suoi genitori”. Erasmo Genzini è tra i protagonisti di “Roberta Valente-Notaio in Sorrento” con la regia di Vincenzo Pirozzi, coprodotta da Rai Fiction e Rodeo Drive, in onda da domenica 12 aprile in prima visione su Rai 1.

L’attore, che nelle sue interpretazioni riesce ad unire intensità e spensieratezza ed è molto apprezzato dal pubblico, nella serie dà il volto a Vito, un giovane pescatore che alla sua attività affianca mille lavoretti per supportare la famiglia da quando il padre è rimasto invalido, in particolare per sostenere gli studi della sorella Lucia. Ha un carattere schietto e burbero, ma al contempo è generoso. Da quando Leda (Flavia Gatti) lo ha lasciato, sembra non riuscire a rassegnarsi e tenterà di riconquistarla ma l’incontro con Roberta (Maria Vera Ratti), dapprima nemica, poi alleata nel tentativo di riconquistare Leda, potrebbe cambiare qualcosa.

Erasmo, cosa può raccontarci riguardo il suo personaggio, Vito?

“E’ un uomo incredibilmente legato alla sua terra, al mare, è un personaggio vero, di pancia, istintivo, buono, dal cuore grande, che si dà molto da fare. La sua famiglia è composta dai genitori e dalla sorellina Lucia, che Vito aiuta anche economicamente affinché possa continuare a studiare. Porta dentro di sé tante ombre e un malessere connesso alla perdita di un suo carissimo amico avvenuta tanti anni prima, quando erano bambini. Questo amico aveva un limoneto di cui Vito si prende cura e ogni albero gli riporta alla mente i ricordi dei momenti che hanno trascorso insieme. Da attore mi auguro che il mio personaggio possa empatizzare da subito col pubblico”.

Nel corso della serie tra Vito e Roberta si crea un rapporto speciale …

“Hanno un carattere opposto, lei è decisa, maniacale, vuole avere il controllo su tutto, lui invece è viscerale, imprevedibile, senza troppi schemi o programmi da seguire. Forse è proprio questa differenza che rende Roberta molto interessante agli occhi di Vito e viceversa”.

Vito è molto legato alle radici, quanto sono importanti per lei?

“Per me sono fondamentali, tant’è vero che da quando ho cominciato a fare questo lavoro sarebbe stato più comodo andare a vivere a Roma, ma non l’ho mai fatto proprio perché preferisco restare nel mio paese, Gragnano. Desidero che mio figlio cresca avendo vicini i suoi nonni, per cui sono assolutamente legato alla mia terra”.

La serie è ambientata a Sorrento, com’è stato girare in questa magnifica location?

“È stato molto strano. Sorrento è una città che conosco bene e che da ragazzino ho frequentato tantissimo. Ogni posto scelto dalla produzione per le scene da girare mi riportava indietro nel tempo e mi regalava qualche ricordo della mia infanzia e adolescenza. Oltre ad avere un panorama pazzesco, Sorrento è anche la patria del turismo”.

Roberta dice “penso che l’amicizia sia un’illusione”, per lei invece l’amicizia che valore ha?

“L’amicizia ha un valore importantissimo per me, ho pochi amici ma da tanto tempo e sono stati fondamentali anche in alcuni periodi della mia vita abbastanza difficili. Sono le prime persone alle quali chiedo dei consigli o un aiuto, credo siano importanti nella vita di ognuno di noi. L’amico vero ti può capire senza troppi giri di parole, riesce a darti una risposta sincera, chiara”.

Quali pensa siano i punti di forza di “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”? 

“Innanzitutto Sorrento che ci ha regalato delle immagini spettacolari, dei colori bellissimi che fai fatica a trovare altrove. Inoltre è una serie che ha come protagonisti quattro attori molto giovani. La produzione e la Rai ci hanno dato fiducia ed è stato un grande regalo. Spero che il pubblico possa ripagarla”.

Erasmo Genzini con Maria Vera Ratti, Alessio Lapice, Flavia Gatti – credit foto Francesca Fago

Che cosa ha aggiunto al suo percorso artistico e umano interpretare questo personaggio e questa serie?

“Ogni serie a cui ho preso parte e ogni personaggio che ho interpretato mi hanno lasciato qualcosa che mi ha fatto riflettere o che non fa parte del mio carattere. Vito è stato molto vicino alla mia persona perché è profondamente legato alle radici, è buono di cuore, ha tantissimi valori grazie ai suoi genitori che glieli hanno trasmessi, quindi queste prime tre linee mi appartengono. Porto con me il ricordo di aver partecipato ad una serie girata nella mia terra. È uno dei personaggi più belli che ho impersonato finora”.

