Il 3 gennaio su Rai 1 il film “Chiara Lubich. L’amore vince tutto” di Giacomo Campiotti con Cristiana Capotondi: “Mi hanno affascinato la dolcezza e la determinazione di questa donna straordinaria che aveva come obiettivo la fratellanza universale”

Cristiana Capotondi torna su Rai1 il 3 gennaio in prima serata per dare volto e anima a Chiara Lubich nell’atteso film tv, firmato dal regista Giacomo Campiotti, che vuole rendere omaggio alla fondatrice del Movimento dei Focolari nel centenario della sua nascita.

Una storia che racconta l’avventura spirituale e umana di una giovane maestra di Trento che, negli anni della Seconda guerra mondiale, si sente chiamata a costruire un mondo migliore, più unito, diventando testimone e fautrice convinta della fratellanza universale come presupposto di dialogo e pace tra gli uomini. Una figura carismatica che ha scelto l’amore come bussola della vita e che con il suo messaggio di accoglienza verso il prossimo, senza distinzioni di razza, cultura e credo religioso, ha contribuito a valorizzare il ruolo delle donne nella Chiesa e nella società tratteggiando un cammino ispirato all’unità e al Vangelo.

Ad affiancare Cristiana Capotondi troviamo Aurora Ruffino nel ruolo di Ines, Miriam Cappa in quello di Giosy, Greta Ferro in quello di Graziella, Valentina Ghelfi nel ruolo di Natalia e Sofia Panizzi in quello di Dori, Eugenio Franceschini nelle vesti di Gino e Andrea Tidona in quelle del Vescovo De Ferrari.

“Chiara Lubich. L’amore vince tutto” è una coproduzione Rai Fiction – Eliseo Multimedia, prodotta da Luca Barbareschi, il soggetto è di Giacomo Campiotti, Luisa Cotta Ramosino e Lea Tafuri che firmano anche la sceneggiatura insieme a Francesco Arlanch.

Il regista Giacomo Campiotti ha spiegato la genesi del film in un incontro stampa in streaming:Qualche mese prima di ricevere la proposta del film ispirato a Chiara Lubich, ho conosciuto un gruppo di focolarini, in un incontro per me molto importante. Studiando insieme agli altri sceneggiatori la vita di Chiara e il suo pensiero, via via mi sono reso conto di quanto fosse un personaggio originale, unico, incredibilmente “avanti”. Quanto avesse ancora da dire, e quanto il suo essere leader carismatico donna rendesse ancora più significativo il raccontare la sua vita oggi. Poi è arrivato il Covid e ho pensato che la Luce di Chiara fosse proprio necessaria e che forse questo film arriverà nelle case nel momento giusto. La sfida era quella di raccontare Chiara  senza il bisogno di farne un ‘santino’. Raccontare la sua vita in modo che potesse arrivare al cuore di tutti. Una donna laica, molto vicina a noi, che non ha fatto nulla di clamoroso, ma in tutta la sua vita, giorno dopo giorno, nelle piccole e grandi scelte, ha sempre seguito la via della giustizia, della carità e dell’amore, al servizio degli altri cercando di vivere il Vangelo. Abbiamo scelto di raccontare i primi momenti della sua opera, la scoperta della sua vocazione proprio in mezzo alle miserie della guerra, le prime scelte difficili, l’incontro con le amiche, l’emozione di condividere gli stessi ideali, vedere quanto le persone fossero pronte a seguirli e la conseguente opposizione della Chiesa, fino alla richiesta del Vaticano di farsi da parte. Ho cercato di dare il mio contributo raccontando una storia per tutti. Ho sempre detto che questa sceneggiatura è stata la più difficile della mia carriera, perché il film correva sul filo del rasoio, aveva questa grazia sottile. Abbiamo dato il nostro meglio con l’aiuto della provincia di Trento e della troupe. Il covid, mai come in precedenza, ci ha fatto capire che siamo tutti uno, o ne usciamo insieme o non ne esce nessuno. E’ un concetto che va oltre le religioni. L’essere consapevoli del dono della vita e scegliere come rapportarsi con gli altri è un diritto ma anche un dovere di ognuno di noi, non solo dei credenti. La Rai sta facendo servizio pubblico nel raccontare la storia di una persona che ha un sogno e realizzandolo cambia il mondo. Ognuno di noi ha un potere incredibile per poter migliorare le cose”

