Torna su Rai1 “Cose Nostre” di Emilia Brandi

Le storie nascoste di mafia, i percorsi di redenzione dalla criminalità e gli affari e segreti dei boss più noti e crudeli. Torna su Rai1 “Cose Nostre”, il programma di Emilia Brandi in onda da lunedì 1 giugno alle 23.45 su Rai1. La prima puntata è una riedizione, a quasi tre anni dalla prima versione, de “Il boss nell’ombra”, quel Matteo Messina Denaro considerato il numero uno di Cosa nostra, latitante da ben 27 anni. Il racconto della sua vita segue la storia della mafia dal dopoguerra a oggi, da fenomeno locale e rurale a sistema di potere ramificato e internazionale, capace di condizionare appalti pubblici, gestire il business delle energie alternative, della grande distribuzione e dei fondi comunitari per l’agricoltura. Un potere che si ramifica più o meno sottotraccia fino a che, tra il 1992 e il 1993, l’Italia si scopre sotto attacco. Cosa Nostra, la più potente organizzazione mafiosa del mondo, ha dichiarato guerra alle istituzioni e agli uomini che le rappresentano. Cadono vittime di attentati i giudici simbolo della lotta alla criminalità organizzata: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma è solo l’inizio di un’epoca di terrore. Esplodono bombe a Firenze, Roma, Milano. Le tre città simbolo dell’Italia. Il messaggio è chiaro: nessuno deve sentirsi al sicuro. La reazione dello Stato non tarda ad arrivare. Dietro le sbarre finiscono tutti gli uomini ai vertici di Cosa Nostra. Prima Totò Riina, che di quegli attentati era stato la mente, e, molti anni più tardi, Bernardo Provenzano che della Piovra ha assunto la reggenza. Un solo uomo protagonista di quei tragici eventi sfugge alla cattura, il ricercato numero uno, un uomo carismatico, un assassino senza scrupoli che ha portato gli affari dell’organizzazione a un nuovo livello. Come un’ombra è svanito nei campi di grano delle campagne del trapanese, quegli stessi luoghi in cui suo padre lo aveva iniziato ai valori della vecchia mafia rurale.
Per la sua indagine, Emilia Brandi si avvale delle testimonianze dei protagonisti di questa lunghissima caccia all’uomo: magistrati del calibro di Nino Di Matteo, Andrea Tarondo e Teresa Principato, membri delle forze dell’ordine come Giuseppe Linares, Renato Cortese, Saverio Montalbano e Rino Germanà, scampato ad un attentato a colpi di kalashnikov, senza sottovalutare le testimonianze di giornalisti, collaboratori e persone che a vario titolo sono state vicine a Messina Denaro per vincoli di amicizia o parentela. Il racconto della vita e della latitanza del Capo dei Capi si accentra sulla provincia di Trapani, che vanta la più alta percentuale di logge massoniche e sportelli bancari d’Italia ma dove il reddito pro-capite è tra i più bassi d’Europa.  A Trapani si uccide raramente. Tuttavia, dietro questa calma apparente, si nasconde una città che grazie anche alla sua posizione geografica è stata al centro delle più oscure trame criminali nazionali e internazionali.

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