Francesca Cavallin è stata protagonista di un incontro al Caffè Pedrocchi, nel corso della seconda edizione dell’800 Padova Festival ideato da Sugarpulp, dedicato a Piccole Donne, il grande classico di Louisa May Alcott, che a gennaio tornerà sugli schermi con una nuova produzione hollywoodiana.
L’attrice vicentina, che ha preso parte a tante pellicole e serie tv di successo, ha poi presentato al Cinema Rex “The Nest – Il Nido”, film horror di Roberto De Feo in cui interpreta il ruolo di Elena, madre iperprotettiva di Samuel (Justin Korovkin), costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente, che vive con lei nella tenuta “Villa dei Laghi”. Il giovane cresce apparentemente protetto dal mondo esterno fino a quando arriva l’adolescente Denise (Ginevra Francesconi) a scardinare gli equilibri della famiglia.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Francesca Cavallin, ecco cosa ci ha raccontato.

Francesca, nel corso della seconda edizione dell’800 Padova Festival, è stata protagonista di un incontro in cui ha letto il celebre romanzo “Piccole Donne”. Cosa rappresenta per lei questa opera?
“Piccole Donne della Alcott è stata una riscoperta per me, avevo qualche reticenza all’inizio quando mi hanno proposto la lettura di questa opera, perchè me la ricordavo come un romanzo per ragazzine, pedagogico, invece in realtà andando ad analizzarlo mi sono resa conto della sua profondità. Mi piace contestualizzare sempre le opere e cerco di darne un inquadramento storico, artistico e sociale e quindi mi sono impegnata a capirne ancora di piu’ il valore. E’ un romanzo che non ha tempo, pur avendo dei riferimenti storici dell’epoca è ancora attuale, parla alle giovani di oggi, affronta tematiche come l’adolescenza, la crescita, il confronto con gli altri e l’importanza di portare avanti una femminilità libera pur stando in un contesto come quello dell’America dell’800. Queste ragazze americane sono indipendenti, riescono ad avere una certa freschezza e un rispetto di se stesse. Quindi da questo punto di vista “Piccole Donne” si può inserire nella letteratura classica. E’ stato bello vedere che all’incontro c’erano tante donne e osservare la loro reazione durante la lettura. Quasi tutte conoscevano il romanzo ma a 14 anni magari ignori certe cose, sentirlo leggere a distanza di anni con una chiave diversa e profonda, poteva far venire loro voglia di rileggerlo. Mi hanno detto che ci sono riuscita”.
“The Nest – Il Nido” è il primo film horror della sua carriera, in cui interpreta Elena, una mamma iperprotettiva nei confronti di suo figlio Samuel. Ci racconta come ha lavorato a questo personaggio così ricco di sfaccettature?
“E’ stato un percorso interessante, molto stimolante per me perchè ho scoperto che il cinema di genere ha dei codici, uno schema, eppure dal punto di visita attoriale va a toccare degli snodi psicologici e dei temi universali come la paura e ti dà una libertà interpretativa maggiore che è veramente straordinaria. In questo caso ho dovuto fare i conti con un tema a me molto vicino che è quello della maternità, però portata quasi al parossismo perchè Elena ha questa forma di protezione, di ossessione quasi per Samuel che rasenta la follia, quindi mi ha portata ad interrogarmi sul perchè una madre arrivi a compiere gesti efferati e violenti anche nei confronti del proprio figlio ed è stato uno spunto davvero interessante perchè ti chiedi fino a che punto sia lecito spingersi in nome dell’amore, cosa diventi poi violenza gratuita e ossessione. E’ stato un regalo per me. Sono grata a questo personaggio che è stato faticoso da interpretare in quanto complesso e anche doloroso in alcuni momenti, però le cose difficili sono anche le piu’ belle”.

“The Nest – Il Nido” affronta diverse tematiche, tra cui la paura dell’altro perchè si teme che possa distruggere il mondo di certezze che si è costruito…
“E’ un film sulla paura di ciò che c’è all’esterno e che non conosciamo. Questo concetto può essere declinato anche alla situazione politica e sociale e al timore che qualcuno entri in uno spazio che tu pensi di aver costruito in maniera perfetta ma che può crollare come un castello di carte con un minimo soffio di vento. Nel film questo soffio di vento è rappresentato da Denise, la ragazzina che entra nel loro mondo e scardina gli equilibri perchè poi porta Samuel alla scoperta dell’altro sesso e dell’amore. Quindi c’è anche la paura di perdere il proprio potere, la paura dell’altro, dello sconosciuto o di qualcosa che non si conosce. Roberto De Feo, pur essendo alla prima opera ed essendo un giovane regista, è riuscito a toccare dei punti profondi, intensi, ed è stato un privilegio per me lavorare con lui”.
L’abbiamo vista recentemente in tv recitare in due serie molto diverse tra loro, “La compagnia del cigno” e “Mentre ero via”. Cosa le hanno lasciato queste esperienze?
“La compagnia del cigno mi ha lasciato una riflessione molto personale sul ruolo della madre. La capacità registica e introspettiva di Ivan Cotroneo ha rappresentato per me un incontro importante. Lo conoscevo come sceneggiatore ma era la prima volta che lavoravo con lui come regista ed è stata un’esperienza molto bella perchè ha la capacità di toccare con tatto dei punti delicati mettendoci grandissima cura. E poi le dinamiche di questa madre con i due ragazzini in un momento come quello della separazione sono situazioni attuali, profonde e anche rischiose da affrontare. Per quanto riguarda “Mentre ero via” ringrazio la delicatissima follia di Michele Soavi, l’incontro con lui è sempre qualcosa di entusiasmante perchè mi chiede di uscire dalla mia comfort zone. Il personaggio di Barbara mi ha molto galvanizzata in quanto mi ha permesso di giocare sull’ambiguità sia fisica che psicologica e sull’ossessione verso la figura della cognata. E’ stato un lavoro interessante artisticamente”.
In quali progetti la vedremo prossimamente impegnata?
“Sicuramente ci sarà la seconda stagione de “La Compagnia del cigno”, in cui il mio personaggio, Miriam, proseguirà il percorso con i suoi figli Robbo e Chiara, e poi ci sono altri progetti che non posso ancora svelare”.
di Francesca Monti
credit foto 800 Padova Festival – pagina Facebook Francesca Cavallin
