“Io ti cercherò” – Intervista con Giada Prandi: “Lisa, il mio personaggio, è un raggio di luce in una storia un po’ cupa”

Tra i protagonisti di “Io ti cercherò”, la nuova serie firmata dal regista Gianluca Maria Tavarelli, in onda da lunedì 5 ottobre alle 21.25 su Rai 1, coprodotta da Publispei e Rai Fiction, c’è Giada Prandi che interpreta il ruolo di Lisa, moglie di Gianni (Andrea Sartoretti) e cognata di Valerio (Alessandro Gassmann).

La poliedrica artista in oltre quindici anni di carriera ha spaziato tra cinema, televisione e teatro, lavorando con registi quali Pupi Avati, Michele Placido, Lodovico Gasparini, Gianfranco Albano, Giuseppe Stasi, Giancarlo Fontana, Gianluca Maria Tavarelli. Nel 2017 ha vinto il premio come miglior attrice protagonista al Comic off con lo spettacolo “Pane, Latte e Lacrime” di Veronica Liberale, con la regia di Cristiana Vaccaro.

In questa piacevole chiacchierata Giada Prandi ci ha parlato della serie “Io ti cercherò” ma anche di come vede il futuro del teatro e dei suoi prossimi progetti, a partire dallo spettacolo “Anna Cappelli” e dalla serie “I Cavalieri di Castelcorvo” in onda su Disney Plus dal 6 novembre in cui interpreta Zia Margherita. 

Giada-Prandi-e-Andrea-Sartoretti-credit-Rai

credit foto Rai

Giada, nella serie “Io ti cercherò”, in onda il lunedì sera su Rai 1 interpreti Lisa. Puoi presentarcela?

“Lisa è un’infermiera, è la moglie di Gianni, è la cognata di Valerio, è una donna che ama la famiglia ma è anche molto pratica, per lavoro ha a che fare con il dolore e quindi riesce ad empatizzare con gli altri e a vivere la vita con il sorriso sulle labbra, a prendere le cose difficili con ironia. Da una parte è accogliente, solare, dall’altra riesce ad ascoltare e si pone come argine tra i due fratelli perchè hanno avuto un rapporto abbastanza burrascoso nella loro vita, quindi quando Valerio, dopo la tragica scomparsa di suo figlio Ettore, va a vivere a casa loro Lisa cerca di accoglierlo ma al contempo è imbarazzata di fronte a questo dolore che il cognato vive. Nella seconda puntata ad esempio mentre sono a tavola Valerio accusa Gianni di non averlo difeso quando è stato cacciato dalla polizia e lei si trova in mezzo a due fuochi e cerca di mediare con la sua presenza. Nel corso della serie ci sarà un’apertura maggiore di Valerio nei confronti di Lisa che proverà a stargli vicino con la sua praticità e solarità, infatti è un raggio di luce in una storia un po’ cupa”.

Cosa ti affascina maggiormente di questa serie?

“Io ti cercherò è girata in notturna, con movimenti di macchina da presa che delineano un racconto moderno, realistico, con inquadrature che danno una sensazione di grande verità. Mi è piaciuto molto il fatto che sia una serie avvincente, un thriller, un giallo, ma allo stesso tempo tocca tematiche intime e parla a più generazioni. Ci sono infatti più livelli di racconto con una grande storia e tanti micro-argomenti come l’immigrazione e il rapporto padre-figlio con Valerio che intraprende questa ricerca di Ettore, da cui si è allontanato, riscoprendolo”.

Come hai lavorato sul personaggio?

“Ho cercato di lavorare su una donna che è molto diversa da me, mi sono immersa in una quotidianità e in un carattere differenti dai miei. Ho preso degli aspetti che mi appartengono come l’ironia e la solarità e li ho messi in Lisa rendendola più dimessa in certi momenti e più ironica quando si lascia andare”.

_KRA8855

credit foto Roberta Krasnig

Come vedi il futuro del cinema e del teatro dopo la pandemia?

“Ci stiamo abituando alle mascherine, ai tamponi, le produzioni cinematografiche e televisive stanno ripartendo dopo il lockdown e i mesi che abbiamo passato ma c’è ancora questa nebulosa dovuta alle incertezze. Il problema si pone quando un attore sta girando e magari si scopre che è positivo. In America per esempio fanno doppi cast per ogni produzione. Mi preoccupa molto l’affluenza sia nei cinema che nei teatri, la gente nonostante la distanza e le mascherine ha timore ad andarci ed è un peccato perchè sono luoghi sicuri in questo momento, molto di più ad esempio dei supermercati. Nei teatri stanno mettendo in scena spettacoli bloccati nella passata stagione e qualche nuova produzione ma il problema è che se il pubblico non va a vederli rischiano di chiudere. E poi non sappiamo come evolverà la malattia. Già prima il teatro attraversava una situazione complicata e il covid non ha certo aiutato”.

