Renato Zero racconta il nuovo disco “Zerosettanta – Volume Uno”: “Un tempo eravamo tutti più inclini ad accettare la verità degli altri e a sintonizzarci con la natura”

“Zerosettanta – Volume Uno” è il nuovo disco di Renato Zero, disponibile dal 27 novembre, che chiude il cerchio disegnato da questa importante trilogia che comprende 40 canzoni inedite.

Il senso del progetto prodotto dallo stesso artista per Tattica è spingersi dove il sentiero non è ancora segnato e proprio lì lasciare una traccia.

Una trilogia che scruta e legge il presente, composta col cuore lieve di chi ha il coraggio e l’onestà delle proprie convinzioni.

In questo terzo ed ultimo capitolo, intimo, immediato e sincero come quelli che l’hanno preceduto, si snodano 13 nuovi brani e ancora una volta si ritrovano e si consolidano le collaborazioni che hanno arricchito tutti e tre i lavori. Il fil rouge che lega le nuove canzoni è ancora una volta l’amore, senza però tralasciare di mandare lucidi messaggi di denuncia sull’attualità.

Questa operazione di Zerosettanta ha dato la possibilità al mio pubblico di avere cibo in queste giornate solitarie e approfittare di un percorso musicale che penso abbia anche questa attitudine nel solleticare un po’ la fantasia e rimettere in sesto le esigenze emozionali di cui credo essere un po’ uno dei fornitori migliori”, ha detto Renato Zero durante un incontro con la stampa presentando il nuovo disco.

Tra le tracce c’è “L’Italia s’è desta?” che fotografa perfettamente una nazione disillusa e ferita, che ha perso i suoi valori:Abbiamo rinunciato pure a pane e burro per una fetta di ipocrisia, canto nel brano, e credo sia la chiave di un grande cambiamento che abbiamo fatto in ragione di un progresso che ci ha privato della fascinazione dell’osteria, dello struscio, delle partite a scopa. Un tempo eravamo tutti più inclini ad accettare la verità degli altri e a sintonizzarci un po’ di più con la natura, i tramonti, il mare. Oggi abbiamo perso il rispetto verso questo pianeta, c’è poca attenzione verso il patrimonio, la natura, questa è la nostra Italia e l’abbiamo fatta a pezzi, ci siamo liberati di tanti bei marchi, di ricchezze patrimoniali, le abbiamo elargite a paesi stranieri. Dobbiamo quindi riconquistarci la nostra dignità, il nostro valore e questa invidia che procuravamo al resto del mondo essendo un Paese con grandi talenti”.

Il disco si apre con Amara Melodia, una richiesta di scuse alle Signora Melodia oggi troppo spesso bistrattata:Dover rinunciare ad un percorso così glorioso di brani di altissima fattura mi sembra un tradimento verso la melodia italiana che ci ha regalato Volare, i Giardini di marzo, Piazza grande, delle pagine di musica di pura letteratura. Artisti che in quattro minuti riescono a raccontare una storia e a renderla credibile, facendola andare oltre il tempo e lo spazio, attraverso le parole e la melodia. Io ho sempre cercato di esprimermi nella forma più libera e costruttiva per quanto riguarda la mia musica“.

Protagonista di “L’ultimo gigolò”, con la voce megafonata di Zero, è un gigolò che ripensa con nostalgia agli occhi sognanti e alla timidezza dei primi incontri:La vocalizzazione del gigolò sta a significare che è stato quasi silenziato perchè il suo ruolo demodè non gli consente di avere una potenzialità della voce, che ho voluto dargli nella strofa successiva per agevolarlo ma il mondo non lo ha aiutato e ha lasciato spazio a un uomo molle, violento. Ho voluto che riemergesse la figura rassicurante del gigolò in contrapposizione a quella di un uomo che ha perso la sua statura“.

“Zerosettanta – Capitolo Uno” si chiude con “Un Mondo Perfetto” e la speranza di un futuro migliore: “Questa sollecitazione a sperare è sempre presente in tutti i miei dischi e concerti, intesa come speranza di migliorare le nostre condizioni umane, sociali e culturali ma anche di non perdere di vista l’obiettivo, di non abbandonare certe convinzioni, certe priorità, anche questo senso dell’equilibrio, questa consapevolezza del vivere deve essere sempre mantenuta accesa nonostante le cadute e gli ostacoli che la vita ci pone di fronte“.

