Intervista con Bianca Nappi, tra le interpreti di “Vivi e lascia vivere”: “Questa serie, che è incentrata sul cambiamento, è un invito a ricominciare sempre e comunque”

Tra le interpreti della nuova serie “Vivi e lascia vivere”, un light drama ambientato a Napoli e diretto da Pappi Corsicato, che andrà in onda su Rai 1 dal 23 aprile, c’è Bianca Nappi, che dà il volto a Rosa, una donna inizialmente sottomessa e vittima del quotidiano che grazie alla sua amica e collega Laura, la protagonista della storia, darà una svolta alla sua vita.

Attrice poliedrica e di grande talento, ha dato poco girato con Milena Vukotic il film “SelfieMania” nato da un’idea di Elisabetta Pellini.

In questa piacevole chiacchierata Bianca Nappi ci ha parlato di “Vivi e lascia vivere”, ma anche di Ferzan Ozpetek che l’ha diretta in tre film e del sogno di interpretare a teatro Stella in “Un tram che si chiama desiderio” di Tennesse Williams.

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credit foto ufficio stampa Rai

Bianca, nella serie “Vivi e lascia vivere” in onda su Rai 1 dal 23 aprile interpreti Rosa. Ci puoi presentare il tuo personaggio?

“E’ una storia al femminile di rinascita, di cambiamento. La protagonista è Laura, interpretata da Elena Sofia Ricci, una donna forte, intraprendente, non convenzionale, a cui cambia improvvisamente la vita. Per una sorta di effetto domino questo accadimento si ripercuote anche sulle persone a lei vicine. E qui subentra Rosa, il mio personaggio, che è una collega di Laura, con cui lavora in una mensa, nonchè è una delle sue piu’ care amiche. E’ una donna apparentemente dimessa, che vive passivamente una vita che non la soddisfa nè dal punto di vista economico nè privato, ma grazie a Laura anche per lei ci sarà un cambiamento positivo. La serie ruota intorno alla capacità di reinventarsi e rimettersi in gioco quando le circostanze ce lo impongono e quando la vita che viviamo non ci offre piu’ quello che volevamo. E’ un tema attuale se pensiamo al periodo che stiamo vivendo, è un invito a ricominciare sempre e comunque”.

C’è qualche caratteristica di Rosa in cui ti rivedi?

“Siamo molto diverse, Rosa è una donna che accetta in maniera passiva, quasi fatalistica, la vita che conduce, fino a quando Laura non la sprona a dare una svolta alla sua esistenza. Io invece sono piu’ decisionista, se qualcosa non mi piace faccio di tutto per cambiarla. Però è un personaggio che ho interpretato con amore perchè è anche molto tenero”.

Questa serie è incentrata sul cambiamento ma anche sulla complicità femminile e dimostra che tra donne può esistere la solidarietà e la collaborazione per raggiungere un obiettivo…

“Io penso di sì, esiste la complicità tra le donne, soprattutto quando c’è un obiettivo comune importante da perseguire, quando si ha la capacità di abbassare il giudizio critico rispetto alle altre. La complicità si crea se si incontrano le persone giuste, uomini o donne che siano. L’importante è trovare i compagni di vita e di lavoro adatti”.

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credit foto ufficio stampa Rai

La serie è girata a Napoli. Come ti sei trovata sul set?

“La mia famiglia è napoletana, conosco Napoli molto bene da quando sono piccola e ci ho lavorato diverse volte con il teatro. La serie ha una perfetta ambientazione in questa città perchè rispecchia i colori, la mediterraneità, l’esplosività napoletana, e si ride anche. Stare a Napoli è sempre una festa. E’ una delle città italiane a cui sono piu’ affezionata”.

In carriera hai lavorato tre volte con Ferzan Ozpetek, la prima in “Un giorno migliore”, poi in “Mine vaganti” e “Magnifica presenza”. Qual è quello a cui sei piu’ legata?

“Ho girato tre film con Ferzan, quello che ricordo con piu’ piacere è “Mine vaganti” perchè abbiamo passato molto tempo insieme e anche a distanza di anni è un classico che piace tanto al pubblico. E’ stato il primo film importante in cui ho recitato. Ferzan oltre ad essere un eccezionale regista è una persona verso cui provo gratitudine perchè mi ha dato la prima grande opportunità della carriera”.

