Il 5 marzo arriva nei cinema “Picciridda”, opera prima del talentuoso regista palermitano Paolo Licata, tratta dall’omonimo romanzo di successo della scrittrice Catena Fiorello e distribuita da Satine Film.
Nel cast della pellicola, che ha ricevuto il Premio Cariddi d’Argento al Taormina Film Fest 2019 per la miglior sceneggiatura, troviamo Lucia Sardo, Ileana Rigano, Katia Greco, Tania Bambaci, Loredana Marino e per la prima volta sullo schermo la piccola Marta Castiglia.
A fare da sfondo al film, che unisce poesia e realtà ed è ambientato alla fine degli anni ’60 in un villaggio di pescatori, è la magnifica isola di Favignana. Lucia, una bambina di undici anni i cui genitori emigrano in Francia in cerca di lavoro, viene affidata a nonna Maria, una donna severa e incapace di manifestare i propri sentimenti. Col passare dei mesi l’esistenza di Lucia si popola di persone e affetti. La curiosità la spinge verso gli uomini, un mondo misterioso da cui stare alla larga come dice la nonna o tutto da scoprire, come pensa Lucia. Uno di loro nasconde un terribile segreto e la Picciridda ne rimarrà vittima, pagando un prezzo molto alto, ma continuando a lottare per crescere con dignità, forza e ottimismo.
Una storia intensa e toccante, che affronta temi ancora purtroppo molto attuali come quelli della violenza sulle donne e delle persone costrette a emigrare in altri paesi alla ricerca di un lavoro o di una vita migliore.
A pochi giorni dall’uscita di “Picciridda” al cinema abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Paolo Licata.

Paolo, “Picciridda” è la tua opera prima tratta dal romanzo di Catena Fiorello. Cosa ti ha colpito di questa storia?
“Circa sei anni fa ero alla ricerca di storie nuove da trasporre in film e da raccontare nella mia opera prima. Un giorno mia mamma mi ha consigliato di leggere il libro “Picciridda” e ne sono rimasto affascinato. Ho ritrovato quella Sicilia che conosco, infatti Catena descrive perfettamente situazioni, ambienti, sapori, colori, quindi mi sono messo in contatto con lei, ci siamo piaciuti e abbiamo deciso di lavorare insieme per portare questa storia sul grande schermo”.
In che modo hai lavorato insieme a Catena per trasporre il romanzo?
“Abbiamo discusso un po’ sulle situazioni che dovevano rimanere e su quelle che potevano essere modificate, perchè nella trasposizione dal romanzo al film succede spesso che alcune cose vengano eliminate o accorpate, oppure che certi personaggi vengano adattati al linguaggio cinematografico per far arrivare il messaggio al pubblico”.

E’ un film che è ambientato alla fine degli anni ’60 ma che affronta temi attuali come l’emigrazione o la violenza sulle donne…
“E’ vero, l’ambientazione è nel passato ma gli argomenti trattati sono attualissimi. Noi raccontiamo l’emigrazione passiva, dal punto di vista di chi rimane al paese. Nel periodo degli anni ’60 frequentemente i genitori partivano lasciando a casa i figli, oggi è il contrario, sono i figli che vanno all’estero in cerca di lavoro lasciando i genitori a casa, ma in realtà il dramma è lo stesso, perchè è il distacco il vero problema. Quando le famiglie si separano è sempre doloroso. Chiaramente poi la questione della violenza sulle donne e sui minori perseguita l’essere umano da secoli, quella che raccontiamo nel film è una violenza che avviene nell’ambito famigliare e purtroppo anche i dati odierni confermano che queste tragedie si consumano quasi sempre in famiglia. Questo avviene non solo in Sicilia o in Italia ma in tutto il mondo”.
Come hai scelto il cast?
“Ho sempre puntato su attori e attrici che non fossero necessariamente noti o da copertina, volevo degli interpreti bravissimi che vestissero i panni dei personaggi. Ho scelto gli attori con casting e notti insonni passate a decidere cercando di fare le scelte giuste e trovare il volto adatto per ogni ruolo. Volevo che fosse la storia ad arrivare al pubblico e non l’attore, che l’attenzione restasse su quello che raccontiamo”.

Lucia ha il volto della piccola Marta Castiglia, al debutto sul grande schermo…
“E’ stata scelta dopo lunghissimi casting, inizialmente Marta non ci convinceva perchè non parlava il dialetto, era un po’ una principessina come personalità e dovevamo trasformarla in una ragazzina di campagna, selvaggia. Alla fine non è stato difficile perchè ha avuto una capacità di apprendimento incredibile ed è una vera professionista, tanto che si appuntava ogni osservazione sulla sua copia della sceneggiatura. E’ stata molto brava”.
Hai già qualche idea per la tua opera seconda?
“Le idee ci sono sempre e ci sono anche delle sceneggiature pronte, ma al momento attendo di vedere cosa succederà con “Picciridda” perchè è un film che mi sta a cuore e voglio che abbia il percorso che merita”.
All’inizio della nostra chiacchierata ci hai raccontato che nel libro di Catena Fiorello hai ritrovato i colori e i sapori della Sicilia. Qual è il tuo luogo del cuore?
“Sicuramente Palermo, dove sono nato e cresciuto e in cui sono tornato recentemente dopo averla lasciata a 23 anni per andare a vivere a Roma e poi a Londra. Abitando lontano quando rientravo a Palermo mi piaceva da morire. Siamo portati ad essere critici nei confronti del luogo di cui siamo originari, ma quando ti trasferisci in un altro posto riesci ad apprezzarne maggiormente la bellezza. Negli ultimi anni, per ragioni lavorative, ho avuto la possibilità di decidere dove vivere e ho capito che Palermo non è niente male. C’è un bel clima, ottimo cibo, arte, natura. Poi in Sicilia ci sono altri posti che porto nel cuore come l’isola di Ustica, dove ho una casetta per le vacanze e dove sono cresciuto perchè mio nonno villeggiava lì. Infine recentemente ho iniziato ad amare anche Favignana, dove abbiamo girato il film Picciridda”.
di Francesca Monti
foto dalla pagina Facebook di Paolo Licata
