Intervista con l’attore e regista Matteo Tosi che ci presenta il romanzo “Dopo di te – Oltre le onde del mare”: “La ricostruzione parte sempre dal punto di rottura, dalla catarsi, come succede a Luca ed Hélène”

Si intitola “Dopo di te – Oltre le onde del mare” l’appassionante romanzo breve a due voci dell’attore e regista Matteo Tosi, incentrato sul tema del rapporto tra una madre e un figlio. Un viaggio verso il mare che si rivela una catarsi dentro le loro vite. Un racconto di esigenza, di parole taciute e di riconciliazione.

Luca sta dormendo nel suo letto. Un incubo lo sveglia di colpo, sente il rumore di passi, la porta si apre. È Hélène: “Ti va di venire al mare?” Luca non risponde. L’orologio segna le ore 15.43. Luca è seduto in macchina, una Chevrolet d’epoca, al suo fianco la mamma Hélène. È una donna bella, elegante, che ha vissuto una vita nel jet set internazionale. Stanno percorrendo una strada sull’argine del Po, verso il mare. Luca ha tanta rabbia dentro ed è bloccato, Hélène vorrebbe che uscisse dal mondo nel quale si è rinchiuso e che ricominciasse a vivere, ma Luca non accetta che lei interferisca nella sua vita. La discussione si fa animata, una distrazione, un camion pesante attraversa la strada, l’impatto sembra inevitabile. Miracolosamente, non è successo nulla. L’orologio del cruscotto segna 16.43…

Attore, produttore e regista di spettacoli, Matteo Tosi si laurea in Discipline Arti Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna e contestualmente si diploma Attore e Operatore Teatrale. Lavora in teatro, fiction Rai e Mediaset (L’Ispettore Coliandro, Incantesimo, Carabinieri, Crimini, Nordest) e in film nazionali e internazionali. Nel 2016 è tra i protagonisti della serie filippina Dolce Amore. Ha lavorato anche con alcuni grandi nomi della musica (Zucchero, Venditti, Mango). Nel 2009 riceve il Premio Adolfo Celi al festival del Cinema di Messina e nel 2011 il Premio Euromediterraneo per la sceneggiatura del Cinemusical Opera Palladio. Per l’impegno sociale gli viene conferito nel 2015 il Giglio D’Oro.

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Matteo, è uscito il tuo romanzo “Dopo di te – Oltre le onde del mare”, che indaga il rapporto tra una madre e un figlio. Ci racconti com’è nata questa storia?

“La storia è nata diversi anni fa come soggetto cinematografico. Il progetto non è andato a buon fine, ma quando una storia esige di essere raccontata trova sempre un modo. Indagare i conflitti è parte del mio lavoro di attore, un personaggio lo si conosce solo partendo dai suoi conflitti. Ma come i personaggi anche le nostre vite ne sono piene. È necessario osservarli, comprenderli e carpirne l’origine per affrontarli e superarli. Le evoluzioni personali, le trasformazioni, avvengono solo con la presa di coscienza. La ricostruzione parte sempre dal punto di rottura, dalla catarsi. È quello che succede a Luca ed Hélène, i protagonisti del mio romanzo”.

Quanto c’è delle tue esperienze personali in questo libro?

“Il racconto non è autobiografico, ma ogni scrittore mette sempre un po’ di sé nella storia, nei luoghi in cui è ambientata e nei personaggi. Ad esempio Dopo di te – Oltre le onde del mare è ambientato in Polesine, che è la mia terra. Non ho mai pensato ad altro luogo che a questo. Questa storia aveva bisogno di un ambiente “sospeso”, avvolto da una sorta di mistero, in cui l’acqua, simbolo dell’emozione, accompagnasse simbolicamente i protagonisti verso la catarsi. Il Polesine è per eccellenza il luogo “sospeso”, in cui cielo, terra ed acqua, si fondono e confondono”.

