Varianti del Covid, scioperi polacchi e privacy a “Tv7”

Tv7, il settimanale di approfondimento a cura del Tg1, in onda venerdì 12 febbraio a mezzanotte, è entrato in esclusiva nella stanza ad alto bio-contenimento degli ‘Spedali civili’ di Brescia dove sono state isolate le varianti inglese, brasiliana e sudamericana del Covid-19. “Il 60% dei campioni analizzati appartiene a quella inglese – ha detto Arnaldo Caruso, direttore del laboratorio di microbiologia e presidente dei virologi italiani – il vaccino risulta efficace ma la contagiosità è altissima”. In provincia di Brescia sono stati isolati anche due casi  di sudafricana: “E’ quella che ci preoccupa maggiormente – ha spiegato il professor Caruso – perché più resistente ad alcuni vaccini”…
Dolori lancinanti al torace e alle ossa, fiato corto, problemi di coagulazione del sangue. E ancora: perdita di capelli, rush cutanei, stanchezza cronica. Sono le storie dei pazienti Covid il cui calvario sembra non finire mai. Sono migliaia, infatti, quelli che hanno contratto il virus nella prima ondata della pandemia e che ancora oggi fronteggiano i disagi di una malattia cronica che investe le loro vite private e lavorative; rischiando, superati i 180 giorni di malattia, anche di perdere il posto di lavoro.
Quasi tutta l’Italia, intanto, è in zona gialla e il Piemonte, quarta regione per numero di decessi da covid, è in giallo dal 1 febbraio. Tv7 è stato a Torino, tra gli spostamenti del mattino di lavoratori e studenti all’aperitivo del pomeriggio, passando per gli acquisti al mercato e al centro commerciale e il pranzo al ristorante, per documentare come si vive a quasi un anno dallo scoppio della pandemia. La città si muove a scartamento ridotto, il traffico è inferiore del 20% al febbraio 2020. Per Maria Teresa Fenoglio, psicologa dell’emergenza, chi soffre di più per il cambio drastico di abitudini sono i giovani e gli anziani, e tutti viviamo un grande conflitto interiore tra il desiderio di riappropriarci della normalità e il timore che abbassando la guardia possiamo essere contagiati.
A Varsavia, invece, è guerra aperta fra le donne e la coalizione sovranista di governo sul diritto all’aborto. Unite dall’hashtag ‘straik kobiet’, ovvero ‘sciopero delle donne’, sono tornate ad occupare le piazze per protestare contro una sentenza della corte costituzionale, entrata in vigore il 27 gennaio, che restringe ulteriormente questo diritto. “La nostra è una guerra contro i fondamentalisti religiosi, che hanno in odio i diritti umani e soprattutto quelli delle donne”, dichiara la leader del movimento Klementyna Suchanow, nel reportage dalla Polonia.
Cherif Karamoko, 20 anni, viene dalla Guinea. Con il padre assassinato e la madre morta per l’epidemia di Ebola, Cherif decide di raggiungere il fratello, fuggito in Libia. La sua è la storia di un ragazzo con in testa un miraggio d’Europa e il sogno di diventare calciatore. Nella traversata del Sahara viene rapito, torturato, abbandonato. In Libia riesce a imbarcarsi: il barcone affonda e il fratello, prima di scomparire, gli mette un salvagente al collo. Chérif arriva in Italia, i polmoni bruciati dalla benzina inalata nel naufragio. Ma il calcio è la sua ragione di vita, la corsa l’unico modo per sfogare il dolore.  Viene notato dal Padova, con cui nel 2019 esordisce in Serie B. Ora che il Covid ha fermato la sua carriera, Chérif ha raccontato il suo viaggio in un libro scritto con Giulio Di Feo, giornalista de La Gazzetta dello Sport: “Voglio dire ai ragazzi che perdere i genitori, perdere tutto, non è per forza la fine. Può essere l’inizio”.
Sono almeno 50mila le persone che usano l’applicazione Clubhouse. Il nuovo social crea gruppi che discutono a tema solo con la voce e solo in diretta. Eroderà lo spazio della radio? Ne parla Pablo Rojas, giornalista di Radiouno che vive tra il media tradizionale e il nuovo social: “Per capire tutte le potenzialità professionali e private del mezzo, vivo connesso praticamente 24 ore al giorno” racconta. Ma quali sono le implicazioni per la privacy e la gestione dei dati? Lo spiega l’avvocato Ernesto Belisario.
E infine, per “Come eravamo”, dagli archivi di Tv7, le sciatrici e gli sciatori azzurri che si preparano ai giochi invernali dell’Olimpiade di Innsbruk del 1964. Gli allenamenti in val d’Isere, su piste ripidissime, gelate, paurose. Su e giù tutto il giorno, 20 discese al mattino, 20 discese al pomeriggio. Il commissario tecnico dei discesisti rivela: “Gli atleti raggiungono anche i 130 chilometri orari, per perfezionarli a volte li facciamo sciare con occhiali scuri così imparano a percepire il terreno, anche senza vederlo”.

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