Intervista con i Perturbazione: “Il nostro nuovo disco (dis)amore è incentrato sull’idea che amore e disamore siano energie che riempiono il percorso di vita di ciascun essere umano”

“(dis)amore” è il nuovo lavoro dei Perturbazione, un concept album di 23 canzoni che esce il 29 maggio per Ala Bianca Records, sulle piattaforme digitali, in cd e vinile.

Scritto, arrangiato e suonato dalla band, il disco parte, si sviluppa e si conclude attraverso il racconto di una storia d’amore e di disamore tra due persone di cui non sappiamo nulla. Due persone che si conoscono, diventano intime, s’innamorano e che stabiliscono una relazione affettiva fortissima. Il tempo passa e la relazione, complici le mille distrazioni dentro e fuori il mondo attorno, cambia pelle e porta i due ad allontanarsi sempre più. La storia è raccontata in ordine cronologico, con le canzoni che fanno da commento alle varie fasi del rapporto fra i due protagonisti. 

La pubblicazione del disco è stata anticipata dai brani “Mostrami una donna”, “Ti stavo lontano”, “Le spalle nell’abbraccio” e dal nuovo singolo “Io mi domando se eravamo noi”, accompagnato da un video diretto dal regista Fabio Capalbo, girato in esterni a Milano il 7 marzo e rimasto nel cassetto per due mesi diventando per questo la fotografia di quell’attimo prima e di quell’istante successivo, quando le vite di tutti noi sono cambiate a causa della pandemia.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Tommaso Cerasuolo, voce della band, composta da Cristiano Lo Mele (chitarra), Alex Baracco (basso), Rossano Lo Mele (batteria) e Lele Battista (tastiera, chitarra e cori), parlando del disco ma anche del futuro della musica.

Tommaso, il 29 maggio esce “(dis)amore”, un concept album che racconta le varie tappe di una storia d’amore.  Ci racconti come è nato?

“Rossano Lo Mele ed io scriviamo i testi a quattro mani, palleggiamo idee continuamente che finiscono poi in un grande baule pieno di bozze e sintesi di chiacchierate che facciamo intorno ai temi che ci interessano. Nel 2016 avevamo realizzato “Qualcuno che tace”, una trilogia di spettacoli riguardanti i drammi di Natalia Ginzburg (La segretaria, Dialogo e Ti ho sposato per allegria), messi in scena al Teatro Stabile di Torino, con un giovane regista, Leonardo Lidi, con cui avevamo scritto alcune di queste canzoni che ruotavano attorno al tema dell’assenza perchè la scrittura della Ginzburg al di là di Lessico famigliare è imperniata su personaggi che non ci sono ma condizionano la vita degli altri protagonisti. Quelle prime canzoni tra cui c’era anche “Io mi domando se eravamo noi” che è una citazione della stessa Ginzburg ci hanno portati a scavare dentro il nostro baule per vedere quanti pezzi fossero riconducibili a quell’idea che amore e disamore in qualche modo siano energie che riempiono lo stesso percorso della vita di ciascun essere umano. Nel trovare un equilibrio tra questi due sentimenti c’è lo sforzo di tutti noi ma anche dei due personaggi della canzone che ci siamo inventati cercando di renderli però carnali e immaginandoci tutti i loro dettagli e il mondo che avevano intorno. L’idea del disamoramento è anche presente nella società attuale, basti pensare a quanto accaduto ultimamente. Abbiamo cercato di far incontrare la loro storia privata con quella pubblica”.

“Io mi domando se eravamo noi” anche se è stata scritta tempo fa rispecchia il momento attuale, infatti inizia con queste parole: “Sembrava un giorno come tanti, ma ora piangi”. Tra l’altro il video è stato girato a Milano pochi istanti prima del lockdown…

“Il bello delle canzoni è che possono essere abitate in tante epoche diverse, rimangono nel tempo ed è giusto che chi le ascolta le completi con il suo vissuto, anzi piu’ sono elastiche e meglio è. Il regista Fabio Capalbo stava girando gli esterni del video nel weekend in cui è iniziato il lockdown e Milano, parte della Lombardia e fette di regioni del nord sono diventate zone rosse. La domenica mattina, l’8 marzo, dovevamo raggiungere Milano per completare il video realizzando la parte degli interni. Sabato sera ci siamo sentiti con il regista e abbiamo deciso di non partire perchè avremmo rischiato di non poter piu’ rientrare a casa. Fabio ha finito di girare le parti mancanti in uno studio di posa e la cosa singolare è che questo video è diventato la fotografia di Milano poche ore prima della quarantena, prima che tutto cambiasse. Al di là dell’attualità quello che abbiamo cercato di raccontare in (dis)amore è che come ci si condiziona innamorandosi, c’è una sorta di sparizione dal mondo, è come se si diventasse un po’ invisibili, un po’ insopportabili per gli altri che non possono capire la magia che hanno in testa gli innamorati e altrettanto vale per il disamore perchè quando una coppia si separa ci sono danni collaterali, soprattutto se si hanno dei figli. E’ come se quando abbiamo scritto le canzoni avessimo immaginato le stanze in cui si svolge la storia, come se fosse un film spostando il punto di vista, a volte sul narratore, a volte sui protagonisti. Abbiamo scritto i vestiti e gli oggetti che si trovano in quell’abitazione, facendo foto con Matteo Baracco che ha curato la grafica e Luigi De Palma senza immaginare troppo l’aspetto fisico ma piuttosto quello che stava intorno ai personaggi. Credo che ci sia una bella corrispondenza tra questa storia e quello che è accaduto in questi mesi, quando eravamo chiusi nella nostra casa, diventata allo stesso tempo rifugio e prigione domestica. Un po’ quello che accade in amore”.

