SPECIALE VENEZIA77: “Padrenostro” è il nuovo film di Claudio Noce in Concorso alla Mostra del Cinema. Pierfrancesco Favino: “Volevamo raccontare il mistero del rapporto tra un padre e un figlio, qualcosa che riguarda tutti noi”

“Padrenostro” è il nuovo film di Claudio Noce in Concorso alla 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e nelle sale italiane il 24 settembre distribuito da Vision Distribution.

Nel cast troviamo Pierfrancesco Favino, Mattia Garaci, Barbara Ronchi, Francesco Gheghi, Francesco Colella, Antonio Gerardi.

Il film è ambientato a Roma nel 1976. Valerio ha dieci anni e una fervida immaginazione. La sua vita di bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre Gina, assiste all’attentato ai danni di suo padre Alfonso da parte di un commando di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio conosce Christian, un ragazzino poco più grande di lui. Solitario, ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell’incontro, in un’estate carica di scoperte, cambierà per sempre le loro vite.

“Quando Claudio Noce mi ha raccontato questa storia mi sono reso conto che stava parlando della mia infanzia, del rapporto con mio padre. Volevamo raccontare il mistero di questo rapporto, qualcosa che riguarda tutti noi. In questo istante può fare paura andare a trattare le emozioni forti o radicate mentre noi abbiamo fatto un cinema emozionante. Sono molto felice di essere a Venezia con questo film. La nostra urgenza era raccontare l’infanzia negli anni di piombo, lo sguardo di un bambino. Noi facciamo parte di una generazione che proprio perchè non ha partecipato a grandi eventi storici è stata messa in un angolo e ci è stato impedito di alzare la mano. Non abbiamo avuto il problema di essere antagonisti, io personalmente ho fatto finta di appartenere a qualcosa. Questo ha creato una generazione laica, ma anche una cultura e un cinema che ha la capacità di affidarsi alla fantasia dell’infanzia. Per preparare questo ruolo c’è stato bisogno di andare dove avevo sofferto da bambino, di tornare a quei momenti in cui avrei voluto trovare quel sentiero che mi portasse oltre le nuvole che stavano nella testa dei nostri padri, cercare quella vicinanza nei dettagli della vita quotidiana che erano sostitutivi degli abbracci a quell’epoca. Da bambino facevo fatica ad affrontare e a scalfire quel mondo. Ho avuto il grato compito di essere nel film una figura ingombrante in assenza ed è il senso che volevo dare a quest’uomo”, ha dichiarato Pierfrancesco Favino che è anche produttore del film.

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“Non ho incontrato la mamma di Claudio, non ce n’è stato bisogno. Lei ha fatto i conti con la paura. Il genitore non mostra la paura per proteggere i propri figli, ma penso anche che mostrandola si aiutino i bambini a esternare i propri timori e le proprie emozioni”, queste le parole di Barbara Ronchi.

“Il film affronta il tema della paura in maniera profonda per provare a fare un percorso di liberazione e superarla. Mi sono accorto che non solo nella mia famiglia non si era mai affrontato questo capitolo ma nessuno aveva mai chiesto all’altro come stava. La mia famiglia subì un abuso, mio fratello fu costretto a guardare una scena di guerra e vide morire una persona. Il tema della paura viaggia nella drammaturgia e arriva a compimento. Valerio attraverso il percorso della paura entra nel suo periodo più bello, quella della crescita, del passaggio dall’altra parte del fiume. Le persone che hanno lavorato con noi hanno affrontato questo film in maniera molto dolce e ho sentito il loro calore e il loro supporto”, ha detto il regista Claudio Noce.

di Francesca Monti

credit foto FM

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