Hai preso parte recentemente al film “SelfieMania”, cosa puoi anticiparci?

“E’ un progetto di Elisabetta Pellini, è un film ad episodi, alcuni girati in Italia, altri in diversi Paesi europei, che faranno parte di un unico lungometraggio il cui tema principale è l’ossessione per i selfie. Prende spunto da veri fatti di cronaca che hanno portato le persone ad incidenti clamorosi pur di farsi un selfie. Nell’episodio in cui recito interpreto la figlia di Milena Vukotic e Andrea Roncato, una coppia all’interno della quale scoppia all’improvviso l’ossessione per i selfie da parte della mamma che ha una certa età e scopre una nuova vitalità attraverso i social, creando molte problematiche. E’ un progetto interessante perchè non si limita a giudicare l’uso un po’ spropositato che a volte si fa dei social ma cerca di analizzarne anche la parte umana piu’ intima. A volte infatti sono l’unico mezzo che le persone hanno per tenersi in contatto con gli altri o per sentirsi piu’ visibili. Mai come in questo periodo ce ne stiamo accorgendo. Senza telefoni e tecnologia saremmo tutti molto piu’ tristi, io stessa sento mia madre attraverso le videochiamate o parlo con i miei colleghi sui social”.

Come stai trascorrendo queste giornate a casa?

“Mi sono messa in quarantena una settimana prima del lockdown perchè avevo percepito che la situazione fosse complessa. Purtroppo a causa di questa pandemia hanno pagato troppe persone e bisogna fare in modo che una cosa del genere non succeda mai piu’. Se ci sono stati degli errori è giusto che si faccia luce. Sono morte persone di ogni età, anche se all’inizio si pensava che fossero solo gli anziani ad essere colpiti. E’ sparita quasi una generazione, tanta gente che avrebbe potuto vivere per almeno altri dieci anni. Come cittadini dobbiamo essere molto ligi e responsabili ma anche pretendere che ci sia una sicurezza e una trasparenza. Del resto senza salute non c’è economia. Le prime settimane sono state le piu’ pesanti perchè lo shock è stato forte, non c’è giorno in cui non pensi a tutte queste persone che non ci sono piu’ anche se vivo in una zona apparentemente meno colpita. Siamo tutti legati, non è che quello che succede al Nord non ci riguardi perchè abitiamo nel Lazio o in altre regioni. Con il passare dei giorni mi sono abituata a stare in casa e a rispettare le regole. Penso che l’accettazione e lo spirito di adattamento siano l’unica chiave di vittoria vera in questa grande sfida. Per quanto mi riguarda ho un bimbo piccolo e mi dedico a lui, leggo, guardo film e ora sono in promozione con la serie “Vivi e lascia vivere””.

Quale futuro pensi possano avere il cinema e il teatro dopo la pandemia?

“E’ una situazione molto critica, in questo momento la priorità è risolvere l’emergenza sanitaria, ma poi bisognerà progettare qualcosa anche per il cinema, il teatro, la musica dal vivo dove ci sono migliaia di famiglie che lavorano, dove ci sono i fotografi, i tecnici, i truccatori, i parrucchieri e tanti altri professionisti del settore, al di là degli attori, che in questo momento sono fermi non si sa fino a quando. Mi auguro che per l’audiovisivo sia possibile concretizzare delle proposte che esistono ci sono a livello europeo e si trovino regole chiare per poter tornare a lavorare in sicurezza. Per il teatro la questione è complicata, perchè nasce per essere fatto dal vivo, c’è un confronto diretto tra pubblico e artisti quindi è azzardato pensare di portarlo sul web o in tv. Ci sono teatri meravigliosi, storici, in ogni città d’Italia e devono continuare a vivere. Probabilmente ci sarà da aspettare ancora un po’ e poi speriamo ci siano le condizioni per tornare a mettere in scena spettacoli con il pubblico. Lo stato deve riuscire ad occuparsi anche di questo”.

Un sogno nel cassetto…

“Mi piacerebbe tantissimo interpretare a teatro il ruolo di Stella in “Un tram che si chiama” desiderio di Tennesse Williams, un testo meraviglioso, un personaggio bellissimo, ricco di sfumature che vorrei fare finchè anagraficamente sono in tempo”.

di Francesca Monti

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