Papa Francesco nell’intervista in esclusiva mondiale al Tg5: “In questo momento la classe dirigenziale tutta non ha il diritto dire “io”, si deve dire “noi” e cercare un’unità davanti alla crisi”

In questo momento la classe dirigenziale tutta non ha il diritto dire “io”, si deve dire “noi” e cercare un’unità davanti alla crisi“, ha dichiarato Papa Francesco nell’intervista in esclusiva mondiale al Tg5 andata in onda domenica 10 gennaio, alle ore 20.40 su Canale 5.

Nel colloquio con il giornalista Fabio Marchese Ragona, avvenuto nella residenza Santa Marta in Vaticano, il Pontefice ha affrontato vari temi, tra cui la pandemia, il vaccino, i disordini negli Stati Uniti, l’aborto, la politica e com’è cambiata la sua vita a causa del virus.

“La classe dirigenziale ha il diritto di avere punti di vista diversi ma in questo tempo si deve giocare per l’unità, sempre. Per esempio, la lotta politica è una cosa nobile, i partiti sono gli strumenti. Quello che vale è l’intenzione di fare crescere il Paese. Ma se i politici sottolineano più l’interesse personale all’interesse comune, rovinano le cose. Passata la crisi ognuno ritorni a dire “io”, ma in questo momento, un politico, anche un dirigente, un vescovo, un sacerdote, che non ha la capacità di dire “noi” non è all’altezza. Deve prevalere il “noi”, il bene comune di tutti. L’unità è superiore al conflitto. Bisogna sottolineare l’unità, del paese, della chiesa e della società. Chi dice che ‘in questo modo si possano perdere le elezioni’ dico che non è il momento, questo è il momento della raccolta. L’uva si raccoglie in autunno, questo è il momento di pace e non di crisi, bisogna seminare il bene comune. Perdi un’opportunità la storia te ne darà un’altra. Ma non fare il tuo negoziato, il tuo negozio sulla pelle dei fratelli e delle sorelle che stanno soffrendo per la crisi“, ha affermato il Pontefice.

Sulla pandemia e sull’incertezza del futuro Papa Francesco ha spiegato la strada per una ripartenza migliore:Da dove possiamo ripartire? Io parto da una certezza. La pandemia è stata una crisi durata un anno e che continua ancora oggi. Ma da una crisi non si esce mai come prima, o se ne esce migliori o peggiori. Questo è il problema: come fare per uscirne migliori e non peggiori? Cosa ci aspetta nel futuro? È una nostra decisione. Se vogliamo uscirne migliori dovremo prendere una strada, se vogliamo riprendere le stesse cose di prima la strada sarà negativa. E oltre alla pandemia ci sarà una sconfitta in più: quella di non esserne usciti migliori. Dobbiamo fare un’analisi molto forte delle situazioni brutte che oggi si vivono nel mondo. Pensate ai bambini senza scuola e che soffrono la fame. Ci sono le statistiche delle Nazioni Unite che sono spaventose. Pensate ai bambini che sono nati con la guerra, da dieci anni vivono in guerra e che non sanno cosa sia l’odore della pace. Una domanda che tutti ci dovremmo fare è questa: cosa possiamo fare per poter far andare a scuola e per far avere da mangiare a tutti i bambini? Un altro problema riguarda le guerre perché c’è già la terza guerra mondiale, non coinvolge tutto il mondo ma esistono le guerre. E quindi dovremmo chiederci quale sia la strada per la pace. Dobbiamo uscirne considerando le cose concrete, nessuna fantasia: cosa possiamo fare per cambiare questa situazione? Le statistiche dicono che togliendo un mese di spese di guerra potremmo dare da mangiare a tutta l’umanità per un anno. Dobbiamo prendere coscienza di questa drammaticità del mondo, non è tutto una festa. Per uscire da questa crisi a testa alta e in modo migliore dobbiamo essere realisti”.

Il Papa ha poi affrontato il tema dell’aborto: “Qualcuno dice che se c’è una cosa si può fare, la religione ci capirà. Ma il problema della morte non è un problema religioso, è un problema umano, pre-religioso, è un problema di etica umana. Poi le religioni lo seguono, ma è un problema che anche un ateo deve risolvere in coscienza sua. Io faccio due domande a una persona che mi fa pensare a questo problema. Io ho il diritto di fare questo? La risposta scientifica: la terza settimana, quasi la quarta, ci sono tutti gli organi del nuovo essere umano nel grembo della mamma, è una vita umana. Io faccio questa domanda: è giusto cancellare una vita umana per risolvere un problema, qualsiasi problema? No, non è giusto. E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Uno che uccida la vita umana? Questo è il problema dell’aborto. Scientificamente e umanamente”.

Tra le tematiche di cui ha parlato il Pontefice c’è anche quella dello scarto:I bambini non producono e vengono scartati. Gli anziani non producono e vengono scartati. Scartare gli ammalati o accelerare la morte quando è terminale… Scartare affinché la cosa sia più comoda per noi e non ci porti tanti problemi. Questa è la cultura dello scarto. Scartare i migranti: sulla nostra coscienza pesa la gente che è affogata nel Mediterraneo perché non la si lasciava venire. Come si gestisce dopo, quello è un altro problema che gli Stati devono affrontare con prudenza e saggezza ma lasciarli affogare per risolvere un problema dopo non va. Nessuno lo fa con intenzione, è vero, ma se tu non metti i mezzi di aiuto è un problema. Non c’è intenzione ma c’è intenzione. In questa cultura dello scarto ci vuole una cultura dell’accoglienza: invece di scartare accogliere. Non vale la cultura dell’indifferenza. Questa è la strada per salvarci, la vicinanza, la fratellanza, il fare tutto insieme“.

L’intervista in esclusiva mondiale del Tg5 a Papa Francesco è stata seguita da 5.401.000 spettatori con una share del 19.05%.

Gli argomenti trattati- in particolare quelli sul vaccino e l’assalto alla Casa Bianca – che hanno trovato massima eco sulla stampa italiana e internazionale. Tutti i principali media del mondo hanno riportato le parole di Papa Francesco. Tra questi New York TimesWashington Post, CNN, NBC, ABC.

La serata dedicata a Papa Francesco è proseguita con la riproposizione del film “Chiamatemi Francesco – Il Papa della gente” (2.615.000 spettatori) e dallo speciale Tg5 “Il mondo che vorrei – Il Messaggio” condotto da Cesara Buonamici (1.056.000 spettatori). Ospiti in studio: Luciano Fontana (direttore Corriere della Sera), Elisabetta Piqué (giornalista e biografa di Sua Santità), Don Marco Pozza (cappellano del carcere di massima sicurezza Due Palazzi, di Padova) e l’attore Carlo Verdone.

Per rivedere l’intervista del TG5 a Papa Francesco:

https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/tg5/il-mondo-che-vorrei-parla-papa-francesco_F310742101000101

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