Intervista con Cordio: “Ritratti Post Diploma è il disco delle prime canzoni, immaturo nel senso più bello del termine, istintivo, spontaneo”

Il percorso musicale di Cordio è cominciato in modo anacronistico, sui palchi di tutta Italia, come opening act dei tour di Ermal Meta, presentando le sue canzoni al pubblico prima ancora di averle incise.

Dopo tre singoli e due EP digitali, è stato pubblicato il disco in formato fisico “Ritratti Post Diploma”, contenente 14 canzoni che esplorano i colori del pop mantenendo però una riconoscibilità nel tratto delicato con cui il cantautore siciliano dipinge le storie e le emozioni.

Il progetto, frutto del lavoro svolto in studio al fianco di Ermal Meta che ha curato la produzione artistica, è accuratamente studiato anche dal punto di vista grafico e rappresenta l’occasione per lasciarsi trasportare in un ascolto immersivo, entrando nella stanza interiore di Cordio per osservare da vicino i suoi ritratti.

In questa piacevole chiacchierata Cordio ci ha parlato del disco, della cover ma anche del sogno di scrivere un pezzo con Samuele Bersani.

Pierfrancesco, è uscito il disco “Ritratti Post Diploma”. Come hai lavorato a questo progetto?

“E’ il disco delle prime canzoni, non intese come tempo in cui sono state scritte ma come quelle in cui ho creduto, è un album adolescente, immaturo nel senso più bello del termine perché è istintivo, spontaneo, sono brani che non hanno mestiere, che parlano di quel periodo che va dalla maturità all’ingresso all’età adulta e che raccontano i sentimenti e le dinamiche di vita di quegli anni. La titletrack ad esempio è un elenco di personaggi e di persone che dopo la maturità fanno delle scelte diverse, c’è chi insegue la passione, chi si mette a posto con un pezzo di carta. “Vernice” invece è il ritratto di una storia che finisce e viene ripercorsa attraverso i ricordi. Sono brani nati anche da esigenze personali. Nelle canzoni che invece sto scrivendo adesso c’è una visione di insieme”.

Ci racconti qualcosa in più riguardo i brani “Fuori dal blues” e “Musica su Marte”?

“Fuori dal blues è una canzone che descrive in modo esplicito quello che è l’incontro di una sera. E’ l’unico pezzo prodotto da Giordano Colombo, batterista di Battiato e produttore di Gazzelle, Fulminacci, artisti che mi piacciono molto. Con lui ho discusso parecchio riguardo questa espressione che ho coniato per esprimere un concetto semplice. Il blues ha avuto origine come canto degli schiavi afroamericani e raccontava la sofferenza. Con portarmi fuori dal blues intendo dire “fammi uscire dalla sensazione di malinconia che ho addosso almeno per una sera”. Invece “Musica su Marte” è una canzone arrabbiata, scritta dopo aver visto in tv la finale di un talent. Era stato frustrante osservare il modo in cui la musica viene usata e gettata. Il talent non ha nessuna colpa se non essere un amplificatore, infatti ogni anno c’è un vincitore nuovo ed è l’emblema che non si creda più ai progetti artistici alla lunga. Un cantante funziona o non funziona, sali sul palco, canti un minuto e mezzo, per qualcuno sei bravo o fai schifo. In realtà non è così. Quando ho scritto che “una canzone vive meno di una farfalla e cade prima di un fiore in un campo di battaglia” provavo un po’ di dispiacere ma è anche un conflitto con me stesso perchè parla della fatica dello scrivere e di tradurre le proprie emozioni. E’ anche un brano speranzoso, infatti dico: potrò imparare a dire tutto in un modo diverso e provare a fare pace con me stesso”.

Il disco è prodotto da Ermal Meta, qual è il consiglio più prezioso che ti ha dato?

“Di essere autentico e di non essere muscolare nelle canzoni, nel senso che un brano è tanto più forte quanto è più fragile quello che racconti”.

C’è una traccia tra quelle presenti nel disco che ti rappresenta maggiormente in questo momento?

“Vernice perchè in questa canzone ci sono dei suoni morbidi ed è più vicina al mio gusto, rispetto ad esempio a Il Paradiso e La nostra vita che sono andate meglio dal punto di vista dello streaming ma che sono massicce dal punto di vita musicale. La prima in particolare era stata pensata per il Festival di Sanremo e ha un arrangiamento orchestrale significativo, la seconda ha un sound pop, mentre mi sento più vicino a quella delicatezza tipica della musica folk o a un pop più acustico”.

Come vedi il futuro della musica?

“Sinceramente non ne ho idea, non riesco sulla base delle mie competenze a disegnare il futuro. Al momento sono un po’ tarpato perchè vorrei poter fare concerti, live acustici, presentare il disco incontrando la gente, ma devo canalizzare questa voglia verso una direzione diversa”.

Com’è nata l’idea della cover?

“Tengo molto all’aspetto grafico, mi piacciono i dischi che hanno belle cover. Penso che se le canzoni vengono raccontate con un’immagine coerente ed evocativa diventano più affascinanti. L’ho realizzata con una ragazza di Napoli con cui collaboro da due anni, ci siamo conosciuti quando entrambi non avevamo fatto ancora nulla però avevamo la voglia io di fare un disco e lei la copertina. Ritrae me e dei miei amici, non volevo mettere la mia faccia in primo piano perchè è un lavoro collettivo nella scrittura in quanto quasi tutte le canzoni sono state scritte con altri autori o comunque confrontandomi con loro, nella produzione perchè è stata curata da Ermal a partire magari da idee mie e anche nell’ispirazione perchè i brani non parlano di me ma di altri. Volevo che fosse un disco generazionale, che raccontasse anche le persone che ho accanto”.

Ricollegandomi al titolo del disco, sei un appassionato di arte?

“Sì, ma non sono un esperto. Ho fatto il liceo con indirizzo storia dell’arte e un po’ mi è rimasta questa passione, mi piace la scrittura che evoca immagini e quindi più fotografica, ritrattistica. Ho visto recentemente una bellissima mostra a Milano di Antonello da Messina in cui erano esposti i suoi ritratti e mi sono reso conto che l’idea di restituire l’essenza di qualcosa attraverso dei tratti mi piaceva”.

Un sogno nel cassetto…

“Scrivere un pezzo con Samuele Bersani”.

di Francesca Monti

foto per gentile concessione di Mescal Music

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