Questo concetto si ricollega anche all’immagine della cover del disco, una chiave…  

“Rappresenta la loro capsula del tempo, è un’altra metafora che abbiamo pensato con Matteo Baracco, intesa come quella scatola in cui si mettono i ricordi, lasciando poi all’ascoltatore la scelta di quando aprirla. Il succo del disco è che i due protagonisti si consegnano a vicenda una chiave: quando decidi di cominciare una relazione devi mettere tutto dentro, anche le parti oscure, i vuoti, le assenze, altrimenti ti si ritorcono contro. Quindi il senso è cerchiamo di consegnarci questa chiave che racchiude tutto, non solo la parte bella, luminosa, felice”.

COVER_DISAMORE

Ascoltando il disco sono citati diversi personaggi, da Toulouse-Lautrec a Lucio Dalla in “Le nostre canzoni”….

“E’ bello viaggiare per temi universali. Nella scrittura tendiamo a partire da un totale che è la parola mondo per andare a prendere un dettaglio e non soltanto dire “ah le nostre canzoni com’erano belle” ma immaginare quale possa essere una canzone che i due protagonisti potrebbero ascoltare per creare dell’empatia con chi ascolta e capire che anche se “Cara” di Lucio Dalla non è la sua preferita la conosce e non è una scelta furba dell’autore. Nella contemporaneità ci specchiamo tantissimo negli altri attraverso lo scambio di immagini e messaggi perchè siamo perennemente collegati. Questo fa sì che l’identificarci con gli altri ci renda molto soli in certi momenti e in altri invece molto empatici. Il disco ruota anche attorno a questa idea. Capire cosa fa scattare in noi certe leve è un po’ il segreto della contemporaneità”.

Ci racconti qualcosa in più riguardo “Dieci fazzolettini” nel cui testo vengono citati sia il tuo nome che quello della band?

“Alex Baracco, il bassista della band, mi ha fatto notare che in un pacchetto ci sono nove fazzoletti di carta, ma mi piaceva questo titolo perchè mi ricordava 10 piccoli indiani e ogni fazzolettino rappresenta un momento della vita. Inoltre mi è venuta anche l’idea dei fazzoletti di stoffa che si usavano all’asilo con il nome cucito dalle mamme e ho giocato con il mio nome e con quello della band. Non è un disco autobiografico ma alla nostra età sei circondato da storie che hai visto e di cui sei stato testimone. Quando componi le canzoni unisci tante esperienze diverse, anche con riferimenti letterari o con le chiacchiere da supermercato, assembli tutto quello che può funzionare per quel discorso. E’ divertente il gioco tra arte e vita che ti permette di scrivere un verso inserendo il tuo nome”.

_P1A0301-Modifica-2-2

Ogni canzone di questo disco evoca immagini e sembra di vedere quello che accade ai due protagonisti e ai personaggi che stanno intorno a loro. Vi piacerebbe trasformare questa storia in uno spettacolo teatrale o in un cortometraggio?

“Amo la scrittura per immagini, tendo a immaginare le cose come se stessi spostando effettivamente una cinepresa. Mi piacerebbe fare un film che forse non potrebbe funzionare in cui si vede soltanto la casa e non i protagonisti ma si sentono i loro profumi, anche se li abbiamo incarnati nella storia del video. Nella grafica del disco ci sono tanti oggetti e senti ancora l’aura di questi personaggi come se fossero usciti dalla stanza un attimo prima. Il bello della musica è che ti permette di proiettare il film che vuoi nella tua testa e mi piace l’idea che ognuno possa darne la sua libera interpretazione”.

Com’è nata la collaborazione con Francesco Montanari con cui farete tre eventi a Milano, Torino e Roma?

“Ci siamo conosciuti attraverso comuni amicizie. A Francesco è piaciuto molto il disco e pensavamo di non cantare tutte le canzoni e nemmeno di fare un classico reading ma giocare con le atmosfere, con gli accompagnamenti nei tre concerti che avremmo dovuto tenere a maggio e che sono stati rimandati. Francesco darà voce alle parole di scrittori italiani che hanno raccontato i sentimenti narrati in “(dis)amore”, da Gabriele Romagnoli a Dino Buzzati, da Natalia Ginzburg ad Edoardo Albinati”.

Come vedi il futuro della musica?

“Mi spaventa un po’ questo continuo bisogno che abbiamo di spiegare come sarà il futuro, ho ascoltato di tutto, la verità è molto piu’ misteriosa e ignota di quella che possiamo immaginare. Sono contento che esca il disco perchè sebbene sia pregno di malinconia porta anche un messaggio di speranza. Per quanto riguarda i live penso si debba vivere alla giornata senza programmare eventi troppo lontani nel tempo, almeno per la nostra dimensione, ragionando sulla possibilità di fare cose piccole e preziose, nutrendosi di quelle e armandosi di tanta pazienza e fede”.

di Francesca Monti

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...