La tredicesima edizione del Festival MITO SettembreMusica, guidato dal direttore artistico Nicola Campogrande e della presidente Anna Gastel, si chiude a Milano con il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma mercoledì 18 settembre alle 21 al Teatro Dal Verme. Un’esplorazione di “Isole gioiose” da Mahler a Debussy, fino a Qigang Chen affidata alla bacchetta dell’americano John Axelrod. Alle 17, in Conservatorio, gli studenti dei Conservatori di Milano e di Torino si riuniscono appositamente per MITO e, sotto la bacchetta di un giovanissimo ex allievo, Diego Ceretta, propongono tre capolavori, famosissimi, legati al nostro paese. La Vaghezza, allo Spazio Teatro 89, si dedica alla scoperta della “triosonata” barocca, tra Italia e Inghilterra, ore 21.
L’Italia, domani
ore 17, Conservatorio G. Verdi
Il talentuoso direttore Diego Ceretta guida l’Orchestra dei Conservatori di Milano e di Torino da Rossini ai compositori italiani meno conosciuti, a cavallo tra l’Ottocento, e nel grande omaggio sinfonico di Mendelssohn ispirato alla scoperta giovanile dell’Italia
La sinfonia de Il barbiere di Siviglia di Rossini è una prova, emblematica, del fatto che questi brani non avevano una stretta relazione tematica con l’opera a cui appartenevano e potevano facilmente migrare fra lavori destinati a teatri diversi. Era stata composta nel 1813 per l’opera seria Aureliano in Palmira commissionata dalla Scala, nel 1815 era stata riproposta a Napoli per un’altra opera seria, Elisabetta, regina d’Inghilterra, e finalmente nel 1816 era servita a Roma come preludio alle avventure di Figaro. Come molte sinfonie rossiniane, anche questa inizia con una sezione lenta, scritta quasi in punta di dita, e prosegue con una sezione più veloce, a tratti tempestosa, in cui risaltano i “crescendo”.
Respighi, come molti compositori d’inizio Novecento, fu intento a riscoprire le composizioni strumentali rinascimentali e barocche, per gettare le basi di una musica moderna autenticamente italiana. Così nacquero, in forma di trascrizioni, le tre suite di Antiche arie e danze per liuto sono un ottimo esempio. Per queste composizioni Respighi si servì di un’antologia di musica per liuto dei secoli XVI e XVII curata dal musicologo Oscar Chilesotti; da qui scelse alcuni pezzi e li riarrangiò senza alcuna pretesa filologica, guidato solamente dal suo raffinato senso estetico. La suite dall’indole più severa è la terza, del 1931, poiché raccoglie una serie di pezzi austeri affidati a un’orchestra di soli archi, mentre le altre prevedevano complessi più vari. Essa si apre con una danza in 3/4, dall’andamento compassato e pieno di grazia, che conduce alle Arie di corte, raccolta di sei canzoni di Jean-Baptiste Besard, ciascuna con un carattere e un ritmo diverso; fra queste solo la prima, C’est malheur, è ripetuta anche nel finale, conferendo al movimento una struttura circolare. Com’è tipico del genere, la Siciliana evoca un’atmosfera pastorale e nostalgica; nella seconda parte del movimento, la dolcissima melodia è affidata al primo violino mentre l’accompagnamento si anima di scalette in note molto staccate. La Passacaglia finale raggiunge l’apice della drammaticità con un tema maestoso che si ripresenta in una serie di variazioni via via più energiche, fino a chiudersi con un Largo.
Come avevano osservato i musicisti della “generazione dell’Ottanta”, l’Italia nell’Ottocento non vantava un’offerta musicale entusiasmante tranne che in campo operistico. Anche il ventenne Mendelssohn s’innamorò di questa terra durante il suo gran tour, tra il 1831 e il 1832, registrando le sue impressioni in lettere, acquarelli e appunti musicali. Questi ultimi trovarono la loro forma compiuta nel 1833 con la Sinfonia n. 4 “Italiana”, che coniuga l’armonia di una struttura classica in quattro movimenti a una straripante gioia di vivere. L’Allegro vivace si apre con un tema raggiante affidato agli archi, a cui segue un secondo tema più intimo esposto dai legni; come da tradizione, il movimento segue la forma-sonata bitematica evitando però i contrasti forti, perché i temi principali sono intimamente imparentati; lo sviluppo centrale, con i suoi passaggi contrappuntistici, appare come una nube fugace che rende ancora più esaltante la gaiezza della ripresa. Il secondo movimento sembra evocare il passaggio di un gruppo di pellegrini salmodianti, attraverso la ripetizione di una melodia serena e vagamente modale da parte di gruppi diversi di strumenti. L’Andante con moto contiene anche due episodi d’ispirazione bucolica che contribuiscono a rendere più vario questo quadro di pace. Con moto moderato è un inchino al passato: si tratta di un minuetto di armoniosa eleganza con un trio centrale che, attraverso i richiami persistenti degli ottoni, sembra condurre l’ascoltatore nel folto di una foresta. La Sinfonia si chiude con una pagina frenetica e notturna, ispirata alle danze popolari esuberanti che Mendelssohn aveva ascoltato nel suo soggiorno napoletano. Il Saltarello è la pennellata che completa questo ritratto di un’Italia idealizzata, pittoresca e solare.
Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Enrico Correggia.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Liana Püschel.
Programma
Gioachino Rossini (1792-1868)
Sinfonia da Il barbiere di Siviglia
Ottorino Respighi (1879-1936)
Antiche danze ed arie per liuto
Libera trascrizione per orchestra d’archi
Terza Suite (sec. XVI e XVII)
Ignoto (fine sec. XVI)
Italiana
Jean-Baptiste Besard (sec. XVI)
Arie di corte Ignoto (fine sec. XVI)
Siciliana
Ludovico Roncalli (1692)
Passacaglia
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana”
Allegro vivace Andante con moto Con moto moderato Saltarello. Presto
Orchestra dei Conservatori di Torino e di Milano
Diego Ceretta direttore
In collaborazione con Conservatorio di Torino Conservatorio di Milano
Isole Gioise
ore 21, Teatro Dal Verme
John Axelrod dirige l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI nella prima italiana di Joie éternelle di Qigang Chen. accanto a L’isle joyeuse di Claude Debussy e alla Quarta Sinfonia di Gustav Mahler
Apre la serata L’isle joyeuse, brano per pianoforte scritto da Claude Debussy nel 1904 e qui proposto nell’orchestrazione del direttore Bernardino Molinari approvata dall’autore. Ispirato a un celebre quadro di Jean-Antoine Watteau – Pélerinage à l’île de Cythère – che descrive giovani in partenza per l’isola dell’amore, trasferisce nel mondo dei suoni l’affascinante miscela di felicità e nostalgico abbandono che il pittore settecentesco aveva miracolosamente fissato sulla tela.
Segue la prima esecuzione italiana di Joie éternelle per tromba e orchestra di Qigang Chen, compositore cinese fra i più eseguiti al mondo, cresciuto musicalmente fra Pechino e Parigi dopo una giovinezza travolta dalla Rivoluzione culturale maoista. Eseguita per la prima volta a Pechino nel 2014 dalla trombettista Alison Balsom e dalla China Philharmonic Orchestra diretta da Long Yu, è una composizione di rara dolcezza ispirata a una nota melodia (Qu Pai, che significa appunto gioia eterna) tratta dall’opera cinese Il padiglione delle peonie di Tāng Xiǎnzǔ (1598). A interpretarla è chiamata la norvegese Tine Thing Helseth, che si è rapidamente affermata fra i migliori solisti di tromba della nuova generazione. Vincitrice di prestigiosi premi, collabora con orchestre come i Bamberger Symphoniker e la BBC Philharmonic e intraprende tournée regolari con il suo ensemble di ottoni al femminile tenThing. Nel 2013 ha lanciato il suo Tine@Munch Music Festival in occasione del 150° anniversario della nascita di Edvard Munch.
Chiude la Sinfonia n. 4 in sol maggiore di Gustav Mahler, il cui Lied finale “La vita celestiale” su versi tratti dalla celebre raccolta Des Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo) di Arnim e Brentano è affidato al soprano svizzero Rachel Harnisch, protagonista più volte di questa pagina con direttori quali Claudio Abbado, Jeffrey Tate e Antonio Pappano. Composta in uno dei periodi di maggiore serenità nella vita tormentata dell’autore fra il 1892 e il 1901, la Quarta Sinfonia si rifà allo spirito del classicismo viennese allontanandosi dalle precedenti per l’umorismo sottile e la gioia diffusa.
Alla testa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI di Torino, John Axelrod, direttore americano classe 1966, che si è guadagnato la stima e l’affetto del pubblico grazie alle numerose collaborazioni con il Festival e con l’Orchestra Rai. Direttore principale e direttore artistico della Real Orquesta Sinfónica de Sevilla dal 2014, Axelrod si è formato con Leonard Bernstein e Ilya Musin ed è ospite regolare di formazioni quali la Chicago Symphony Orchestra, l’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese e la NHK Symphony Orchestra.
Il concerto sarà preceduto da un’introduzione di Enrico Correggia.
Programma
Claude Debussy
L’isle joyeuse
orchestrazione di Bernardino Molinari
approvata dall’autore
Qigang Chen
Joie éternelle per tromba e orchestra
PRIMA ESECUZIONE IN ITALIA
Gustav Mahler
Sinfonia n. 4 in sol maggiore “La vita celestiale”
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
John Axelrod, direttore
Tine Thing Helseth, tromba
Rachel Harnisch, soprano
Longitudini
ore 21, Spazio Teatro 89
L’ensemble la Vaghezza racconta l’evoluzione della triosonata, negli anni del passaggio all’uso dell’illuministica “stanghetta”, in un viaggio lungo il Seicento, dall’Italia all’Inghilterra
Il programma impaginato dall’ensemble La Vaghezza, alle 21 allo Spazio Teatro 89, mostra l’evoluzione della sonata a tre, per due violini e continuo, in un percorso che si muove non solo cronologicamente dall’inizio alla fine dell’età barocca, ma anche geograficamente, come un viaggio tra Italia e Inghilterra.