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Il racconto del disco

“Zerosettanta – Volume Uno” si apre con Amara Melodia, una monumentale richiesta di scuse proprio alle Signora Melodia che, agonizzante, tenta di sopravvivere nell’era in cui karaoke e plug-in sembrano aver preso il sopravvento. Una rassegnata apologia della lucente musica vera, che lentamente muore sotto i colpi dell’appiattimento sonoro. È proprio in quest’immagine che si condensa l’esaltazione del lavoro manuale, vera forza motrice in grado di mettere a tacere gli artifici adottati oggi nella musica italiana, tutte quelle “voci lontane dal sentimento”. Il disco prosegue con Io non mi stancherò mai di te, una ballad romantica e potente, un appello rivolto alla persona amata con la preghiera di un ultimo incontro. In Orfani di Cielo, la terza traccia dell’album, Zero volge gli occhi al tetto blu del mondo, aprendo un dialogo sincero e misericordioso con una forza benevola. In un mondo in cui soprusi, incertezze, violenze e ingiustizie regnano sovrane, il brano vuole essere una preghiera rivolta proprio al cielo, perché continui ad avvolgere poeti e ladri, e a regalarci le mille meraviglie del creato, Nel finale del brano, un ultimo, significativo pensiero rivolto ai lavoratori del mondo dello spettacolo, “gente che comunica felicità, attiva, positiva, generosa e che sorride sempre”.

Nel quarto brano del disco, Zero manda una missiva ad una vecchia conoscenza, quel Nemico Caro che, offuscato dalla vanità, troppe volte gli ha teso trappole, ma che non riesce mai completamente ad allontanare dalla mente e dalla vita: “ciò che non uccide fortifica” sembra essere il messaggio della canzone, in cui Zero grida al suo detrattore “Sfidami / torna qui / dove vai / mi annoio se non ci sei”. Il disco prosegue con Io e Te, una delicata cartolina d’altri tempi. Il mittente: un uomo che ritrova il coraggio di spazzare via i grigiori della vita e lottare per preservare un sentimento purissimo, nonostante il peso dell’età che avanza e il timore di rimanere ingabbiato nelle maglie dell’amore. Una prorompente marcetta bandistica condita d’ironia, poi la voce megafonata di Zero annuncia l’entrata in scena de L’Ultimo Gigolò. La sesta traccia del disco è un brano ritmicamente sostenuto, che spariglia una volta in più luoghi comuni e schemi legnosi. Nel tran tran odierno di appuntamenti frenetici, concorrenza alle stelle e sensualità ridotta all’osso, accade che un gigolò possa ripensare con nostalgia agli occhi sognanti e alla timidezza dei primi incontri, camminando col cuore sul bavero della giacca – perché “puttane siamo tutti, romantici un po’ meno”. Ti ricorderai di me è una ballad riflessiva e profonda, dedicata alla vita e al saliscendi di emozioni contrastanti che regala, andando a segnare inevitabilmente il cammino di tutti noi.

A seguire l’irriverente Finalmente te ne vai, un brano dalle atmosfere pop, scanzonate e vivaci che dipinge con sarcastica ironia la chiusura di un rapporto di coppia. Dentro c’è la tutta la voglia di rinascita di chi, finalmente, si è liberato di un enorme fardello ed è pronto a riprendersi la sua vita… e l’argenteria!

Gli Anni Della Trasparenza è uno scorcio genuino della giovinezza più autentica, di quando ci si sente invisibili ai propri stessi occhi e a quelli di chi ci circonda, e si deve lottare strenuamente per poter affermare la propria identità. In questo immenso e coraggioso vivere, il tempo lascia “amori e stanze vuote”, ma allo stesso tempo regala ogni giorno l’entusiasmo per affrontare nuove sfide e occasioni.

La traccia dieci è dedicata al sentimento che più di ogni altro apre imponenti squarci di luce nell’oscurità: l’amore. C’è, primo singolo estratto dal disco ed uscito il 20 novembre, è introdotto dal tema di un rullante che contribuisce a creare un’atmosfera iniziale di solenne ieraticità e che passa in rassegna le varie declinazioni dell’amore. Ma è l’esserci l’uno per l’altro la dimostrazione più evidente del valore del sentimento che “c’è”.

L’Italia si desta? dipinge invece una nazione disillusa e ferita, che ha smesso di credere in quegli stessi valori che hanno contribuito a farla conoscere al mondo come “Il bel Paese”: nella terra degli spaghetti in compagnia, dei cuori grandi e dei cieli blu, sembra si sia deciso di rinunciare pure “a pane e burro per una fetta di ipocrisia / in balia di questa democrazia cieca”. Il disco prosegue con Il tuo eterno respiro, dove Zero sembra accarezzare la nostra cara Madre Terra. Un brano che è un ringraziamento sincero e misericordioso ma anche un messaggio di speranza: “Dentro di noi qualcosa si sta muovendo / forse Dio, una carezza e chissà”.

Il disco si chiude con Un Mondo Perfetto, attraverso cui viene dipinto, con romantiche melodie, un mondo idilliaco fatto di tolleranza, equilibrio, innocenza e rispetto.

di Francesca Monti

credit foto Roberto Rocco

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