Venerdì 27 novembre, in prima serata su Canale 5, prende il via la seconda stagione del murder thriller “Il Silenzio dell’Acqua”, una co-produzione tra RTI e Garbo Produzioni, che vede tra i protagonisti Camilla Filippi nel ruolo di Roberta, una donna apparentemente risolta, sposata con Andrea (Giorgio Pasotti) e mamma di Matteo, che ha uno studio in casa dove lavora la creta. La sua vita è qui e ora ma i conti con il passato prima o poi vanno saldati.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con la poliedrica e talentuosa attrice, parlando non solo del suo personaggio ma anche del romanzo “La sorella sbagliata”, del suo impegno nel sociale e dei prossimi progetti.

Camilla, il 27 novembre prende il via su Canale 5 la seconda stagione di “Il Silenzio dell’Acqua” in cui interpreti Roberta. Cosa puoi raccontarci riguardo il tuo personaggio?
“Roberta è una donna strana nel senso che non ha fatto i conti con il suo passato e cerca di non farlo entrare nella sua vita, ma non puoi sempre scappare e in questa seconda stagione dovrà affrontarlo”.
Com’è stato tornare sul set?
“Siamo tutti amici, è stato molto piacevole tornare sul set, è sempre bello lavorare con persone con cui ti trovi in sintonia, in particolare con Ambra ho un ottimo rapporto ed è stata una gioia stare insieme a Trieste, una città meravigliosa che ho conosciuto grazie alla serie”.
Ci sono dei tratti in comune tra te e Roberta?
“Ognuno di noi cerca in qualche modo di mettere le proprie esperienze nel personaggio che va ad interpretare, io sono una mamma nella vita e ho riportato magari degli automatismi, delle cose più pratiche riguardo questo ruolo, ma per fortuna con Roberta non ho punti di contatto (sorride)”.
Cosa ti ha affascinato maggiormente di questo personaggio?
“Sono una grandissima fan dei gialli, mi piacciono le cose che hanno un mistero al centro ed essere parte di un progetto simile è stato divertente. Quando leggevo il copione cercavo di capire dove si andasse a parare e chi potesse essere il colpevole”.

Ci racconti qualche aneddoto particolare legato al set della serie?
“A un certo punto mentre stavo lavorando alla serie mi sono fermata per quattro giorni perchè sono andata a sposarmi e quando sono tornata sul set con Giorgio Pasotti abbiamo girato delle scene che mi hanno fatto un po’ impressione. E’ stato strano ma non posso dire di più”.
Fai parte dell’associazione U.N.I.T.A. Come vedi il futuro del mondo dello spettacolo dopo la pandemia?
“L’arte dal dolore trova spesso motivo di ispirazione, certo quello che questa pandemia ha mostrato al nostro settore e non solo è che deve essere fatta una rivoluzione strutturale su come vengono pensati i lavori. C’è un contratto nazionale solo per i lavoratori del teatro, non per l’audiovisivo e quindi non siamo riconosciuti come categoria. U.N.I.T.A. ha tra gli obiettivi il riconoscimento del nostro mestiere”.
Hai aderito a importanti iniziative quali Every Chils is my child e Dissenso Comune. Quanto pensi che un artista nella società odierna possa fare per provare a smuovere le coscienze e cambiare il mondo in meglio?
“Penso che chi ha visibilità abbia il dovere morale di mettersi in campo per battaglie non politiche ma civili. L’ho fatto, lo faccio e continuerò a farlo perchè bisogna lottare un po’ di più per l’umanità ma anche per essere più umani. Credo che dovrebbe farlo ogni singola persona in quanto ognuno di noi ha un valore e ogni azione che facciamo ha una conseguenza. Se tutti, anche non avendo una voce, facessimo qualcosa potremmo davvero cambiare in meglio il mondo. Questa pandemia mi ha impressionato per un motivo: quando la notizia della diffusione del virus in Cina è arrivata nei nostri telegiornali pensavamo che qui non avremmo mai avuto quel problema e guardavamo quello che accadeva con quel fatalismo e menefreghismo perchè era qualcosa lontano da noi. Così ci siamo fatti trovare impreparati e il paradosso è che la stessa cosa è accaduta anche per la seconda ondata. C’è poi un altro allarme che vediamo quotidianamente, quello del cambiamento climatico e il fatto che consumiamo più di quello che il pianeta ci può dare, inquiniamo tantissimo e nel 2050 il mare sarà pieno di plastica. Durante la pandemia mi sono accorta che non posso stare a guardare senza pensare che questa problematica riguardi me, i miei figli e qualsiasi essere umano che arriverà sulla Terra dopo di noi, quindi ho iniziato a fare dei piccoli passi per diventare una persona più sostenibile”.
Ci puoi fare qualche esempio?
“Tendo ad andare in bicicletta al lavoro, così non inquino e faccio sport, ho iniziato a non comprare più i prodotti per pulire i vetri, ma utilizzo l’aceto mettendolo nello spruzzino, questo mi permette di risparmiare denaro e danneggiare meno l’ambiente. Mi sono detta che se scelgo una cosa al mese da fare tra tre anni il mio impatto sul mondo forse sarà molto minore ed è un messaggio che vorrei far arrivare attraverso i social anche alle persone che mi seguono. Inoltre durante il lockdown scrivevo il menù della settimana perchè andando una sola volta a fare la spesa non potevi comprare prodotti a caso e questa abitudine mi è rimasta. Il sabato scrivo quello che mangerò a pranzo e a cena, vado a fare la spesa e non butto via niente. E’ diventata una sorta di forma mentis, ne traggo un vantaggio economico e faccio qualcosa di positivo per il mondo. Tra le battaglie che voglio portare avanti c’è anche questa”.

