Teatri d’Imbarco per la Giornata Internazionale contro l’Omofobia

La compagnia Teatri d’Imbarco, attiva da anni in uno dei quartieri più popolari di Firenze, continua nella sua scelta di promuovere il valore sociale e civile dell’arte, impegnandosi  sia nella scena nazionale (recentissimo il successo del loro Kobane Calling on Stage, tratto dal graphic novel di Zerocalcare) che in quella internazionale (attualmente in corso il progetto europeo Two Moons – Le nostre Storie: Diritti umani e persone anziane in Europa), ma senza mai abbandonare il legame profondo e costante con il proprio territorio e la sua storia. In questo contesto si inserisce l’appuntamento domenica 17 maggio con la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia che Il Teatro delle Spiagge celebra ormai dal 2010, l’anno della sua fondazione.

Il diritto, vi chiedo, all’amore – progetto 2020 a cura di Cristian Palmi, Beatrice Visibelli e Nicola Zavagli organizzato in collaborazione con “Insieme si può”, rete dell’associazionismo LGBTIQ+ voluta e coordinata da Andrea Ciulli presidente Commissione Cultura Comune di Firenze Q5 – mette in gioco la forza travolgente della poesia contro la violenza strisciante dell’omofobia, per affrontare in modo diverso un problema particolarmente cruciale in questi giorni. Poesia per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer. Poesia per vincere le paure che ancora causano ingiustizie. Chi non ha paura rispetta. Chi ama comprende l’amore dell’altro. Al di là di ogni sessualità. Dal lirismo trasgressivo di Paul Verlaine (1844-1896) al superamento di ogni identità di genere di Andrea Gibson (n. 1975) si declinano nella differenza la poesia e l’amore: sentimenti comuni al genere umano, senza distinzioni di sesso, razza o religione. Perché l’arte non ha tempo e non ha sesso. Appartiene all’universo, appartiene a tutti. Come l’amore. Eppure non a tutti è concesso amare.

Troppo spesso omosessuali o transessuali, lesbiche e queer subiscono soprusi. I meno fortunati sono vittime di violenze. La casa stessa, per molti, è luogo di intimidazione e di pericolo. Non è un caso che le misure di contenimento del Covid 19 abbiano colpito soprattutto le donne e le persone LGBT+ costrette all’isolamento in un domicilio spesso ostile. Tutto questo mentre la legge “in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”, arrivata finalmente in commissione giustizia dopo 23 anni di discussioni a vuoto, è nuovamente bloccata dall’emergenza in corso.

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