Intervista con Ileana D’Ambra, protagonista del film “Favolacce”: “Vilma è una giovane donna che racchiude in sé molte contraddizioni”

Ileana D’Ambra è la splendida protagonista del film “Favolacce”, opera seconda dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, premiata con l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura nell’ultima edizione del Festival del Cinema di Berlino.

La giovane attrice, classe 1996, astro nascente del panorama cinematografico italiano, al suo debutto sul grande schermo ha convinto pubblico e critica interpretando Vilma, una ragazza di 19 anni che è ancora bambina ma sta per diventare mamma.

“Favolacce”, disponibile on demand su Sky Primafila Premiere, TIMvision, Chili, Google Play, Infinity, CG Digital e Rakuten Tv, prodotto da Pepito Produzioni, Rai Cinema, Vision Distribution, è una favola nera, ambientata in una qualsiasi città del mondo, dove vive una piccola comunità di famiglie. Un mondo apparentemente normale dove cova il sadismo dei padri e la rabbia dei figli, diligenti e disperati.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Ileana D’Ambra parlando di Vilma e della trasformazione fisica che ha fatto per entrare nel personaggio, ma anche delle emozioni vissute al Festival del Cinema di Berlino e del sogno di lavorare all’estero.

vilma

credit foto Angelo R. Turetta

Ileana, nel film “Favolacce” interpreti Vilma. Ci puoi presentare il tuo personaggio?

“Vilma è una ragazza di 19 anni, vive in questa periferia romana rappresentata in Favolacce, come le altre famiglie del film fa parte di una piccola-media borghesia decaduta. Si trova in un momento molto particolare della sua vita perchè è incinta ed è l’unico personaggio che si trova in una sorta di via di mezzo, nel senso che è ancora bambina ma sta per diventare mamma, quindi è stranita, angosciata da questo cambiamento che neanche lei sa cosa porterà. E’ una giovane donna che racchiude in sé molte contraddizioni, è estremamente vitale ma con un profondo senso di morte, può sembrare in apparenza volgare ma se si abbandona il giudizio superficiale è una bambina che sta scoprendo il suo corpo, è ingenua”.

Per entrare nel personaggio hai dovuto prendere peso e colorarti i capelli di biondo. Quando è stata complicata questa trasformazione fisica?

“E’ stata una bella sfida, nel momento in cui Fabio e Damiano mi hanno detto che si immaginavano Vilma con piu’ chili e che dovevo ingrassare mi sono subito messa al lavoro ed è stato un regalo per me in quanto mi ha dato la possibilità di mettermi alla prova e toccare e abbattere i miei limiti. Mi sono fatta seguire da un dietologo, ho iniziato una dieta in cui ho mangiato anche carboidrati, cercando di ingrassare in modo sano e con il passare dei giorni ho cominciato a vedermi in modo diverso. A metà percorso sono arrivati i capelli biondi ed è stato il coronamento di questo viaggio, poi mi hanno messo le extension che non mi hanno fatto dormire per settimane (sorride). Per il resto mi sono affidata all’empatia. Inoltre i registi mi hanno fatto vedere due film per prepararmi al meglio, American Honey e Un sogno chiamato Florida, che mi sono serviti molto”.

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credit foto Volver

Questa trasformazione fisica dell’attore per entrare nel personaggio è rara nella produzione italiana dove solitamente si ricorre al trucco o ad altri accorgimenti…

“Ho cercato di guardarmi intorno e imparare da chi lo aveva fatto prima di me, come Charlize Theron in “Monster”. Nel panorama italiano in effetti non ho trovato nulla, perchè è un modo di lavorare che appartiene alla scuola americana ed è un processo difficile. E’ stato anche complesso staccarmi da Vilma perchè ti porti il lavoro anche a casa e siamo state insieme per i tre-quattro mesi successivi”.

“Favolacce” è una favola nera in cui vengono raccontate storie di donne e uomini che vedono cadere i propri sogni. Com’è stato lavorare con i fratelli D’Innocenzo? 

“Il nostro è stato innanzitutto un incontro umano che si è arricchito poi a livello lavorativo. Al primo provino sono entrata nella stanza e mi sono sentita immediatamente a casa. Poi è stato bellissimo perchè mi hanno trasmesso molta fiducia e mi hanno detto che sapevo in che modo fosse fatta Vilma, come se le parole quasi non servissero. Ci siamo capiti con uno sguardo o con un gesto, tramite il loro raccontarmi aneddoti su Vilma, legati al lavoro, ai punti pratici del personaggio. E poi c’è questo grandissimo margine di improvvisazione sul set che è molto raro”.

