Mercoledì 10 marzo alle 21,25 in prima visione su Rai 1 va in onda il film “La bambina che non voleva cantare” di Costanza Quatriglio: “Mi sono innamorata subito di questa bimba dalla voce prodigiosa con il cuore ferito per l’instabilità emotiva della madre”. Le dichiarazioni del cast

Mercoledì 10 marzo alle 21,25 in prima visione su Rai 1 va in onda il film “La bambina che non voleva cantare” di Costanza Quatriglio, liberamente ispirato a “Il mio cuore umano” di Nada Malanima (Edizioni di Atlantide), che racconta non solo gli esordi della carriera luminosa dell’artista, ma anche i sentimenti, le motivazioni, le ferite e il coraggio che l’hanno spinta a diventare un personaggio di riferimento della musica italiana. Prodotto da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction, vede nel cast Tecla Insolia, Carolina Crescentini, Sergio Albelli, Paolo Calabresi, Giulietta Rebeggiani, Massimo Poggio, Paola Minaccioni e Nunzia Schiano.

Nella campagna toscana dei primi anni Sessanta vive la piccola Nada. Il suo universo è composto da nonna Mora, dalla sorella Miria, dal babbo Gino, un uomo buono e silenzioso, e dalla mamma Viviana, spesso preda di forti depressioni che la tengono lontana dalla figlia e dal mondo. Quando suor Margherita scopre il talento di Nada per il canto, il cuore fragile della bambina si convince che solo la sua voce prodigiosa ha il potere di far guarire la mamma.
E così, tra la gioia di veder la madre finalmente felice e la paura che la malattia si possa riaffacciare all’orizzonte, Nada cresce accettando ciò che Viviana desidera per lei, fino a quando quel grande talento sopravvivrà persino alle sue stesse paure: tutti scopriranno presto la voce unica di quella bambina che non voleva cantare.

Nada, con un videomessaggio nel corso di un incontro stampa in streaming, ha raccontato come è nato il film: “Sono la bambina che non voleva cantare. Pensate se avessi voluto… Qualche anno fa ho scritto il libro Il mio cuore umano, un romanzo che parla della mia infanzia e del mondo in cui sono cresciuta. Avevo lasciato il paese contro la mia volontà e non avevo più avuto modo di rincontrare in una maniera vera quelle persone che per me erano davvero importanti. Sentivo quindi il desiderio di riscoprire le mie radici e riappacificarmi con gli altri ed è stato un viaggio nella memoria. Quando è uscito il libro Costanza Quatriglio si è innamorata di questa storia che parte da me ma è universale. La regista è riuscita ad approfondire le varie tematiche e gli attori sono stati tutti bravissimi e hanno dato il meglio di loro stessi. Li ringrazio per questo. Non avrei mai immaginato che da quel libro sarebbe nato un film”.

La regista Costanza Quatriglio ha spiegato in che modo ha lavorato per la realizzazione di quest’opera: “Alla fine del 2008 sono andata ad una presentazione del libro “Il mio cuore umano” a Roma, dove c’era anche Mario Monicelli e ho conosciuto Nada con cui nel 2009 abbiamo fatto il documentario ispirato al suo racconto autobiografico. Dopo quel lavoro ho iniziato a immaginare “La bambina che non voleva cantare”. Ho custodito per tanto tempo questa storia con la voglia di raccontare questi personaggi, dalla mamma prigioniera della depressione, al maestro romantico che insegna a Nada le canzoni d’amore attingendo anche alla tradizione della canzone italiana, così come ho creduto in Suor Margherita, che è maldestra ma piena d’amore. Mi sono innamorata subito di questa bimba dalla voce prodigiosa con il cuore ferito per l’instabilità emotiva della madre, così ho pensato a un film che unisse la favola con la musica, personaggi lievi e vitali insieme con i lati più oscuri dell’animo umano, la potenza del talento e della vocazione con le paure più segrete dell’infanzia: il timore dell’abbandono, di non essere amati abbastanza, della morte dei genitori. Nada canta per Viviana dedicando a lei ogni parola delle canzoni d’amore che il maestro Leonildo le fa conoscere”.

