Sarà disponibile, da lunedì 11 maggio nei cataloghi Prime Video, Itunes e Google Play, il film “La Rabbia” di Louis Nero e distribuito da L’Altrofilm, con un cast eccezionale: la Premio Oscar Faye Dunaway (candidata per tre volte alla statuetta), Franco Nero, Nino Rogner, Corin Redgrave, Giorgio Albertazzi, Philippe Leroy, Lou Castel, Arnoldo Foà, Tinto Brass, Corso Salani, Giampiero Lisarelli, Jun Ichikawa, Barbara Enrichi, Gregorio Napoli, Selene e Asia Cibelli.
Il film, che vede Louis Nero anche come produttore esecutivo (con Franco Nero per la Louis Nero Film), nonchè direttore della fotografia, montatore e co-autore della sceneggiatura – con Timothy Keller – si avvale delle scenografie di Vincenzo Fiorito e delle musiche di Teho Teardo. La canzone originale del film, firmata dal Premio Oscar Louis Bacalov, è stata candidata ai David di Donatello 2008.
Louis Nero nasce a Torino nel 1976 e si laurea al DAMS nel 1999, conseguendo in seguito la seconda laurea in filosofia teoretica. Dal 2004 è membro permanente della giuria che assegna i Premi David di Donatello. Ad oggi ha realizzato, prodotto e distribuito sette lungometraggi, oltre a numerosi corti, usciti regolarmente nelle sale, in home video e televisione. Da Golem, girato nel 2003 con Moni Ovadia, a Pianosequenza (film realizzato nel 2005 in un unico piano sequenza), Hans (2006) con Daniele Savoca, Franco Nero, Silvano Agosti. Quindi, La Rabbia (2008), Rasputin (2011); Il Mistero di Dante (2013); The Broken Key (2017).
“La Rabbia” racconta la storia di un giovane regista che tenta disperatamente di realizzare un film. La visione del mondo da parte del protagonista muta in relazione agli stati di paura e determinazione che si alternano nella realizzazione del suo personalissimo progetto. Assorbito totalmente dal suo sogno, anche quello che appare come l’unico legame sentimentale, il rapporto con la fidanzata convivente, diventa sempre più blando fino a spezzarsi del tutto. Unico scopo del suo passaggio sulla terra è quello di lasciare un segno tangibile, attraverso la creazione di un racconto per immagini.
Agli incontri del regista con due amici sceneggiatori in un bar fumoso, e con il vecchio mentore sotto il dehor di un locale deserto, fa da sfondo ad un paesaggio onirico e, a tratti, spettrale che urla tutto il materialismo della città. Si aggiunge la figura mitica del produttore, personaggio centrale per il raggiungimento dello scopo. Sarà un’azione estrema – suggerita da una frase di Bertolt Brecht – ovvero la rapina di una banca per autoprodursi, a dare una chiave universale a tutta la vicenda. Quindi il quesito finale è: conviene combattere per i propri ideali o seguire la lastricata via del denaro facile?
di Marcello Strano