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credit foto Facebook Ileana D’Ambra

Ci racconti le emozioni vissute al Festival di Berlino?

“Mi sento fortunatissima come attrice e come persona per aver avuto l’opportunità di sbarcare nel terzo Festival cinematografico piu’ importante del mondo. Ero emozionatissima e sapevo che stavo andando in trasferta con una squadra di amici, ci siamo supportati molto, con Gabriel Montesi e Barbara Chichiarelli si è creato un legame sincero. Abbiamo cercato di vivere questa esperienza godendoci ogni istante e divertendoci. Berlino è un luogo pieno zeppo di passione dove respiri l’amore vero per il cinema ed è un Festival umano e democratico perchè che tu sia Johnny Deep o Ileana D’Ambra che non è ancora un volto conosciuto ti trattano allo stesso modo”.

Alla presentazione del film a Berlino hai indossato una maglia con la scritta “Save the planet”…

“Mi sembrava che Berlino potesse essere il posto giusto per portare l’attenzione su questo tema che mi sta molto a cuore. Anche quotidianamente cerco di fare piccole azioni per salvaguardare il pianeta perchè la natura detta le regole della nostra vita ma anche di quella di tantissimi altri esseri viventi. E’ fondamentale ricordarci che siamo ospiti su questa Terra e dobbiamo averne cura. Penso anche che sottolineare questo aspetto sia andare di pari passo con una serie di principi come il rispetto e la libertà altrui. Nel mio piccolo cerco di portare avanti questi valori”.

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credit foto Instagram Ileana D’Ambra

“Favolacce” è uscito on demand sulle piattaforme digitali. Pensi che possa essere una via di fruizione alternativa dei film?

“Penso possa essere una soluzione uscire sulle piattaforme, anche se in un primo momento ammetto che è scattato dentro di me il pensiero che fosse quasi un accontentarsi perchè non si può portare il film nelle sale. In realtà ho compreso e condiviso la scelta di Vision Distribution perchè penso possa essere un piccolo segnale di speranza verso questa industria cinematografica che si è dovuta fermare ma che altrettanto giustamente deve ripartire. E’ anche un segnale di fiducia per dire che la cultura e il cinema devono essere messi in primo piano. Penso a come abbiamo vissuto questa quarantena io e altre persone, come avremmo fatto senza giornali, libri, musica, film, serie tv. Ci saremmo sicuramente sentiti piu’ soli. Quindi per questo motivo penso sia stata una buona scelta e poi il viaggio di un film si conclude nel momento in cui diventa del pubblico e sono felice che Favolacce sia di tutti perchè mette un punto di svolta finale o iniziale, dipende dal punto di vista, a questo progetto. Le soluzioni per ripartire a livello cinematografico ci sono, basta vederle”.

Come hai trascorso queste giornate?

“Ho cercato di vivere questa situazione nel modo piu’ positivo possibile, è un periodo difficile fatto di grandi dolori, mancanze e difficoltà, continuo ad avere un velo di compassione e tristezza verso il mondo ma ho cercato anche di sfruttare a livello artistico il tempo che ci è stato donato approfondendo tutto ciò che non sapevo e non so. Ho letto, ho visto serie tv e film che essendo un po’ lunghi non avevo tempo di guardare, ho fatto tanto sport e mi sono sentita vicina all’umanità”.

DAMBRA+ILEANA+2

credit foto Volver

A proposito di musica, in “Favolacce” Vilma canta “Sara”, un brano di Paolo Meneguzzi. Tu che musica ascolti?

“Sono un’ascoltatrice di musica variegata, il mio mood quotidiano è Bon Iver ma anche i cantautori italiani come Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Gino Paoli che mi piace da impazzire, Mina. Ascolto i pezzi anni ’50, un’epoca che adoro”.

Un sogno nel cassetto…

“Vorrei continuare a recitare in Italia ma anche che la mia carriera si spostasse all’estero per confrontarmi con un ambiente e un set cinematografico diversi come quelli degli Stati Uniti o della Francia”.

di Francesca Monti

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