IO TI CERCHERO’ – Intervista con Luigi Fedele: “Mi piacerebbe dedicare un’attenzione particolare agli ultimi attraverso questo mestiere, come fa Ettore, il mio personaggio”

Luigi Fedele è tra i protagonisti di “Io ti cercherò”, la nuova serie tv con la regia di Gianluca Maria Tavarelli, in onda il lunedì sera su Rai1, coprodotta da Rai Fiction e Publispei, in cui veste i panni di Ettore, un ragazzo innamorato della vita, altruista e fortemente impegnato nel sociale, che viene ritrovato morto sulle rive del Tevere.

Inizialmente si pensa possa trattarsi di un suicidio ma suo padre Valerio Frediani (Alessandro Gassmann), un ex poliziotto con cui aveva un rapporto conflittuale, si mette alla ricerca della verità attraverso un viaggio tra i sentimenti e i rimpianti, toccando con mano una realtà dura, violenta, costellata di depistaggi e alimentata da interessi loschi e criminali.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Luigi Fedele, giovane e talentuoso attore che ha preso parte a film di successo quali “Piuma” e “Quanto basta”, parlando di “Io ti cercherò” ma anche della scena più complessa da realizzare e del desiderio di dedicare un’attenzione particolare agli ultimi attraverso il suo mestiere.

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credit foto Ufficio Stampa Rai

Luigi, nella serie “Io ti cercherò”, in onda il lunedì sera su Rai 1 interpreti Ettore, cosa ti ha colpito di più di questo personaggio e hai riscontrato dei punti in comune con lui?

“Quando ho letto la sceneggiatura per la prima volta sono rimasto profondamente affascinato da questo personaggio e ho cercato di capire quali fossero i suoi aspetti principali, molti dei quali sono simili a quello che sono io realmente. E’ uno spirito libero, un ragazzo con degli ideali in cui crede e per cui combatte e questo per me è bellissimo. Poi ho indagato il legame che Ettore ha con il padre Valerio, interpretato da Alessandro Gassmann ed è stato anche un investimento personale perchè è un rapporto profondo e intenso, seppur conflittuale. Ho ripescato inoltre alcune esperienze che ho fatto quando ero più piccolo, in quanto sono appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura della strada. Ad esempio faccio graffiti da quando ho 14 anni e grazie a questa mia passione ho frequentato contesti simili a quelli di Ettore come i centri sociali o alcuni posti inediti e un po’ sconosciuti di Roma. Infine ho provato a capire il suo concetto di felicità, infatti riesce ad essere felice solamente se le persone intorno a lui lo sono. E’ un po’ utopico ma affascinante. Ho imparato tante cose da Ettore, è un ragazzo di cui oggi avremmo bisogno, è uno spirito ribelle”.

Il valore della famiglia e avere il coraggio nella vita di combattere le proprie paure sono due tematiche importanti affrontate nella serie. Cosa ne pensi a riguardo?

“Ettore in un voice-over dice: “Nella vita bisogna avere coraggio, che non vuol dire non avere paura ma combatterla”. La paura è un sentimento umano molto vicino all’uomo con cui conviviamo e forse è quello più difficile da decifrare, è astratto. Avere coraggio nella vita è importante perchè la paura va prima accettata per poi essere affrontata. La famiglia è un tema fondamentale della serie. C’è una frase, sempre tra i miei voice-over, in cui mi ritrovo: “la famiglia è come le dita di una mano, non importa che una sappia cosa fa l’altra, l’importante è che restino unite”. E’ come una sinfonia o una disarmonia in cui c’è una tromba, una chitarra, un contrabbasso, un pianoforte, che suonano note diverse ma insieme”.

Come ti sei trovato a lavorare sul set insieme ad Alessandro Gassmann?

“Con Alessandro mi sono trovato benissimo, c’è stata un’empatia molto forte, le scene con maggiore potenza emotiva sono quelle di confronto con lui, è stato un incontro sorprendente. Abbiamo entrambi messo qualcosa di personale, che va oltre i personaggi, all’interno del rapporto padre-figlio e credo che questo traspaia. E’ un attore dal punto di vista artistico che fa dei numeri pazzeschi in questa serie e anche umanamente mette a proprio agio gli altri e sa essere protagonista al di fuori del recitare, nel senso che fa da collante sul set, dando i tempi e l’umore giusto”.

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credit foto Ufficio Stampa Rai

“Io ti cercherò” è stata realizzata soprattutto in notturna, qual è stata la scena più difficile da girare?

“Abbiamo girato quasi sempre di notte e c’è una scena di confronto-scontro tra Ettore e Valerio che ha una potenza emotiva di un certo livello, in cui si chiarisce questa sorta di non accettazione tra un padre e un figlio, questa mancanza di comunicazione, questa chiusura nelle proprie divise, Valerio in quella del poliziotto, Ettore in quella di un ragazzo che crede in un mondo più libero e aperto. Un’altra scena particolarmente complicata è quella della morte del mio personaggio girata di notte sul Tevere, in un luogo particolare e pericoloso. E’ stata un’esperienza forte”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Ho una grande passione anche per il teatro, ci sono degli spettacoli in programma e degli altri progetti che ancora non posso svelare. Intanto mi godo l’uscita di questa serie”.

Hai diretto i corti “La guerra dei matti” e “A volte Dio”. Ti piacerebbe in futuro ripetere questa esperienza dietro la macchina da presa per un lungometraggio?

“Sicuramente sì, sono innamorato del mezzo cinematografico in generale e di tutto quello che riguarda la macchina del cinema. Fin da piccolo ho una forte passione anche per la regia e continuo a scrivere e a portarla avanti parallelamente alla recitazione per cui ho un fuoco, una vocazione. La regia mi affascina totalmente”.

piuma

Che ricordo conservi di “Piuma”, film che ha avuto un grande successo e che è stato presentato alla 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia?

“Ho ricordi bellissimi di quell’esperienza, un cast molto giovane, una troupe fresca, è stato divertente girare quel film. E’ stata la mia prima occasione da protagonista assoluto. La proiezione a Venezia è una delle emozioni più forti che ho vissuto in vita mia e non credo che potrò dimenticarla facilmente. Il personaggio di Ferro mi è entrato dentro, interpretare a 17 anni un ragazzo che diventa padre è stata una riflessione importante. L’incontro con Roan Johnson è stato bellissimo per come dirige gli attori, per il modo in cui ti porta alla ricerca della verità, per come intende la recitazione”.

Un sogno nel cassetto…

“Mi piacerebbe impegnarmi di più, come il personaggio di Ettore, nel mio mestiere e dedicare un’attenzione particolare agli ultimi, cercando di parlare delle persone deboli che hanno più difficoltà di noi attraverso la nostra arte, il cinema e il teatro, senza buonismo e senza moralismo”.

di Francesca Monti

credi foto posato copertina Andrea Ciccalè

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