Tra gli spettacoli che hai portato in scena nella passata stagione c’è “Dolce attesa per chi?” che affronta una tematica importante come il lato oscuro della maternità…

“Dolce attesa per chi? è un lavoro che ho fatto per anni, prima con Cristiana Vaccaro e poi con Veronica Milaneschi con la regia di Marco Maltauro, scritto da Betta Cianchini. Ci ha portato grandi soddisfazioni in quanto affronta con ironia una tematica sociale importante come il lato oscuro della maternità. Nel 2012 ho proposto a Betta, autrice che aveva già scritto un testo chiamato Post partum in cui parlava in modo dissacrante delle difficoltà affrontate da una donna dopo il parto, di trattare il periodo prima della nascita di un figlio, dei problemi che viviamo oggi, perchè dovrebbe essere una cosa naturale mettere al mondo un bambino invece ci sono mille paure. Diventiamo genitori in età avanzata, in quanto il lavoro è precario, c’è la crisi e non ci si butta più con tanta spontaneità in una cosa che dovrebbe essere naturale. Betta ha scritto questo bellissimo testo, siamo due protagoniste in scena, Bianca, che si interroga su queste problematiche parlando con se stessa, con la sua testa, con la sua pancia, e l’altra attrice che interpreta la sua amica. La regia è geniale, siamo due guerriere sul palco che per un’ora e venti non mollano mai, è uno spettacolo difficile a livello tecnico. Rappresentiamo la metafora della guerra, cioè la fatica che una donna deve fare oggi per far nascere un nuovo essere umano. E’ uno spettacolo che fa molto ridere ma anche commuovere, cerchiamo infatti di lavorare sul livello tragicomico. Bianca è precaria, ha un contratto a progetto, è fidanzata con un ricercatore che forse andrà in Australia, è incasinata anche mentalmente, ha paura di perdere il lavoro, ha una madre malata, la sua insicurezza e la sua fragilità vengono portate all’ennesima potenza. Nella prima parte Bianca per rimanere incinta ingaggia una battaglia tra la testa e la pancia, tra la sua parte più razionale e positiva e quella più istintiva e cinica. Poi nella seconda parte finalmente è in dolce attesa ma iniziano le paure che ogni donna prova in quel momento della sua vita. Lo spettacolo inoltre comincia con una telefonata registrata che ho fatto realmente al Cup in cui dico di essere incinta e chiedo di fissare un appuntamento per un’amniocentesi ma se chiami poco prima non è possibile prenotarla perchè non c’è posto, quindi devi rivolgerti ad altre strutture pagando mille euro. E’ interessante la commistione tra la realtà e questa regia surreale”.

DOLCE-ATTESA

Cosa puoi anticiparci invece riguardo alla serie Disney “I Cavalieri di Castelcorvo” in cui interpreti Zia Margherita?

“La serie andrà in onda dal 6 novembre su Disney+ con la regia di Riccardo Antonaroli e Alessandro Celli. E’ un fantasy molto carino, sono una zia un po’ sui generis, sopra le righe. E’ un personaggio diverso da Lisa e mi sono divertita a interpretarlo”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Reciterò in “Anna Cappelli”, uno spettacolo con la regia di Renato Chiocca, tratto da un testo molto bello di Annibale Ruccello che hanno interpretato tante attrici bravissime. Abbiamo fatto parecchio tavolino da casa con il regista durante il lockdown e ora abbiamo ripreso a vederci dal vivo rispettando le misure di sicurezza. E’ un testo avvincente, difficile, un piccolo capolavoro. Stiamo cercando di capire quando potremo debuttare. Anna è uno dei personaggi che avrei voluto da sempre interpretare, è una donna degli anni Sessanta, giovane, ingenua, perbenista, si trasferisce a Latina che poi è anche la mia città, con dei desideri, delle aspettative che non riesce a concretizzare e questo farà emergere il suo lato oscuro. E’ un personaggio chiuso in questa provincia ma risulta attuale, dice di essere emancipata ma non lo è, quando va a vivere con l’ingegnere si professa contraria al matrimonio ma in realtà non è così, ha un’ossessione forte per il possesso che la travolgerà e la porterà alla follia e rimarrà sottomessa al mondo in cui vive. E’ stato interessante entrare nella testa di questa donna e far emergere la sua fragilità. E’ un viaggio nell’animo umano”.

di Francesca Monti

credit foto posato copertina Roberta Krasnig

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...