Hai pubblicato il romanzo “La sorella sbagliata” che vede protagoniste due sorelle, Luciana e Giovanna, e che affronta un tema importante come la diversità. Com’è nata l’idea di questa storia?
“Io scrivo da sempre e penso che una persona non debba limitarsi nella vita, se hai scelto una strada nessuno ti obbliga a percorrere solo quella, se non le tue paure. Avevo voglia di raccontare una storia, in prima battuta ho pensato di scrivere una sceneggiatura ma mi stava stretta perchè avevo dei paletti anche solo legati al tempo mentre in un romanzo avevo maggiore libertà. Volevo indagare il senso di colpa e i rapporti di fratellanza e sorellanza in generale. Ho scelto due sorelle poichè sono una donna ed è più facile parlare di qualcosa che conosco. Giovanna, una delle due protagoniste, è spastica, ha problemi fisici ma intellettualmente è sopra la media, proprio perchè penso che il diverso sia nello sguardo dell’altro che ti guarda e si fa un’idea senza andare oltre. Quindi mi interessava far uscire questo concetto e anche la difficoltà dello stare all’interno di un rapporto in cui c’è una differenza così forte, come ad esempio quello famigliare in cui c’è sempre quella più brava a scuola, quello che guadagna di più, quello più bello. E’ un equilibrio sottile ed è complicato starci dentro ma ne vale la pena. Nel mio racconto c’è il viaggio e rappresenta la volontà di cercare di capire l’altro perchè in questo modo puoi capire anche te stesso”.
Nel primo capitolo del libro scrivi: “Ogni giorno è il giorno in cui la tua vita potrebbe cambiare, non sai se in positivo o in negativo…”, una frase che rappresenta perfettamente il periodo che stiamo vivendo. Come ti poni di fronte al cambiamento?
“Ho imparato nella vita ad accettare quello che arriva, lotto per le cose che posso cambiare ma ci sono degli eventi dei quali non possiamo essere padroni. Nel caso del lockdown io rientro tra le persone fortunate, in questo momento mi trovo a Roma, ho una casa grande e spaziosa ed è già un privilegio. Durante la prima quarantena ho cercato di usare quel tempo a disposizione per cambiare in meglio quello che avrei potuto affrontare in futuro in modo diverso. Una cosa che non ho visto fare a molte persone… Nei mesi scorsi tutti lanciavano promesse poi tanti si sono comportati come prima se non peggio”.
Hai pensato di trasporre questo romanzo in un film o in una serie tv?
“Mi auguro che possa diventare un film o una serie tv per vedere qualcuno diverso da me dare vita a questi personaggi. Il bello di uno slancio artistico è che quando doni la tua parte qualcun altro possa prenderla e aggiungere un nuovo pezzettino. Questo mi dà il senso dell’eternità e della comunità”.
Hai preso parte anche al film “Il grande passo” che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti…
“Interpreto un ruolo piccolissimo ma sono stata felice di far parte di “Il grande passo” perchè il regista Antonio Padovan ha uno sguardo poetico ed è un film pieno di amore. Stefano Fresi e Giuseppe Battiston sono due grandi attori molto divertenti e simpatici, quindi è stata una super esperienza”.
Sei anche una visual artist e qualche anno fa su Instagram hai dato vita a “Psychedelic Breakfast”. Hai intenzione di realizzare qualche altro progetto di questo tipo?
“Ho un progetto che vorrei realizzare da tempo ma devo trovare i finanziamenti, è un lavoro sugli orologi a cucù e sulla percezione che abbiamo di noi stessi e del tempo che buttiamo, però è una performance dal vivo e ho bisogno di una struttura”.
Puoi anticiparci qualcosa riguardo i tuoi prossimi impegni lavorativi?
“Sto scrivendo la scaletta del mio nuovo libro che sarà ambientato a Brescia nel 1995 e affronterà la noia nell’adolescenza e sto lavorando anche ad un podcast che parla delle lettere lasciate dagli artisti della Prima Avanguardia tra il 1850 e il 1950. Infine quest’estate ho finito di girare “La Stanza”, con Guido Caprino ed Edoardo Pesce per la regia di Stefano Lodovichi, un film tosto, un thriller dei sentimenti”.

Tra i tanti personaggi che hai interpretato, uno rimasto nel cuore del pubblico è sicuramente Cristina di “Tutto può succedere”, una serie molto amata tanto che era stata lanciata anche una petizione che ha raccolto oltre ventimila firme per chiedere la quarta stagione. Se ci fosse in futuro questa possibilità ti piacerebbe tornare a vestire i panni di quel personaggio?
“Mi piacerebbe tanto, anche solo per stare con quel gruppo di “scappati di casa” dei miei colleghi che ho amato tantissimo (ride). Quel set per me più che con il lavoro aveva a che fare con la gioia, non c’erano mai momenti di stanca, è stato bellissimo e divertente”.
Un sogno nel cassetto…
“Da quando sono mamma l’unica cosa che mi auguro è che i miei figli stiano bene, per il resto vedremo quel che arriverà”.
di Francesca Monti
foto per gentile concessione di Other Ag