Possiamo dire che c’è una sorta di filo invisibile che lega Vito, a livello caratteriale, ad altri personaggi che ha interpretato in passato, nelle serie Che Dio Ci Aiuti, L’Isola di Pietro o Mina Settembre, che erano all’apparenza un po’ burberi ma in realtà avevano un cuore grande …

“E’ il cruccio che mi porto da sempre, un po’ per le mie caratteristiche estetiche, un po’ perché i ruoli si scelgono chiaramente in base al fisico e al volto dell’attore. La caratteristica del belloccio di strada, tatuato, rozzo, selvaggio, accomuna diversi miei personaggi. Mi piacerebbe tantissimo fare anche qualcosa di diverso, di lontano da me per estetica e per personalità. Sono sicuro che riuscirei a mettermi completamente in gioco, anche perché il mestiere di attore permette di abbandonare te stesso ed entrare in un’altra persona. Spero di avere presto questa fortuna”.

Il suo primo ruolo importante è stato Nicola Sasso nella serie “Sotto Copertura” mentre il suo debutto teatrale è stato con Ferzan Ozpetek in “Mine vaganti”. Che ricordo conserva di queste due esperienze?

“Ho un ricordo bellissimo di Sotto Copertura, recentemente è stata mandata in onda in replica il mercoledì e l’ho rivista interamente. Di quella serie ho amato la vicenda e il personaggio che era stupendo, scritto divinamente, e viveva una storia d’amore meravigliosa. A volte, quando mi riguardo, a distanza di dieci anni da quando è stata girata, vedo negli occhi di quel ragazzo la voglia incredibile di scoprire questo mondo. Sembravo uno di quei bimbi che entrano per la prima volta in un parco giochi. Guardavo tutti quanti incantato, cercavo di capire anche semplicemente cosa facesse ognuna di quelle persone sul set, di cosa si occupasse. Era tutto completamente nuovo. Oggi so come muovermi, all’epoca quando il macchinista mi dava una posizione non riuscivo mai a beccarla (sorride). C’era pochissima tecnica e tantissima pancia, anche nelle scene che facevo.

Per quanto riguarda Mine vaganti con Ozpetek è stata un’esperienza incredibile. Non avevo mai fatto teatro, ero anche molto spaventato perché iniziare con uno spettacolo del genere, con un regista del suo calibro, con quella compagnia, era una grande prova e un rischio. Oltretutto era un ruolo da protagonista. Abbiamo girato l’Italia per sei-sette mesi, ho vissuto momenti indimenticabili, ho conosciuto persone con le quali ancora adesso mi vedo, mi sento, siamo diventati davvero amici. È stata tosta, però quella tournée mi ha regalato anche mio figlio, per cui non posso che avere dei ricordi incredibili”.

Erasmo Genzini e Francesco Pannofino in “Mine vaganti” – credit foto Romolo Eucalitto

Quanto l’ha cambiata umanamente e professionalmente la paternità?

“Ancora prima di diventare papà di Espedito, ero una persona molto premurosa con i miei nipoti, ma anche da bambino ho sempre riflettuto sulle cose, sentito una certa responsabilità. Non si è mai pronti per diventare genitori, ma forse un poco lo ero, tant’è vero che con Federica abbiamo voluto un figlio ancora prima del matrimonio ed è stata la cosa più bella della mia vita. Mi ha cambiato tantissimo, anche lavorativamente. Se prima avevo meno pressioni, adesso come si suol dire cerco di battere il ferro finché è caldo, e sono diventato ancora più responsabile”.

Riguardo l’esperienza in Lapponia, per il film “Napoli-Lapponia I love iù” andato in onda sulla tv pubblica finlandese, com’è stato girare in questi scenari bellissimi, immerso nella natura?

“Ogni progetto mi regala delle cose incredibili. Non avrei mai pensato di ritrovarmi nel mese di luglio in Lapponia, insieme a due miei amici attori (Nicolò Galasso e Gennaro Lucci), a girare questo film per la Rai, senza avere una padronanza della lingua tale da poter anche solo interloquire con le persone del posto. E’ stata un’esperienza di vita unica, forse irripetibile. Ancora prima di leggere la sceneggiatura, ho detto alla mia agente che non potevo non accettare di prendere parte a questo progetto. Poi abbiamo letto il racconto ed era interessante, diverso da quello che siamo abituati a vedere, per cui ho fatto la valigia e sono partito. Ho conosciuto dei posti spettacolari, delle persone che porto nel cuore e con cui ci sentiamo spesso. Ritornerò in Lapponia con la mia famiglia, spero molto presto. E’ un film che nasce senza tante pretese, che fa riflettere, divertire, con un cast di giovani attori, da vedere in maniera spensierata. Questa differenza culturale a tratti è molto goliardica, a tratti un po’ sopra le righe”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Andrà in onda su Rai 1 “La promessa di Patrizio”, che racconta la storia del campione olimpico Patrizio Oliva. Io interpreto il maestro Geppino Silvestri. E’ un personaggio molto diverso da me. L’ambientazione è negli anni ’70, ’80, ’90, per cui c’è stato un cambio estetico, con basette, baffi, acconciatura e modo di vestirsi diversi. Mi sono divertito tantissimo, in quanto ho avuto modo di giocare di più con me stesso”.

di Francesca Monti

Si ringraziano Paola Spinetti e Andrea D’Alessio

Rispondi