Intervista con Marco Maisano: “Nella nuova stagione di “Piacere Maisano” parleremo di macrotemi di attualità approfonditi in maniera razionale e pragmatica senza inseguire le polemiche quotidiane”

Marco Maisano torna sul piccolo schermo con l’attesa seconda stagione di Piacere Maisano, una produzione originale di EndemolShine Italy, in onda su TV8 dal 4 novembre, in sei puntate, ogni mercoledì in seconda serata dopo X-Factor.

Il valore aggiunto del racconto di TV8 rimane sempre la centralità delle storie, che pone in evidenza i grandi temi dell’attualità e le nuove tendenze, affrontati con un linguaggio semplice ma mai superficiale. In questo nuovo ciclo di puntate Marco Maisano, con l’ausilio di un telefonino, tanta energia e la sua proverbiale curiosità, offre al telespettatore lo spunto per riflettere e approfondire temi caldi come l’energia, la moda, l’immigrazione, il complottismo, la quarta età e le baraccopoli.

Nella prima puntata, dedicata all’Energia, Marco Maisano analizza la situazione mondiale del clima, con un viaggio a tappe alla scoperta dei modi di produrre energia e descrive le politiche in atto in Europa per investire sulle energie rinnovabili ed ecosostenibili, facendo riferimento anche al “Green Deal” auspicato per il 2050.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Marco Maisano parlando delle novità del programma ma anche delle difficoltà incontrate nella realizzazione dei servizi durante il lockdown e del sogno di condurre un talk show in cui gli argomenti vengano approfonditi e analizzati senza ricorrere alle polemiche.

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Marco, il 4 novembre su TV8 prende il via la nuova edizione di “Piacere Maisano”. Quali saranno le novità?

“Il format rimane lo stesso, sicuramente c’è più cura rispetto all’anno scorso perché abbiamo avuto un po’ più di tempo a disposizione a causa del covid anche se molte cose non si sono potute fare. Andare all’estero ad esempio è stato complicato. Gli argomenti che andremo a trattare spaziano dall’immigrazione all’energia, intesa come sostenibilità ambientale, dalla quarta età alla moda alla povertà, sono tematiche care a me e a Piacere Maisano, sono macrotemi di attualità in cui mi sono preso del tempo per approfondirli in maniera razionale e pragmatica senza inseguire le polemiche quotidiane”.

Qual è stato il servizio più difficile da realizzare?

“Quello sull’immigrazione per un duplice motivo: sia perchè sono dovuto andare in Ghana e oggi fare un viaggio all’estero è molto complicato dal punto di vista burocratico-sanitario, quindi ho dovuto fare test, tamponi, documenti particolari, vaccinazioni contro la febbre gialla, sia perchè muoversi in quel Paese non è facile per motivi infrastrutturali, infatti non ci sono treni o mezzi per spostarsi facilmente. E’ un territorio non pericoloso ma dove è più complesso lavorare rispetto all’Europa”.

Facendo un piccolo passo indietro, hai anticipato il tuo rientro in tv per l’emergenza Covid-19, andando in onda a marzo e aprile con “Piacere Maisano ai tempi del Coronavirus”. Ci racconti com’è stato lavorare durante il lockdown?

“Mi capita spesso di ripensarci, passavo davanti a un bar e mi è venuta in mente l’impressione che mi ha fatto vedendolo riaperto dopo il lockdown, avendo vissuto la città di Milano chiusa, serrata… un’esperienza unica. Dovendo girare continuamente, in ospedale o per raccogliere voci per strada, restavo poco a casa, e quando rientravo, poichè convivo, non c’era la serenità. E poi muoversi era molto complicato, e tante cose non si sono potute fare. Non mi va di rivivere quell’esperienza e dobbiamo fare in modo che non riaccada”.

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Si è spesso sentito dire che saremmo usciti migliori dopo la pandemia. Cosa ne pensi a riguardo?

