Intervista con Francesco Gabbani: “Il sudore ci appiccica esamina il rapporto tra individuo e collettività, un tema pertinente a questo particolare momento storico”

“Il sudore ci appiccica” è il nuovo singolo di Francesco Gabbani, estratto dall’album “Viceversa” (BMG).

Un brano che unisce divertimento e riflessione, che ha un testo orecchiabile e un sound trascinante e che si candida a diventare una hit estiva, nonché la perfetta colonna sonora per la ripartenza dopo il lockdown a causa della pandemia. Nella canzone il sudore diventa siero della condivisione collettiva, diventando il collante fisico che permette la compartecipazione attiva e sentita di fatiche, difficoltà e gioie.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Francesco Gabbani, parlando anche della possibilità di fare concerti estivi in piccoli spazi, di sogni nel cassetto e sport.

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Francesco, il nuovo singolo “Il sudore ci appiccica” è uscito in un periodo di ripartenza per l’Italia dopo la pandemia e ci ricorda quanto sia importante la condivisione collettiva in contrapposizione all’individualismo imperante nella nostra società. Cosa ci racconti a riguardo?

“La tematica calza a pennello in questo particolare momento storico, come era stato anche per Viceversa, parlando del valore della condivisione con le altre persone che davamo per scontata e della cui importanza ci siamo resi conto quando con il lockdown è venuta a mancare. Abbiamo sentito in automatico l’esigenza di rivalutare alcuni aspetti della vita. Il singolo è stato scritto lo scorso anno quando nessuno immaginava che ci saremmo trovati in questa situazione e continua ad esaminare il rapporto tra individuo e collettività, prendendo a campione questo elemento che è il sudore, leggendolo in due modi. Come fatica, in quanto siamo reduci da questo periodo che ci ha fatto capire che l’uomo, in generale, si unisce e si cerca di più nel bisogno, nella difficoltà, e questo si contrappone al concetto di individualismo, di arrivismo individuale per il quale quando uno non ha bisogno di niente pensa solo a se stesso. Come elemento godurioso, quando balliamo con gli amici, quando facciamo festa, quando viviamo momenti passionali, quando facciamo l’amore. Il sudore in questo caso diventa qualcosa di positivo, di aggregante, di piacevole, nonché una speranza in questo periodo particolare. Anche il video che accompagna “Il sudore ci appiccica” racconta in modo immaginifico una situazione di rapporto individuo-collettività che non è attualmente attuabile, infatti quella che vivremo sarà un’estate atipica dove la libertà non sarà ancora totale. In questi termini credo che il brano rappresenti la voglia di tornare al più presto ad una condizione di normalità”.

Questa contrapposizione tra riflessione e divertimento che è presente nel disco “Viceversa” ritorna infatti anche nel video in cui c’è un doppio Gabbani, uno più giocoso e l’altro più serio…

“L’idea era rappresentare con il regista Fabio Capalbo questo rapporto esistente tra la nostra doppia personalità perchè ognuno di noi ne ha una intima, privata, e un’altra sociale. Nella migliore delle ipotesi dovrebbero combaciare, in verità però non è così semplice. Nel video vediamo una dimensione più intima che è rappresentata dal Gabbani con gli occhiali, con la giacca, piu’ serioso, cioè quello riflessivo, coscienzioso, e quella sociale, con un Gabbani colorato, dove nella condivisione con gli altri mette in gioco in modo esuberante ed esplicito determinate caratteristiche che gli permettono di essere riconosciuto, perchè l’idea della personalità sociale è legata al fatto di piacere alla gente”.

Come dicevi poco fa sarà un’estate diversa quella che ci apprestiamo a vivere. Negli ultimi giorni si è parlato della possibilità di fare dei concerti in spazi piccoli. Qual è la tua opinione a riguardo?

“Come i miei colleghi sono in balia di quello che sarà il naturale decorso della situazione. Al momento ho congelato la data dell’8 ottobre all’Arena di Verona, ma ho accettato il fatto che con ogni probabilità dovrò rimandarla al prossimo anno. Non avrebbe senso cantare in quell’anfiteatro così speciale con una capacità dimezzata di posti perchè per me quel concerto ha anche un valore emblematico nel mio percorso musicale. Sto valutando seriamente invece la possibilità di fare dei live con un pubblico ridotto durante l’estate, si parla di una capienza massima di 1000 persone a distanza regolare”.

