Intervista con Fabrizia Sacchi: “Il ruolo di Lucia Maione ne Il Commissario Ricciardi mi ha permesso di esplorare la donna, la mamma, la tragedia, la commedia. Il mio sogno nel cassetto è fare la direttrice artistica di un teatro”

Simpatia, dolcezza, umiltà e capacità di interpretare ruoli diversi con grande intensità: Fabrizia Sacchi è una delle attrici più versatili del panorama italiano e in trenta anni di carriera ha spaziato tra cinema, teatro, serie tv, affrontando con passione, impegno ed entusiasmo ogni sfida e ottenendo la candidatura ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento per la migliore attrice non protagonista per il film “Viaggio sola”.

A breve Fabrizia Sacchi sarà impegnata su Rai 1 nella serie “Il Commissario Ricciardi”, in cui interpreta Lucia Maione, ma in questa piacevole chiacchierata ci ha parlato anche de “L’amica geniale”, dei prossimi progetti, dell’Associazione U.N.I.T.A. di cui è vicepresidente e del sogno di diventare direttrice artistica di un teatro.

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foto dalla pagina Facebook Il Commissario Ricciardi

Fabrizia, nella serie “Il Commissario Ricciardi” tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni e in onda dal 25 gennaio su Rai 1, interpreta Lucia Maione. Cosa può raccontarci a riguardo?

“Lucia è la moglie di Raffaele Maione (Antonio Milo), il braccio destro del Commissario Ricciardi (Lino Guanciale), è una donna del popolo, una moglie e madre. Siamo negli anni Trenta e le donne di quell’epoca portavano avanti la famiglia, erano dei pilastri e permettevano agli uomini di fare il loro lavoro senza doversi preoccupare di niente. Lucia è un personaggio archetipico, è una grande donna che ha sofferto una tragedia incredibile perché ha perso il suo primogenito e ad inizio serie porta ancora quel lutto interiore, quella malinconia che non riesce a togliersi di dosso ma nonostante questo si prende cura degli altri quattro figli e trova anche il tempo per essere gelosa di Maione che è molto legato a lei. Ho voluto a tutti i costi questo ruolo perché ti permette di esplorare la donna, la mamma, la tragedia, la commedia. Il dialetto napoletano poi consente di alleggerire il tutto”.

Come si è preparata per interpretare questo personaggio?

“Mi sono preparata facendo le stesse cose di Lucia: cucinando, stando a casa con mia figlia, riprendendo il napoletano, entrando nell’atmosfera casalinga, intesa come calore famigliare, in contrapposizione alla durezza interiore dovuta al dramma. Sono andata a scavare dentro di me per ritrovare il dolore di un lutto vissuto giorno per giorno avendo accanto una famiglia e quindi l’affetto e l’amore. Erano linee emotive diverse tra di loro che però dovevano essere messe insieme e raccontate. Ho fatto un training destrutturato e quando sono andata sul set ho rimesso insieme i fili grazie anche al regista Alessandro D’Alatri che è bravissimo, ti mette a tuo agio e ti consente di fare la tua proposta. Io ho un metodo particolare per affrontare i personaggi, devo viverli sulla mia pelle, devono scoppiare dentro di me altrimenti non vengono bene”.

La serie è ambientata a Napoli. Com’è stato girare nella sua città?

“Le riprese degli interni di casa mia sono state effettuate a Taranto, dove non ero mai stata. E’ molto bella e assomiglia un po’ a Napoli. Quando poi abbiamo girato gli esterni nella mia città è stato magnifico, è un grande utero materno in cui rientri e trovi calore. In qualche modo per me recitare significa potermi lasciare andare e lavorare in una situazione linguistica che ti appartiene profondamente, ancora di più dell’italiano, perché il dialetto è l’espressione più verace di una persona mi ha dato questa possibilità. E’ stato tutto molto facile da un certo punto di vista e anche straziante perché sia Napoli che il personaggio hanno momenti laceranti, ma questo fa parte della bellezza”.

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credit foto ufficio stampa Rai

A proposito di Napoli e di serie tratte da romanzi, è stata tra i protagonisti, nel ruolo di Lidia Sarratore, de “L’amica geniale” che ha avuto un successo planetario…

“E’ stata un’esperienza stupenda perché si entrava in una mega produzione che era molto americana. Abbiamo girato un’intera puntata a Ischia e avevano ricostruito la terrazza del residence dove la famiglia Sarratore avrebbe soggiornato per quelle tre settimane e poi l’hanno abbattuta. Quindi da un lato c’era la grandezza della produzione, la cura, l’attenzione per ogni reparto, dall’altro il magnifico Saverio Costanzo che è un poeta. Il linguaggio con cui parlano gli attori è metaforico e interessante. I personaggi della Ferrante erano già sedimentati nell’immaginario collettivo, infatti anche a Ischia venivamo fermati da persone che ad esempio arrivavano dal Brasile perché sapevano che stavamo girando L’amica geniale e venivano sul set con i libri in mano per farci fare l’autografo. Mi è piaciuto molto interpretare Lidia Sarratore, una donna che sta nel quartiere e poi decide di andare via ma è tormentata, perché il marito la cornifica in continuazione, che litiga con la vicina ed è guardata in maniera strana. Sono stata fortunata perché ne L’Amica geniale c’erano personaggi molto umani e sfaccettati e anche a livello produttivo avevamo tanto tempo per stare su una battuta o su una scena. Questo nobilita il nostro lavoro”.