Chiara Lubich-foto di Federica Di Benedetto-altarisoluzione-1475

credit foto Federica Di Benedetto

Cristiana Capotondi dà il volto e il cuore a Chiara Lubich: “Il suo obiettivo era la fratellanza universale, oggi servirebbe quell’idea di unione nel senso di mettere insieme tutti per un fine comune. Mi porto a casa un’esperienza molto bella, immersiva, totalizzante, di fede. Abbiamo costruito questo piccolo primo focolare con le altre attrici, siamo state delle iniziatrici di questo percorso e spero possa proiettare gli spettatori in un mondo diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto fino adesso in questo anno orribile”.

Chiara Lubich-foto di Federica Di Benedetto-altarisoluzione-226

credit foto Federica Di Benedetto

L’attrice ha poi raccontato come ha preparato questo importante ruolo:Per interpretare Chiara ho guardato tantissimi documentari, ho letto le sue biografie, ho cercato di avere una visione d’insieme del personaggio ma ho temuto che fosse deviante perché raccontiamo il 1943, anno in cui c’era la guerra e Chiara non sapeva ancora dove l’avrebbe portata questo percorso. Sono partita dall’idea di essere una giovane donna alle prese con un dolore enorme nel vedere Trento, la propria città, bombardata dagli alleati. Guardando il film mi sono commossa perché la guerra è raccontata talmente bene che ti trasferisce un vero dolore. Credo mi abbia sensibilizzato ancora di più il periodo che viviamo e che già vivevamo a luglio con la pandemia e lo sfilacciamento della rete sociale. La dolcezza e la determinazione di questa donna sono caratteristiche che stimo nelle persone e forse in qualcosa io e Chiara ci somigliamo. In questo momento storico il suo messaggio credo sia di una forza politica straordinaria. Era anche una donna molto materna, pur non avendo figli ma considerando tali tutti quelli che aiutava. Ho trascorso una giornata con un focolarino, ho chiacchierato e condiviso pensieri con due ragazzi e mi ha dato una grande gioia vedere che proprio come Chiara le nuove generazioni non hanno paura del futuro. La pandemia ci ha resi più simili perché ha colpito tutti, anche se le distinzioni purtroppo permangono se penso ad esempio all’accesso alla sanità. Chiara Lubich ha avuto la forza di parlare con tutti, con il mondo ebraico e con quello islamico, con la chiesa ortodossa, come se non avesse sovrastrutture. Io arrivo da una famiglia metà ebraica e metà cristiana, ho una spiritualità del tutto personale. La religione, per come mi piace immaginare che sia stata pensata, deve muoversi verso il benessere degli esseri umani. Il movimento dei focolari comprende oltre due milioni di persone e Chiara Lubich riusciva a parlare con tutto il mondo facendo degli zoom via radio negli anni Ottanta. Sapeva che c’era bisogno di condividere i valori. Oggi abbiamo smesso di farci domande, abbiamo pudore, non diamo importanza ai valori e una figura come Chiara, intesa laicamente, e una storia come questa, con tutte le sue sfumature, sono fondamentali”. 

Chiara Lubich-foto di Federica Di Benedetto-altarisoluzione-875

credit foto Federica Di Benedetto

Aurora Ruffino interpreta Ines, un’amica di Chiara:Sono felice di aver preso parte a questo progetto speciale. Fin da subito, quando ho incontrato le altre ragazze, si è creato un rapporto forte e profondo, avevamo l’impressione di essere amiche da tempo e abbiamo fatto di tutto per mettere questo amore all’interno di ogni scena. Ci siamo supportate ogni giorno e mi porto a casa questo amore così meraviglioso. Ines è un’amica di Chiara e la stima così tanto che desidera essere come lei e questo la porta a sentirsi inadeguata, insicura, imperfetta fino ad allontanarsi. Crescendo capirà che quella sua diversità rappresenta un valore che è il più bello che abbiamo e che ci si può voler bene anche prendendo strade diverse rispetto a quelle che altri intraprendono. Ines si oppone anche alla sua famiglia per seguire quello in cui crede. Il padre sta a capo delle forze militari fasciste e lei si mette contro, va via da casa, si spoglia delle sue ricchezze, scappa dalle certezze per andare verso le cose che crede siano giuste. Mi ha colpito molto il fatto che tutte le ragazze vivevano nell’incertezza del domani essendoci la guerra ma nonostante ciò Chiara aveva l’assoluta certezza che tutto sarebbe andato bene e che Dio avrebbe indicato la strada da seguire. Nel film c’è una scena bellissima a riguardo, quella delle due uova che Chiara dona alla signora povera benché lei e le altre ragazze non avessero altro cibo in casa e poi un contadino regala loro delle uova. E’ la dimostrazione che quando fai del bene ritorna“.