“Non porto nel cuore questa fiducia, credo che saremo i soliti. E’ stato un lockdown duro, lo abbiamo rispettato, tutti portano la mascherina, poi il deficiente di turno che non la indossa purtroppo lo trovi sempre, ma mi sembra che gli italiani abbiano dato prova di rispettare le regole e si siano comportanti bene per la maggior parte, rispetto ai nostri colleghi europei. Quando sarà finito tutto la gente tornerà a lavorare come prima, l’unica cosa che mi viene da dire è che forse in questo periodo ci siamo accorti quanto la comunità politica, inclusi i cittadini, sia importante e mi auguro che la gente inizi a chiedere dei politici di qualità. Non fidandoci, un po’ perchè siamo rimasti scottati un po’ perchè ce li siamo scelti male, ci siamo sempre arrangiati da soli in quanto crediamo che il pubblico possa fare poco. Invece la politica è essenziale e complessa e non è una materia per tutti”.

Cosa ti hanno dato a livello umano e professionale le esperienze a “Le Iene” e a “Nemo- Nessuno escluso”?

“A livello lavorativo mi hanno dato visibilità, sono cresciuto e grazie a questi programmi ora ho la possibilità di condurre “Piacere Maisano”. Non mi sento arrivato ma un piccolo traguardo me lo sono guadagnato. Da un punto di vista umano mi hanno dato modo di dare sfogo alla mia curiosità, infatti voglio vedere le cose con i miei occhi, chiedere con la mia voce. Quello che mi ha spinto con Le Iene ad esempio ad andare in Medio Oriente a realizzare il servizio sui terroristi dell’isis è stata la mia passione per quel luogo ma anche la voglia di capire cosa stesse accadendo lì in quei giorni. Non è stato di certo il coraggio che mi viene attribuito spesso ma che non ho (sorride)”.

Una curiosità: conosci perfettamente l’arabo e in passato hai vissuto in Marocco. Come mai questa scelta?

“Ero stato in Marocco l’estate prima di quella decisione. Una volta rientrato in Italia mi sono detto che sarei tornato a vivere a Roma dove studiavo Giurisprudenza, in una tripla che costava tanto, così ho deciso di trasferirmi lì con l’idea di imparare l’arabo e muovere i primi passi da giornalista. Successivamente ho continuato a viaggiare molto in Medio Oriente, ho vissuto in Libano e in Israele, ho imparato l’ebraico, e poi è arrivata la chiamata a Le Iene perchè poco prima della laurea avevo realizzato un documentario sull’Isis in Iraq e lo avevo venduto ad un’agenzia inglese. Tornato in Italia, mi sono laureato e un autore del programma ha avuto modo di vedere questo documentario e mi ha contattato”.

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Un sogno nel cassetto…

“Il sogno nel cassetto è avere un programma in studio, provare a immaginare uno spazio di discussione tipo talk show, allontanandomi dalle singole polemiche, dal teatrino, dal botta e risposta e cercando di approfondire meglio i macrotemi. Un esempio: l’immigrazione viene discussa tra chi vuole aprire porti ed accogliere e chi vuole chiudere, mi sembrano entrambe due idiozie ma sono le due soluzioni che se portate all’interno di un dibattito creano ascolti. Mi piacerebbe parlare di questo tema in modo più profondo analizzando ad esempio il cambiamento climatico che in alcune zone del mondo è la prima causa di immigrazione, fuori da certi ragionamenti collegati alla solidarietà ipocrita della sinistra italiana che accoglie questi ragazzi e li manda poi sotto ai ponti o al populismo becero che chiudendo i porti pensa di aver risolto tutti i problemi. A volte dire una cosa che è vera ti rende scorretto ma non trovo sia sbagliato affermare che non possiamo accogliere tutti o definire clandestino chi arriva in Italia senza documenti. Se io vado in Australia senza passaporto mi chiameranno in quel modo che non vuol dire cattivo o brutto”.

Secondo te quale potrebbe essere una soluzione a questa problematica?

“Quello che si può fare è portare uno sviluppo serio in questi Paesi, gli africani sono i nostri vicini di casa e dovremmo trasferire ricchezze in Africa. Il vero diritto non è arrivare ma non partire perchè la partenza è una tragedia. Dovremmo mettere un africano nella condizione di non lasciare la sua terra e di avere una casa, una sanità, un lavoro, un’istruzione e una giustizia che funzionano. Questo dovrebbe fare l’Europa, è un progetto a lungo termine che bisogna avviare subito, solo che la politica non se ne occupa e non dice queste cose perchè non portano voti, non parla alla pancia ma alla testa, e il nostro Paese ha bisogno più di pancia che di testa”.

di Francesca Monti

credit foto posato copertina ©julehering

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