Hai realizzato anche un emozionante book trailer. Come ti è venuta questa idea?

“Il booktrailer è una bellissima forma di promozione del libro. Prova a stimolare la curiosità del lettore con il linguaggio dell’audiovisivo. Immagini, musica e parole, cercano, in pochi minuti, di coinvolgere emotivamente, suggerire, più che la storia, le emozioni che appartengono ad essa. Il  booktrailer di Dopo di te – Oltre le onde del mare è piaciuto molto, grazie anche a straordinari artisti come l’attrice Roberta Marrelli, l’editor Andrea Bergamasco e il compositore Arn Andersson che gentilmente mi ha concesso l’uso della sua musica”.

Alla fine del book trailer c’è un ringraziamento speciale per Giacomo. Chi è?

“Più volte mi hanno fatto questa domanda. Evidentemente è un ringraziamento che ha stimolato la curiosità di molti. Si tratta di mio nipote, il primo a cui ho affidato la lettura della prima bozza. Allora era poco più che adolescente e mi incuriosiva conoscere il suo parere. Volevo un feedback di un non adulto, è stato interessante e costruttivo il suo giudizio. E’ stato il mio primo beta reader. Giacomo è un divoratore di libri con un senso critico molto spiccato”.

I due protagonisti intraprendono un viaggio verso il mare che li porterà a far affiorare ricordi e parole taciute per troppo tempo fino alla riconciliazione. Una storia che si presta ad essere raccontata in uno spettacolo teatrale o in un film. Ci hai pensato?

“Certo che sì. Il racconto nasce da un soggetto cinematografico mai diventato film, almeno per il momento. Ma come hai potuto notare, il romanzo, nella forma del diario a due voci, ben si presta alla lettura scenica. A tal punto che ho voluto inserire alcune note di regia teatrale. Alla messa in scena ci ho pensato fin dall’inizio. Spero di portarlo a teatro quanto prima e spero ne nasca un bel film”.

Sei attore, produttore e regista. Come ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo?

“E’ difficile rispondere con precisione a questa domanda, perché la passione per lo spettacolo è nata con me. Fin da piccolo scrivevo, creavo, pensavo, insomma avevo già mostrato i primi segni di una creatività poi esplosa nell’adolescenza. A 12 anni però fui colpito dal fascino del set de “La vela incantata”, film che si girava al mio paese di Gianfranco Mengozzi che poi conobbi da adulto a Roma. Ricordo ancora lo sguardo e la bellezza intrigante di Monica Guerritore e la forza espressiva di Massimo Ranieri. Forse loro contribuirono ad indicarmi la via. Dopo le medie primarie, cercavo disperatamente una scuola sullo stile di “Fame”, i famosi telefilm americani che vedevo in televisione, purtroppo in Italia non esisteva, così ho scelto di diplomarmi in Ragioneria e coltivare da me la passione per il canto e lo spettacolo. A 19 anni mi sono iscritto al Dams (Discipline Arti Musica e Spettacolo) di Bologna e durante quel periodo ho frequentato un corso di recitazione e scrittura creativa e, successivamente, mi sono diplomato Attore ed Operatore teatrale. La mia formazione è continuata poi con maestri internazionali del calibro di John Strasberg (figlio del padre fondatore dell’Actor’s Studio di New York) e Ilza Prestinari. Ho iniziato negli anni seguenti a lavorare nel cinema, nel teatro e in Tv, ad oggi mi sento di dire che l’aspetto che ha maggiormente condizionato questa scelta è stato la possibilità di vivere tante vite, tante quante non avrei mai potuto vivere nella mia vita”.

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credit foto Stefano Ferrante

Hai preso parte a serie tv di successo tra cui L’Ispettore Coliandro, Incantesimo, Carabinieri, Crimini, Nordest. C’è un personaggio tra quelli che hai interpretato a cui sei più legato?

