Intervista con Massimo Reale, tra i protagonisti della quarta stagione della serie “Rocco Schiavone”: “Per il mio personaggio Alberto Fumagalli mi sono ispirato a Margherita Hack”

Mercoledì 24 marzo in prima serata su Rai 2 va in onda il secondo e ultimo episodio della quarta stagione della serie di successo “Rocco Schiavone”, trasposizione televisiva del celebre protagonista delle opere letterarie di Antonio Manzini (Sellerio Editore) con la regia di Simone Spada, che vede tra i protagonisti Massimo Reale nei panni del sarcastico e preparatissimo medico legale Alberto Fumagalli.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con il simpatico ed eclettico attore fiorentino, parlando non solo del suo personaggio ma anche della serie “Le indagini di Lolita Lobosco” che lo hanno visto nelle vesti di autore e interprete, dei prossimi progetti e dei suoi ricordi legati al grande Nino Manfredi.

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Massimo, nella serie “Rocco Schiavone” interpreta il medico legale Alberto Fumagalli. Come si è preparato per interpretare questo personaggio?

“Alberto Fumagalli è uno dei personaggi che ruotano intorno a Rocco Schiavone e che sono stati inventati da Manzini. Lui è livornese, mentre io sono fiorentino e abbiamo scelto di dargli un certo tipo di fiorentinità. Quindi ho prima cercato di capire come mi interessava renderlo e ho deciso di ispirarmi a Margherita Hack, una persona di grande intelligenza e talento ma che parlava un fiorentino forte, popolare, pronunciato. Rivedendo su Youtube alcuni video questa donna affrontava concetti altissimi ma con il linguaggio diretto di un venditore di trippa del mercato di San Lorenzo. Questa è stata la proposta che ho fatto al regista della serie, Michele Soavi e a Manzini, loro hanno accettato ed è stato il contributo creativo che ho dato al personaggio. Poi mi sono affidato al rapporto che ho stabilito sul set con Marco Giallini che è un grande attore, ci divertiamo molto e il fatto che Alberto e Rocco siano amici ma anche un po’ avversari, in un conflitto di competenze e intelligenze, ha fatto il resto. E’ un personaggio molto amato dal pubblico e sono felice di interpretarlo”.

Aveva già letto i romanzi di Antonio Manzini prima di interpretare Alberto Fumagalli?

“Io e Manzini abbiamo frequentato l’Accademia d’Arte drammatica negli stessi anni in quanto ha una carriera di attore alle spalle, poi a un certo punto si è stufato e si è messo a scrivere. Quando mi hanno chiamato a fare il provino per la serie aveva già pubblicato 6-7 romanzi su Rocco Schiavone e li avevo letti perché scritti da una persona che conosco e della quale apprezzo il talento sia come attore che come scrittore”.

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Com’è stato tornare sul set dopo il lockdown?

“E’ stato come quando vai nei luoghi in cui la collettività ha subito un trauma, svolgi il tuo lavoro con serietà e rispetto e cerchi di farlo il meglio possibile, come sempre. L’atmosfera indubbiamente che c’era intorno a me sul set era meno lieve rispetto agli altri anni”.

Passiamo a un’altra serie che ha riscosso un grandissimo successo “Le indagini di Lolita Lobosco” a cui ha preso parte nella duplice veste di attore e sceneggiatore…

“E’ stata una grande esperienza umana che mi ha arricchito perché ho partecipato al progetto intero, dall’inizio alla messa in onda e vedere il calore che il pubblico ci ha riservato è stato bellissimo. Ho potuto lavorare scrivendo con Massimo Gaudioso che è un grande sceneggiatore, autore di film di Garrone, candidato all’Oscar e con Daniela Gambaro, un’altra scrittrice di talento. Tra l’altro sono anche psicologo e il tema del lavoro è incentrato sulle narrazioni che il paziente porta ed è come se queste mie possibilità si fossero moltiplicate nel tempo attraverso la recitazione, la scrittura e la psicologia. Questa serie è nata da una forte passione dei produttori Luca Zingaretti e Angelo Barbagallo e dal talento del regista Luca Miniero, da Bibi Film e Zocotoco che hanno dato il massimo nella regia, nella produzione, nella recitazione, dalla bravura di Luisa Ranieri, dalla bellezza di Bari”.

Cosa può anticiparci invece riguardo la serie “L’avvocato malinconico” che è in fase di scrittura?

“L’avvocato malinconico è un libro di grande successo creato da Diego de Silva che ha al suo attivo diversi romanzi, stiamo scrivendo questa serie con Valerio Vestoso e Gualtiero Rosella ed è un progetto molto bello. Sono storie divertenti e toccanti e speriamo di riuscire a mantenere questo mix di pop e raffinato che Diego veicola”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Se riaprissero i teatri vorrei portare in scena a Siena uno spettacolo che amo molto, L’uomo sottile, del drammaturgo Sergio Pierattini”.

Quali pensa potranno essere le prospettive del teatro dopo la pandemia?

“La situazione è drammatica soprattutto per gli attori che fanno teatro e che non lavorano da un anno. Credo che il teatro sia immortale perché appaga il bisogno dell’uomo di vedersi dall’esterno ed è una necessità psicologica, del resto Freud parla del “teatro della mente”. In tutte le epoche, anche durante il Medioevo in cui si potevano fare solo i drammi sacri, questa arte è comunque sopravvissuta, perché le persone hanno bisogno di vedere se stesse sul palco. Per quanto riguarda invece come l’industria saprà reagire alle conseguenze della pandemia è complicato rispondere. Ci saranno delle cose che andranno ricostruite, speriamo in una maniera equilibrata e adatta alla modernità”.

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credit foto sito http://www.massimoreale.it

Un ruolo che le piacerebbe interpretare e uno che ha rivestito e a cui è più legato…

“Ce ne sono tantissimi, un po’ perché gli attori vorrebbero fare tutti i ruoli, anche Ofelia (sorride). Se dovessi scegliere un personaggio da interpretare direi Amleto, ma anche Iago o un protagonista di una serie come Breaking Bad. Ho provato una grande emozione a Siracusa quando ho recitato al Teatro Greco, in generale sono affezionato ai personaggi che mi portano lontano da me, che non mi assomigliano”.

Il 22 marzo è stato il centenario della nascita di Nino Manfredi, con cui ha avuto l’occasione di lavorare. Che ricordo conserva?

“Ho conosciuto Nino Manfredi quando era già anziano, in occasione della serie “Le ragioni del cuore”, con la regia di suo figlio Luca. Ricordo che da quando aveva cominciato a recitare nel 1950 aveva sempre la stessa roulotte dove cambiarsi e truccarsi, che non corrispondeva alla grandezza dell’attore ma sembrava quella di una famiglia che aveva fatto una gita negli anni Sessanta. E poi Manfredi pretendeva la verità altrimenti si arrabbiava, quindi la produzione avvertiva il cast e la troupe dicendo che se ci fossero stati problemi, come ad esempio un ritardo o un contrattempo, non dovevano dirgli bugie ma esattamente quello che stava accadendo”.

di Francesca Monti

Credit foto © Alida Vanni

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