Intervista con la campionessa di tiro con l’arco Eleonora Sarti: “Quando riusciremo a vedere nell’altro qualcuno che può insegnarci qualcosa e a vivere la diversità come un valore aggiunto verranno abbattuti i pregiudizi che ancora esistono”

E’ una delle punte di diamante della Nazionale Italiana di Para Archery, che ha iniziato a praticare dopo un’esperienza nel basket in carrozzina, ha vinto diverse medaglie iridate, tra cui un bronzo ai Mondiali di Bangkok 2013 nel compound misto con Alberto Simonelli, un oro e due bronzi a quelli di Donaueschingen 2015, in Germania, che le hanno dato l’opportunità di qualificarsi, per la prima volta in carriera, ai Giochi di Rio 2016, anno in cui ha partecipato anche alla rassegna iridata Indoor di Ankara da titolare con la nazionale “normodotati”.

Lei è Eleonora Sarti, atleta delle Fiamme Azzurre, classe 1986, nata a Cattolica e recentemente protagonista di una puntata della serie dedicata alla disabilità “Storie straordinariamente normali”, in onda su TV 2000. Il prossimo anno prenderà parte ai Giochi di Tokyo, per il futuro sogna una famiglia e di lavorare nel mondo dello sport come psicologa.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Eleonora Sarti, ecco cosa ci ha raccontato.

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credit foto Facebook Eleonora Sarti

Eleonora, come hai vissuto questi ultimi mesi così difficili a causa della pandemia che hanno portato anche allo stop temporaneo dello sport?

“All’inizio è stato difficile soprattutto perché hanno posticipato i Giochi di Tokyo 2020. Dopo quattro anni in cui ti sei impegnata al massimo hai voglia di andarci e di mettere a frutto tutto il lavoro fatto. Poi ho pensato che fosse stata presa la decisione più giusta vista la situazione. Così ho comprato un paglione e l’ho messo in soggiorno, ho una casa piccola ma tiravo a due metri di distanza tutti i giorni e quando è terminato il lockdown e abbiamo avuto di nuovo la possibilità di andare al campo ad allenarci ho continuato la preparazione”.

Con quali aspettative e obiettivi ti presenterai ai Giochi di Tokyo 2021?

“Voglio andare in Giappone per dare il massimo e riscattarmi dopo i risultati di Rio 2016, in cui sia io che altre persone avevamo aspettative alte e inconsciamente questa cosa è pesata tantissimo. Sogno di vincere una medaglia ma in questo momento non ho intenzione di mettermi nessuna aspettativa nella testa”.

Al netto dei risultati, che esperienza è stata la Paralimpiade di Rio 2016?

“E’ stata bellissima, è un’esperienza inspiegabile, è difficile da raccontare se non vivi una Paralimpiade o un’Olimpiade. E’ come essere chiusi in un mondo a parte che non c’entra nulla con la realtà che vivi ogni giorno. All’inizio è faticoso entrarci per le mille emozioni che si provano ma poi è difficile uscirne. Quando sono tornata a casa ho impiegato mesi per capire dove fossi. Mi auguro che qualsiasi atleta che abbia come sogno partecipare ai Giochi riesca a realizzarlo. E’ qualcosa di unico a livello sportivo ma anche umano”.

Come ti sei avvicinata allo sport?

“Mi sono avvicinata grazie alla mia famiglia. Avendo una disabilità (una malformazione congenita alla mano destra, alla gamba sinistra e ai piedi) fin da piccola, su consiglio dei medici, i miei genitori hanno sempre cercato di farmi stare in mezzo agli altri, di non farmi isolare. A due anni e mezzo mia mamma mi ha portato in piscina e ho iniziato a fare nuoto e poi non ho mai smesso di praticare sport, perchè faceva bene a livello fisico ma anche mentalmente in quanto mi aiutava ad affrontare le difficoltà”.

Com’è nata invece la tua passione per il tiro con l’arco?

“E’ nata in modo strano. Prima facevo basket ma volevo a tutti i costi puntare in alto e partecipare ad una Paralimpiade. Un giorno la fisioterapista della Nazionale di tiro con l’arco che era la stessa della Nazionale femminile di basket, Chiara Barbi, mi ha proposto di provare a tirare. La prima volta non mi è piaciuto, poi guardando i Mondiali di Torino 2011 in tv che valevano come qualifica per Londra 2012 sono rimasta affascinata da una sfida tra una mia attuale compagna di squadra, Elisabetta Mijno, e un’atleta cinese. Vedendo l’adrenalina, l’emozione, mi è scattato qualcosa dentro, così ho iniziato a praticare questa disciplina”.

