“Forse c’è una volontà precisa: non supportare il settore dell’industria discografica e degli editori musicali. Avevamo fatto già presente al ministro Dario Franceschini che questo settore non aveva goduto nei mesi scorsi del supporto necessario. E il tanto blasonato Decreto Rilancio ha confermato questa scia: nessun intervento sostanziale”.
A parlare è Sergio Cerruti, presidente dell’AFI (Associazione Fonografici Italiani) che esprime disappunto (espresso anche da ANEM, FEM, FIMI e PMI) per un Decreto “che si è dimenticato della nostra realtà. Giustamente è stato tutelato il settore dei live, ma la nostra industria, che produce i contenuti, è stata come abbandonata a se stessa, invisibile”.
“Così – continua Cerruti che è anche il vicepresidente di Confindustria Cultura Italia – rimangono al palo diverse centinaia di migliaia di persone: sono tante le professionalità coinvolte nei processi produttivi legati alla musica e ai live. Siamo tutti collegati, a iniziare dalle stesse associazioni musicali. Ricordo a tutti che i concerti producono il diritto d’autore, il diritto connesso e gli artisti in promozione fanno vendere i dischi. Insomma, c’è un ingranaggio bloccato e bisogna comprendere che c’è un danno globale in un’economia globale”.
“Sviste di questo tipo – le parole di Cerruti – non si possono accettare. Franceschini ha fatto tanto in passato per la musica, glielo riconosco e gliene sono anche grato, ma ci vuole più attenzione e responsabilità. Speriamo ci possano essere, attraverso i prossimi passaggi istituzionali, azioni di correzione al Decreto”.
Poi un mea culpa: “Forse se il ministero non ha avuto alcun riguardo verso di noi, la colpa è anche dei produttori e dei presidenti di categoria, tra cui mi aggiungo anche io. Dobbiamo far più quadrato tra di noi e avere una maggiore forza rappresentativa. Soprattutto in questo periodo, dobbiamo essere uniti più che mai. O sarà il fallimento di tutto e di tutti”.