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credit foto Federica Di Benedetto

Roberto Citran riveste il ruolo di Vittorio Sartori, padre di Ines che sta a capo delle forze militari fasciste: “Siamo nel 1943, il mio personaggio ha il compito di scoprire i disertori che vengono poi mandati al campo di concentramento. E’ un personaggio aspro, duro, legato alla famiglia. Il fatto che Ines segua Chiara e le sue amiche gli crea disagio e imbarazzo. Quando va a riprenderla accusa la Lubich di plagio e diventa una figura antagonista di questa donna. Abbiamo cercato di dare al personaggio diverse sfumature e alla fine emergerà anche la sua fragilità in una bellissima scena in cui riceverà il perdono e l’aiuto di Gino, un partigiano, fratello di Chiara, da lui fatto arrestare e torturare”.

Maria Pia Ammirati, direttrice Rai Fiction, ha dichiarato: “Iniziamo alla grande il 2021. Chiara Lubich è una donna borghese eppure riesce a creare un piccolo gruppo e a fare qualcosa che in pochissimi sarebbero riusciti a realizzare. Era difficile rappresentare una donna così, disegnare i tratti di un personaggio tanto importante per la Chiesa e per il dialogo interreligioso, ma il cast e la regia sono stati eccezionali. Chiara era solita dire che l’amore vince veramente su tutto e siamo felici di dare il benvenuto al nuovo anno con questa bella storia”.

Il Direttore di Rai 1 Stefano Coletta ha raccontato di aver avuto l’onore di incontrare diverse volte Chiara Lubich: “Ho avuto la fortuna di conoscere questa straordinaria donna perchè sono cresciuto con una delle sue nipoti, Agnese. Il film di Campiotti, prodotto da Luca Barbareschi, condensa in maniera molto dritta, senza retorica, questa figura eccezionale. Era una donna che aveva incontrato Dio nell’azione, più che nella mistica o nell’attività contemplativa. Sono contento di dare a questa storia l’apertura dell’anno su Rai 1 anche perché Chiara Lubich era molto legata al periodo natalizio, infatti aveva due date che la portavano a non dimenticare mai la parte emotiva della sua vita: il Natale e la Festa di San Luigi. La famiglia per lei era un focolare primario che poi ha dettato, in un momento complicato quale la guerra, la sua convinzione quasi politica che ogni incontro meritasse attenzione, curiosità e intelligenza. Iniziamo il 2021 con un messaggio di grande profondità”.

Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia autonoma di Trento, ha espresso la sua soddisfazione per la realizzazione di questo film:E’ un progetto fortemente legato al nostro territorio per la figura di Chiara Lubich e per l’operazione messa in campo. Il Trentino si riconosce in questa donna straordinaria. Il 2020 è il centenario della sua nascita e abbiamo fatto diverse iniziative dedicate. Siamo orgogliosi di aver avuto tra i nostri cittadini Chiara Lubich”. 

Il produttore Luca Barbareschi ha spiegato com’è nata l’idea di questo film:La nostra società, Eliseo Multimedia, è composta da cento persone tra registi, sceneggiatori, artisti tutti italiani e siamo riusciti a fare grandi risultati scegliendo strade difficili insieme alla Rai. Chiara Lubich era tra quelle più complicate. Non è un film religioso ma in un periodo così difficile diventa metafora di coraggio e di speranza attraverso la storia di queste ragazze che perseguono il loro sogno negli anni della guerra. Oggi, nonostante il benessere, c’è tanta tristezza nei giovani dovuta alla mancanza di sogni e di aspettative. Spero che la figura di Chiara diventi un simbolo del coraggio e dell’importanza di riunire le persone attorno a un fuoco, una luce. Lei ha avuto la forza di far dialogare le religioni e ci ricorda che nessuno di noi è uguale e che bisogna trarre arricchimento dalla diversità degli altri. Chiara Lubich è una vaccinazione per lo spirito contro la maldicenza“. 