Ti sei esibito al Concerto del Primo Maggio di Roma senza pubblico. Che sensazioni hai provato?

“E’ stato strano. Durante il lockdown noi artisti abbiamo cercato di fare dirette instagram, concerti online per continuare ad offrire il nostro servizio a livello sociale e fare compagnia al pubblico. Però non è la stessa cosa, la condivisione del concerto è irripetibile per una questione di contesto energetico che si crea tra te e il pubblico e viceversa. Essere davanti ad una telecamera, anche se sai che ci sono milioni di persone ti guardano da casa, non è come cantare dal vivo”.

Sei tra i 50 artisti che hanno cantato il brano di Rino Gaetano “Ma il cielo è sempre più blu” a sostegno della Croce Rossa Italiana. Come sei stato coinvolto in questa bella iniziativa?

“Sono stato contattato da Dardust che ha curato la produzione del brano con Takagi & Ketra su idea di Franco Zanetti. Ho aderito con piacere, eravamo tantissimi artisti e abbiamo cantato poche parole a testa ma è stato bello perchè è un’iniziativa interessante. I proventi sono devoluti a sostegno della Croce Rossa Italiana che tanto ha fatto e tanto continua a fare per tutti noi in questo momento così difficile”.

Hai cantato “Quattro stracci” nel disco omaggio a Francesco Guccini “Note di viaggio”. Cosa rappresenta per te la musica di questo grande artista?

“Aver preso parte a questo progetto curato da Mauro Pagani è stato per me un onore. E’ stata una sorpresa inaspettata, mai avrei pensato che mi avrebbero chiamato per questo omaggio a un grande artista come Guccini. La mia musica è declinata in maniera differente rispetto alla sua perchè probabilmente la sua libertà assoluta espressiva non fa parte del mio modo di esprimermi. Le canzoni di Guccini per me rappresentano una prova assoluta di libertà di espressione senza alcun tipo di pregiudizio o compromesso, soprattutto legato alla commerciabilità della musica”.

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Tra le tracce del disco “Viceversa” ce n’è una che più ti rappresenta?

“Forse “Einstein”, perchè parte da un’analisi personale. In realtà tutti i brani di Viceversa in un modo o nell’altro mi rispecchiano, ma questa canzone parla direttamente di me, è una sorta di viaggio visionario in cui immagino questo dialogo con Einstein che mi dice: “se devi iniziare un percorso di analisi tra individuo e collettività parti dal presupposto che la verità è relativa e quindi non è detto che la tua verità corrisponda a quella del tuo interlocutore”. Quel brano è stato il punto di partenza per la nascita del disco”.

Gli ultimi quattro anni sono stati ricchi di successi e grandi soddisfazioni. C’è un sogno nel cassetto che vorresti realizzare in futuro?

“Musicalmente mi piacerebbe pensare di poter essere il più vicino possibile a Guccini come espressione di libertà musicale, continuando però ad avere una risposta larga da parte del pubblico. Vorrei vivere sempre col privilegio di poter fare della mia passione il mio lavoro. Dal punto di vista piu’ pratico il sogno nel cassetto è prendere il brevetto di maestro di sci, sono appassionato di questo sport e se non fossi diventato un cantautore probabilmente avrei scelto quel mestiere”.

Sui social hai postato delle foto in cui sei impegnato con la bici, con il trekking, sei tifoso della Juventus. Quanto lo sport in generale è importante nella tua vita?

“Ho scoperto che soprattutto gli sport che mi portano a contatto con la natura mi fanno stare bene, al di là della preparazione tecnica. Faccio mountain bike, mi piace andare nei boschi, adoro l’aspetto adrenalinico di fare le discese in bici. Pratico anche il surf da quasi neofita. Giovenale diceva: “mens sana in corpore sano” ed è vero, perchè stare bene fisicamente aiuta tanto anche a livello mentale, non per sentirsi belli esteticamente ma per essere in pace con se stessi”.

di Francesca Monti

credit foto Isabella Sanfilippo

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