Una storia che passo dopo passo è stata costruita dalla regista insieme a Nada: “Con lei abbiamo parlato dei genitori, abbiamo cercato di creare una drammaturgia che avesse un percorso di svelamento sul papà, questo uomo che sembra distante ma che è anche mite, è un antieroe tanto è vero che poi sa quando è il momento di fare le cose giuste. C’è quando serve, come fanno i Padri con la p maiuscola. Attraverso i testi che parlano di sentimenti, il film è anche un viaggio nella canzone italiana di quegli anni. Mina, Vanoni, Paoli, Claudio Villa: la musica ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, facendoci immergere nella nostra tradizione e nel nostro immaginario. Abbiamo fatto una specie di gioco per trovare le canzoni per le gare di canto e abbiamo sfogliato un quaderno che esiste davvero e che Nada conserva ancora. Le canzoni che abbiamo scelto sono le stesse che sentivo cantare da bambina da mia zia. Nada non è mai venuta sul set e mi ha lasciato lavorare seguendo il mio percorso”.

credit foto Fabrizio Di Giulio

A interpretare la cantante da adolescente è Tecla Insolia, seconda classificata al Festival di Sanremo 2020 e vista recentemente nella serie “Vite in fuga”: “E’ un personaggio travagliato, complesso e leggero, stiamo parlando di una bambina e di un’adolescente cresciuta negli anni Sessanta. Nada inizia a cantare perché pensa sia una sorta di cura per la madre ma ha questo rapporto con la musica molto complicato perché non capisce se sia davvero quello che le piace fare o se canta solo per la madre. Alla fine si rende conto che è un mezzo per esprimere la rabbia e i sentimenti che prova. I miei genitori sono di origine siciliana ma sono nata e vivo in Toscana, in provincia di Livorno, quindi avevo il compito agevolato anche nell’accento toscano da dare al personaggio. Ci sono così tante emozioni e situazioni che combaciano in un modo stupefacente che mi hanno stupito molto quando leggevo la sceneggiatura. Io e Nada arriviamo da epoche, situazioni di vita e percorsi diversi ma avere affrontato il palco di Sanremo penso che mi abbia aiutato. Il lavoro dell’attore sta nell’utilizzare anche le sensazioni che hai vissuto, per masticarle ed esprimerle in modo differente”.

Carolina Crescentini con Giulietta Rebeggiani – credit foto Fabrizio Di Giulio

La mamma di Nada, Viviana, è impersonata da Carolina Crescentini: “E’ una donna e una mamma molto complessa. Il talento di Nada per lei non è qualcosa da sfruttare per arrivismo ma una possibilità di vivere una vita diversa e di viaggiare. Ad esempio Miria, l’altra figlia, ha accettato serenamente la vita che le si prospetta perché non ha avuto una strada alternativa. Viviana è madre ma anche una sorta di sorella gemella per Nada e alla base c’è un enorme amore per la figlia, anche quando non è in grado di esprimerlo perché in balìa dei farmaci. Per imparare il dialetto toscano abbiamo lavorato con un coach, Michele Crestacci (che compare nel film nel ruolo del presentatore che consegna il premio a Nada nella sua prima uscita pubblica al Lido di Camaiore) e ho guardato su Youtube i video delle sartine. Sono diversa da Viviana ma ogni volta che ho studiato con Costanza abbiamo trovato un punto di contatto che non so dire quale sia esattamente ma è stato una sorta di epifania emotiva. Ci sono tanti sentimenti che mi hanno emozionato, io non sono mamma ma ho cercato di immedesimarmi nelle emozioni che prova verso sua figlia”.

Paolo Calabresi e Giulietta Rebeggiani – credit foto Fabrizio Di Giulio

Paolo Calabresi veste i panni del maestro di canto Leonildo: “E’ una storia di crescita bellissima e difficile, di cui mi sono innamorato subito. Le due battute finali riassumono il significato di tutto il film. Sono tendenzialmente malinconico e quando ho rivisto La bambina che non voleva cantare mi sono emozionato diverse volte. Io ho avuto una mamma che tendeva alla depressione e ci sono degli aspetti del maestro Leonildo in cui mi ritrovo”.

Giulietta Rebeggiani, Paola Minaccioni e Nunzia Schiano – credit foto Fabrizio Di Giulio

Paola Minaccioni è Suor Margherita, la prima a scoprire il talento canoro di Nada e a credere in lei: “Mi sono innamorata del progetto e del desiderio di lavorare con Costanza. Quel realismo magico mi ha entusiasmato e ho vestito i panni di questa suora più grande di me come età. Le religiose ai tempi avevano un ruolo quasi di assistenti sociali, quindi abbiamo creato suor Margherita come una donna molto concreta ma anche divertente, che riesce a trovare il divino in questa bimba e a portare la salvezza in tutta la famiglia”.

Tecla Insolia e Sergio Albelli – credit foto Fabrizio Di Giulio

Sergio Albelli interpreta Gino, il padre di Nada: “E’ una storia che ha una magia particolare. Leggendo il copione all’inizio ho avuto il dubbio che fosse un personaggio passivo, di sponda, in realtà il padre ha un ruolo importante all’interno della storia, è mite ma non debole, ed è stato bello l’incontro con Costanza che mi ha mostrato un punto di vista diverso”.

di Francesca Monti

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