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credit foto Federica Di Benedetto

SINOSSI: Siamo a Trento, è il 1943. La città è oltraggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Chiara, giovane maestra di scuola elementare, deve interrompere la lezione per condurre i bambini in salvo in un rifugio antiaereo. Là, nel tempo sospeso del bombardamento, ritrova alcuni amici: Ines ed Enrico, prossimi al matrimonio, Natalia e Dori che sognano anche loro una famiglia. Chiara invece vorrebbe solo avere delle risposte ai grandi interrogativi che la attanagliano. Alla fine dell’allarme, Trento mostra le sue ferite tra le macerie. Chiara ritrova i genitori e le sorelle. Suo fratello Gino, medico dell’ospedale, è impegnato a curare i tanti feriti. Qui Chiara vede la tragedia con i suoi occhi. Tutto il suo mondo trema. Afflitta dalla devastazione e dal dolore che vede intorno a sé, Chiara cerca disperatamente di dare un senso a quanto sta accadendo. La situazione peggiora all’indomani dell’armistizio di Badoglio dell’8 settembre. Il Paese è allo sbando. Gino decide di unirsi ai partigiani e combattere in prima linea. Enrico ed Ines rimandano le nozze perché il ragazzo decide di affiancare invece i soldati tedeschi. I progetti di tutti sono messi in discussione. Chiara, alla ricerca disperata di un senso, vaga per la città distrutta e, davanti ad una statua della Madonna, si sente chiamata a consacrarsi a Dio, l’unico ideale che sembra non crollare. La decisione di vivere concretamente il Vangelo, condiviso con le sue amiche, scatena le reazioni dei benpensanti, tra cui il padre di Ines, un gerarca fascista che ha minacciato di morte Gino, e che non tollera che la loro figlia frequenti Chiara. “Che tutti siano uno” è questo il versetto del Vangelo che più ha colpito Chiara e che diventa il suo programma di vita, scandaloso e incomprensibile per chi, stremato dalla guerra, cerca prima la vendetta della giustizia. Mentre tutti riparano in montagna, Chiara, a malincuore, si separa dalla sua famiglia e decide di rimanere a Trento per aiutare chi ha più bisogno. La stessa scelta viene fatta dalle sue amiche e le ragazze trovano una casa dove poter vivere insieme. Nascerà così quello che sarà poi chiamato il primo ‘focolare’, il nucleo iniziale della nuova comunità attorno a cui si svilupperà il Movimento. Sebbene la diffidenza nei loro confronti aumenti, Chiara e le sue compagne vanno avanti per la loro strada e si dedicano ai più disagiati, ai malati, ai poveri. Nel clima d’odio che il conflitto ha generato, si preoccupano di favorire la riconciliazione, sanare le ferite e progettare un futuro migliore per l’umanità. Quando Gino viene arrestato tra i partigiani in montagna, Chiara è costretta a chiedere aiuto proprio al padre di Ines il quale però si rifiuta di aiutarla e la accusa del furto di un gioiello di famiglia che in verità Ines aveva donato alla causa del focolare. La guerra finalmente finisce e Chiara può riabbracciare la sua famiglia ma la realtà è cambiata. Ora è il padre di Ines a chiedere d’intercedere per la sua vita… Intanto intorno a Chiara si sono radunate sempre più persone, dando così vita al Movimento dei Focolari. Una donna a capo di un movimento laico, impone l’intervento del Sant’Uffizio… Chiara Lubich è la storia di una giovane donna e il suo sogno: realizzare la fratellanza universale. Al centro dei suoi dialoghi di pace spiccano la forza dell’amore e la solidarietà che può costruire ponti tra gli uomini di qualunque razza o fede religiosa. Il film è il ritratto di una donna libera, appassionata e coraggiosa.

di Francesca Monti

credit foto copertina Federica Di Benedetto

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