“Dal punto di vista mediatico il personaggio di Giulio Solari di Incantesimo mi ha dato parecchia notorietà presso il grande pubblico, nonostante avessi già interpretato diversi ruoli in fiction di successo come Carabinieri, L’ispettore Coliandro (uscito anche negli Stati Uniti) e Crimini. Incantesimo mi ha permesso di fare molte altre cose, anche inaspettate, quali ad esempio essere stato scelto come testimonial di associazioni benefiche, e per tre volte come attore-lettore in Terra Santa al seguito di una troupe televisiva. Ma ho amato soprattutto girare film a tinte forti: per la regia di Ivan Zuccon, in Bad Brains, interpreto Mirco, un “misterioso” personaggio che si imbatte in una coppia di sanguinari killer, in Colour from the dark, uscito in anteprima a New York, rivesto il ruolo di un prete esorcista e in Wrath of the crows, la cui prima è stata fatta a Hollywood, sono un soldato aguzzino. Soddisfazione è stata vedere Midway di John Real, di cui io sono il protagonista maschile, in lizza per la competizione Italiana agli Oscar. E poi non posso non menzionare Dolce amore, la serie filippina di grande successo che mi ha portato in Asia con il ruolo di Silvio De Luca. Sento ancora numerosi fans filippini”.

A proposito della serie filippina Dolce Amore che differenze hai riscontrato rispetto ai set italiani?

“Non è la prima volta che lavoro all’estero e con cast internazionali e come le altre volte, anche questa, ha rappresentato l’opportunità di conoscere nuove realtà lavorative, collaborando con artisti e tecnici di altri paesi. La cosa che colpisce di più è il fatto che lavorino veramente tanto, ininterrottamente, e lo fanno sempre con grande passione e coinvolgimento. Per un italiano che ha ritmi diversi l’impatto può straniare un po’, ma una volta capito il loro modo di gestire il lavoro tutto funziona. Si respira un’aria cordiale e il rapporto con crew e attori è stato ottimo. Ho trovato molta familiarità, ma anche molta competenza nell’unità in cui ho lavorato. L’intesa con il regista Richard I. Arellano e la sua assistente Ring Santos-Perez è stata ottima”.

Nella tua carriera hai lavorato con grandi nomi della musica tra cui Mango. Che ricordo conservi di lui?

“Lo ricordo come una persona molto riservata, estremamente gentile, capace di affidarsi e fidarsi delle persone che lavoravano per lui e con lui, in primis suo fratello. La sua scomparsa è stata una grande mancanza per l’arte e la musica italiana. Oltre a Mango, ho lavorato anche con Zucchero e Venditti. La collaborazione con questi artisti risale a molti anni fa, quando vivevo ancora a Bologna”.

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credit foto Alessandro Rabboni

Come vedi il futuro del cinema e del teatro dopo la pandemia?

“È difficile capire quanto drammaticamente la pandemia abbia cambiato il mondo, anche quello del cinema e del teatro. Potrebbero essere necessari mesi per riportare tutto alla normalità pre-covid o forse ci troveremo davanti ad uno scenario completamente diverso. Questo “shock”  potrebbe servire a ripensare tante cose che non funzionano in questo settore. Una cosa è certa: il teatro, il cinema e in generale la cultura devono tornare ad essere il motore di una società, essere al centro del dibattito pubblico e politico. Devono tornare ad essere, come prima e più di prima, luoghi fondamentali di una comunità. Un paese senza cultura è un paese senza futuro, un paese morto”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“E’ difficile fare programmi in questo periodo. Nel pc c’è un file con tanti progetti, a volte penso siano troppi. In ogni caso, spero che il mio libro prosegua nel suo percorso di successo, che diventi un film e uno spettacolo teatrale. E poi…”.

Cosa ti auguri per il 2021?

“Una sola cosa: la serenità. Quando sei sereno e felice la vita è meravigliosa”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Stefano Ferrante

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