Golden Globes 2020: “Il banchiere anarchico” di Giulio Base e “Il Traditore” di Marco Bellocchio in corsa per la candidatura come miglior film straniero

Sono due i film italiani in corsa per i Golden Globes 2020: si tratta de “Il banchiere anarchico” di Giulio Base e “Il Traditore” di Marco Bellocchio, entrati nella rosa dei papabili al premio nella categoria miglior film in lingua straniera attribuito ogni anno dalla Hollywood Foreign Press Association.

Per qualificarsi il film deve essere un dramma, musical o commedia con almeno il 51 per cento del dialogo in una lingua che non sia l’inglese e deve essere uscito nel suo paese di origine nei 15 mesi precedenti al premio.
Quest’anno sono stati presi in considerazione 80 film da 49 paesi. Le nomination saranno annunciate il 9 dicembre.

“Il banchiere anarchico” di Giulio Base è filologicamente tratto dall’omonimo ‘racconto di raziocinio’ di Fernando Pessoa e mette in scena un dialogo platonico tra un ricchissimo banchiere (Giulio Base) e una sua vecchia conoscenza (Paolo Fosso).

Scritto dal geniale poeta portoghese nel 1922 e tradotto in più di cento lingue in tutto il mondo, questa è la prima volta che il racconto di Fernando Pessoa viene adattato per il grande schermo.

Giulio Base, che da oltre trent’anni ama e studia l’opera poetica dell’autore portoghese, ha deciso di far conoscere al pubblico cinematografico la sconvolgente logica dell’arco esistenziale di un plutocrate e dello schiacciante potere del denaro che lo ha trasformato dall’essere un semplice anarchico in uno spietato finanziere. «Pur rimanendo anarchico», almeno così dice il protagonista del  racconto e del film.

Il “Traditore”di Marco Bellocchio racconta il primo grande pentito di mafia, l’uomo che per primo consegnò le chiavi per avvicinarsi alla piovra, cambiando così le sorti dei rapporti tra Stato e criminalità organizzata. Pierfrancesco Favino interpreta Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi, secondo una prospettiva inedita e mai studiata prima: sarà il “Traditore.” Un racconto fatto di violenze e di drammi, che inizia con l’arresto in Brasile e l’estradizione di Buscetta in Italia, passando per l’amicizia con il giudice Falcone e gli irreali silenzi del Maxiprocesso alla mafia. Ed è proprio nel momento in cui la giustizia sembra aver segnato un punto, che Cosa Nostra ricorda a Buscetta e all’Italia che la sua sconfitta è ben lontana. Scoppia la bomba a Capaci e Buscetta alzerà il tiro facendo il nome di Andreotti: un tragico boomerang che lo costringerà a fuggire dall’Italia per sempre.

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