ELEONORA SARTI SUL PODIO

credit foto CIP

Hai vinto diverse medaglie mondiali, ce n’è una a cui sei più legata?

“Sicuramente l’oro individuale vinto nel 2015 a Donaueschingen, perchè è arrivato al termine di un anno difficile, caratterizzato da scelte personali, in cui ho puntato tutto sul Mondiale, sulla preparazione e sulla qualificazione a Rio 2016 e quindi non c’era posto per nient’altro al di là delle gare e della preparazione. Quella vittoria è arrivata dopo tanti sacrifici che ho fatto, che poi non possono essere definiti tali quando ti portano alla realizzazione di un sogno. So quanto ho lottato, io ma anche le persone che avevo accanto, per raggiungere l’obiettivo. Per questo motivo è la medaglia iridata che sento più mia”.

Quanto conta la componente mentale per raggiungere risultati importanti nel tiro con l’arco?

“Tantissimo, nel tiro con l’arco ha un’incidenza altissima, intorno all’80%. La tecnica e la preparazione fisica sono importanti, ma la parte mentale ti dà carica, sicurezza, ti dà la possibilità di essere nel qui ed ora, senza avere altri pensieri”.

Ai Giochi di Londra 2012 e di Rio 2016 c’è stata una maggiore attenzione da parte dei mass media nei confronti del movimento paralimpico. Cosa manca per fare un ulteriore passo in avanti e abbattere i pregiudizi che purtroppo ancora esistono?

“Il fatto di considerare la disabilità o qualsiasi tipo di diversità come qualcosa che possa far paura o lontana da noi. Nel momento in cui si smetterà di parlare di diversità e le persone non guarderanno in modo strano, come a volte è capitato anche nei miei confronti, chiunque cammini per strada, che sia con un bastone in quanto non vedente o in carrozzina o abbia qualsiasi altra disabilità, verranno fatti dei giganteschi passi in avanti perchè la disabilità non sarà più tale ma solo normalità. Così riusciremo a vedere nell’altro qualcuno che può insegnarci qualcosa e a vivere la diversità non come un ostacolo ma come un valore aggiunto”.

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credit foto Tv2000

Hai preso parte alla puntata sul tema “La diversità e la bellezza” della serie “Storie straordinariamente normali” in onda su TV 2000. Che esperienza è stata?

“E’ stato bellissimo, la serie è ideata da Michelangelo Gratton che conosco dai tempi del basket ed è una persona che attraverso le domande che pone riesce a scavarti dentro e a farti fare un viaggio introspettivo e di crescita personale. Beatrice Palladini Iemma ha invece curato il montaggio, è una ragazza giovane ma a livello professionale è bravissima e insieme a Michelangelo forma un connubio splendido. E’ una serie davvero ben realizzata, in cui sono riusciti a fare emergere la realtà, chi siamo davvero noi, l’essere uguali a tutti gli altri, indipendentemente dal fatto che uno possa essere in carrozzina o avere altre diversità da quella che viene considerata normalità in questo momento. Penso che questo lavoro abbia fatto crescere anche Michelangelo e Beatrice e spero che riescano a creare qualche altro progetto insieme”.

A proposito di tv, ti piacerebbe prendere parte a uno show, come hanno fatto altri campioni paralimpici, ad esempio Oney Tapia e Giusy Versace a Ballando con le Stelle?

“Sono un po’ timida e mi piace di più stare dietro alle quinte. Se però partecipare a uno show,  mettersi in gioco, desse la possibilità alle persone e alla società di vederci in modo completamente diverso e servisse a cambiare la mentalità allora accetterei. Lo scorso anno ad esempio abbiamo realizzato un progetto fotografico chiamato Naked, con altri atleti paralimpici, e abbiamo posato nudi per il grande Oliviero Toscani per mostrare che siamo persone uguali a tutte le altre e per abbattere ogni barriera culturale e fisica avendo il coraggio di essere se stessi”.

Un sogno nel cassetto che vorresti realizzare…

“Vorrei realizzarmi sia come persona sia a livello professionale, avere una famiglia, continuare a raggiungere risultati nel tiro con l’arco e un domani lavorare nello sport, infatti sto studiando psicologia perché vorrei diventare una psicologa sportiva”.

di Francesca Monti

credit foto copertina copyright CIP/Michelangelo Gratton

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