Movieweek – Cattività di Bruno Oliviero e Limen: Teatro, Cinema, Immagini in Movimento a cura di Civica Scuola di Cinema e Filmmaker Festival

Un doppio appuntamento realizzato dalla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti e Filmmaker Festival per indagare interazioni e sconfinamenti tra teatro e cinema, prendendo le mosse dall’esperienza del film Cattività di Bruno Oliviero.

Cattività racconta il teatro partecipato di Mimmo Sorrentino e delle sue attrici recluse nella sezione di alta sicurezza del carcere di Vigevano. Il film segue la preparazione di tre spettacoli del progetto “Educarsi alla libertà” e documenta il percorso accidentato ma entusiasmante di consapevolezza ed emancipazione che le donne compiono insieme. Iniziato nel 2014 il progetto è diventato un caso di rilevanza nazionale non solo per la straordinarietà dei prodotti artistici realizzati (alcune di queste detenute\attrici insegnano teatro in carcere agli studenti del terzo anno del corso attori della Scuola Paolo Grassi), ma soprattutto per le ricadute sociali e giuridiche che ha generato.

All’incontro, coordinato dal critico cinematografico Luca Mosso, interverranno il regista Bruno Oliviero, l’autore teatrale Mimmo Sorrentino, le protagoniste del film Margherita Cau, Federica Ciminiello e Carla Graziano, il critico teatrale Oliviero Ponte di Pino e la giornalista e docente delle Civiche scuole di cinema e di teatro Ira Rubini.

“Quando Mimmo Sorrentino ci ha raccontato cosa stava facendo con le donne del reparto di Alta Sicurezza del carcere di Vigevano – spiegano Luca Mosso e Bruno Oliviero — abbiamo pensato che stava accadendo qualcosa di nuovo nel racconto della Mafia nel nostro paese. Nell’esperimento di scrittura partecipata si raccontava il passaggio dall’età dell’innocenza all’ingresso nella società ferale e violenta della mafia. Una società di privazioni emotive guardata dal punto delle bambine.
Quando siamo andati in carcere ci siamo resi conto che c’era anche un altro spazio di novità, una gabbia diversa da quella che le racchiudeva nel carcere. Una gabbia che nel liberarle le costringeva a pensarsi nel profondo, a mettersi in discussione. Le sbarre della loro realtà di bambine che cercavano di spezzare.
Così abbiamo lavorato sul racconto, senza soluzioni di continuità e cesure, senza segnalare i passaggi tra ciò che è realtà e ciò che è racconto, ciò che è spettacolo o pausa, prova o vita, ciò che è reale e ciò che è finzione.”

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