Nel passaggio dal Rinascimento al Barocco fu assai rilevante la figura di Salamone Rossi, che nei quattro libri di Sinfonie e Sonate abbozzò una sorta di prototipo della triosonata, definendo anche col termine “sinfonia” un breve brano strumentale a tre voci e bipartito.
Le Canzoni da Sonare di Frescobaldi mostrano un approccio addirittura sperimentale, articolate come sono in sezioni contrapposte per ritmo (binario/ternario), modalità (diatonico/cromatico), agogica, dinamica: la parte solistica affidata al violoncello nella Canzona Terza mostra anche momenti dal gusto toccatistico e repentini cambi di ritmo.
Tra i protagonisti di questo rinnovamento della musica strumentale all’inizio del ’600 ci fu anche Giovanni Battista Fontana, come dimostra la moderna concezione tematica che emerge nella raccolta di 18 Sonate pubblicata postuma: la VII è ad esempio caratterizzata da un fraseggio nervoso e irregolare, da tratti di virtuosismo nel dialogo tra i due violini, da uno stile “diminutivo” costantemente spezzato da bruschi cambi di registro.
Grande varietà di figure musicali e vivaci contrasti d’umore caratterizzano anche le sonate di Tarquinio Merula, e pure il Ballo detto “Eccardo”, dall’op. 12, ne è una prova, con il suo gioco di variazioni virtuosistiche che esasperano le movenze danzanti in ritmo ternario.
In questa parabola della sonata barocca non è da sottovalutare il contributo di Dario Castello, esponente di punta della Scuola veneziana, che nei suoi due libri di Sonate dimostrò come lo “stile moderno” consistesse nello “stile concertante”, nel dialogare cioè tra loro di diverse parti strumentali: la Sonata Terza del primo libro è un esempio della sua tecnica brillante e raffinata, con sezioni polifoniche intervallate da recitativi drammatici, assoli, “affetti” ed effetti d’eco.
All’inizio del ’700 la Sonata a tre approda oltremanica. Uno dei maggiori artefici di questo trapianto fu Francesco Geminiani, ma un ruolo importante lo ebbe anche Francesco Barsanti, compositore e flautista lucchese che nel 1714 arrivò a Londra, dove pubblicò diverse raccolte di sonate, e nel 1735 si trasferì per qualche anno a Edimburgo, dove trascrisse una gran quantità di canzoni popolari, pubblicate nella raccolta Old Scots Tunes, alla quale appartiene anche il canto malinconico e modale di Busk ye, busk ye my bonny bride.
Anche nella produzione strumentale di Matthew Locke, il più importante musicista inglese della generazione prima di Purcell, si coglie l’influenza della musica italiana, innestata in modo originale sulla tradizione inglese del Consort rinascimentale: basta ascoltare la n. 5 della raccolta The Broken Consort, dove melodie sorprendentemente spigolose si mescolano con giochi imitativi e gesti drammatici “nel modo teatrale”. Händel, nelle Sonate op. 2, aveva seguito il modello corelliano della Sonata in quattro movimenti, dal quale si era invece emancipato nelle sette Sonate op. 5, che hanno infatti più movimenti, alternano stili diversi, sono piene di virtuosismo e di effetti teatrali, come dimostra il primo Allegro della sonata n. 6, che si interrompe bruscamente trasformandosi in un Adagio.
Detrattore di Händel e fedele discepolo di Geminiani fu invece Charles Avison, autore di un Essay on musical expression, che si ispirò all’eleganza melodica italiana già nelle sei Sonate op. 1, che pur nel tono sobrio delle sonate da chiesa, sono pervase da un melodizzare dolce ed espressivo.
Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Luigi Marzola.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Gianluigi Mattietti.
Programma
Tarquinio Merula (1595-1665)
Ballo detto “Eccardo” op. 12 n. 23
Salomone Rossi (1570-1630)
Sinfonia Ottava à 3 dal Libro terzo
Dario Castello (1602 -1631)
Sonata Terza dalle Sonate concertate in stil moderno
Girolamo Frescobaldi (1583-1643)
Canzona Terza a basso solo dalle Canzoni da Sonare
Giovanni Battista Fontana (1589-1630)
Sonata Settima dalle Sonate a 1, 2, 3
Matthew Locke (1621-1677)
Fantasia 5 da The Broken Consort
Charles Avison (1709-1770)
Triosonata in re minore op. 1 n. 1
Francesco Barsanti (1690-1770)
Busk ye, busk ye my bonny bride da A Collection of old Scots Tunes
Georg Friedrich Händel (1685-1759)
Sonata in fa maggiore op. 5 n. 6 HWV 401
La Vaghezza
Sara Cubarsi-Fernandez, Mayah Kadish violini
Anastasia Baraviera violoncello
Gianluca Geremia tiorba
Marco Crosetto clavicembalo