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Tornando a Lucia Maione, non è la prima volta che affronta in una serie il ruolo di una mamma che si trova a vivere un grande dolore quale la perdita di un figlio, penso ad esempio a “Pezzi Unici” in cui interpretava Chiara Fanti…

“E’ vero. “Pezzi Unici” era proprio incentrato sulla perdita, sul post mortem del figlio di Chiara, sulla relazione difficile con il marito a cui dava il volto Sergio Castellitto. E’ stata una full immersion in una direzione, quella della rabbia e del dolore e non c’era qualcosa che li mitigasse”.

Nella sua carriera ha spaziato tra cinema, tv, teatro. C’è un lavoro a cui è più legata?

“Sicuramente porto nel cuore Anna che ho interpretato nel film “Ormai è fatta!” del 1998 di Enzo Monteleone, che ho girato in due giorni perché ero in tournée, con Stefano Accorsi che interpretava Horst, mio marito, che era stato in carcere e poi in ospedale. Ci sono questi lunghi primi piani in silenzio che per quanto mi riguarda sono una sintesi perfetta di cinema. Sono legata anche a “Paz!”, un film molto divertente con la regia di Renato De Maria”.

C’è un personaggio che le piacerebbe portare a teatro o sullo schermo?

“In questi giorni inizio il lavoro su un personaggio interessante, che non vedo l’ora di portare sul palco. Si tratta di un testo molto difficile di Tennessee Williams, “The Two-Character Play”. Amo dedicarmi a tanti ambiti diversi, cambiare mezzo è importantissimo ma per me il teatro ha un ruolo fondamentale. Uno spettacolo ad esempio che rifarei domani è “Servo per due” con Pierfrancesco Favino con cui abbiamo girato i teatri più grandi d’Italia, abbiamo fatto ridere e divertire le persone, ballato e cantato. Sarebbe un regalo poterlo riportare in scena”.

E’ vicepresidente dell’associazione U.N.I.T.A. Quali sono i vostri obiettivi e come vede il futuro del mondo dello spettacolo dopo la pandemia?

“Durante il primo lockdown ho fondato insieme ai miei colleghi l’associazione di categoria più importante in questo momento, U.N.I.T.A., di cui sono vicepresidente. Abbiamo già raggiunto tanti obiettivi, il Mibact ha stanziato due fondi, Ristori e di Garanzia, firmato pochi giorni dal Ministro, che sono una nostra proposta e sono delle tutele per i lavoratori perché nel caso si dovesse fermare una produzione teatrale per il covid lo stato rifonde l’attore e non solo il datore di lavoro. Secondo me la nostra categoria sta facendo passi da gigante, stiamo combattendo varie battaglie, però bisogna riaprire cinema e teatri il prima possibile. Questa pandemia durerà ancora per diversi mesi quindi restiamo chiusi fino a ottobre e facciamo morire una filiera importantissima o riapriamo in sicurezza? Il live non si potrà mai sostituire con altri mezzi”.

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credit foto Luisa Carcavale

Facciamo un passo indietro fino al suo film d’esordio, “Tracce di vita amorosa”. Che ricordo conserva?

“Non sono una che appende in camera i poster dei film che fa, l’unico del quale ho voluto una gigantografia è quello di “Tracce di vita amorosa”. E’ stato il mio esordio, avevo 18 anni e sono stata scoperta per strada da Peter Del Monte. Non sapevo nemmeno di cosa stessimo parlando e prima di allora non avevo neanche pensato di fare l’attrice. E’ stato un incontro fortuito che mi ha cambiato la vita. Il film fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia ma non fu accolto molto bene perché era un po’ triste, aveva questa colonna sonora di Piovani che era stupenda ma lenta. Del Monte è un regista molto sensibile, ricordo che mi ha fatto mettere una parrucca con i capelli corti e mi ha fatto capire in maniera involontaria quale sarebbe stata la mia strada nella vita. E’ un film che porto nel cuore”.

In quali progetti la vedremo prossimamente impegnata?

“Ci sono dei progetti di cui ancora non posso parlare. Nonostante lo spettacolo dal vivo sia fermo, l’audiovisivo sta lavorando ed è un periodo fertile. Sto girando una serie per Netflix, “Lunapark”, e poi mi vedrete in “Rocco Schiavone 4″. La terza stagione è finita a metà puntata, è stata spezzata la storia e riprenderà nella quarta”.

Ha anche prodotto la web serie “Il prete”. E’ un’esperienza che pensa di ripetere in futuro?

“Con questa serie web, che mi è piaciuta molto, mi sono resa conto che devi avere dei contenuti fortissimi. La produzione è un mio vecchio pallino, ho prodotto il primo video di Luca Guadagnino, posso dire di averlo scoperto perché gli ho commissionato la clip di “L’uomo Risacca” di un gruppo napoletano, I Residante, che è stata presentata nel 2000 al Bellaria Film Festival Anno Zero, diretto da Enrico Ghezzi. Ora mi piacerebbe fare la direttrice artistica di un teatro, è il mio sogno nel cassetto”.

Cosa si augura per il 2021?

“Mi auguro un ritorno alla normalità per tutti. Vedo intorno a me persone che hanno esaurito tutte le loro risorse, hanno cucinato tutti i piatti possibili, pulito le case, cambiato ordine dei mobili e non sanno più cosa inventarsi. Abbiamo una grande voglia di uscire di casa, di incontrarci e fare le cose insieme. Mi auguro che sia l’anno della svolta e non l’anno ponte, che a breve possa esserci una vera ripartenza”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Luisa Carcavale – Grazie a Simona Canali di TNA S.n.c.

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