“LUPO BIANCO” – Intervista con Francesca Rettondini: “Dare significa prestarsi all’umanità, al prossimo”

Tra i protagonisti del film “Lupo Bianco” diretto da Tony Gangitano, che narra le gesta del filantropo vercellese Carlo Olmo, soprannome del grande benefattore insignito lo scorso ottobre della Onorificenza di Cavaliere ‘Bianco’ al merito della Repubblica Italiana dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, c’è Francesca Rettondini che veste i panni della dottoressa Carrisi.

Abbiamo incontrato la versatile attrice e produttrice veronese sul set del film a Vercelli, parlando di “Lupo Bianco” ma anche dello Starlight International Cinema Award e del corto “Il cioccolatino”.

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credit foto FG Studio Fernando Gallinelli

Francesca, nel film “Lupo Bianco” veste i panni della dottoressa Carrisi. Ha sentito una maggiore responsabilità nell’interpretare questo personaggio visto il ruolo fondamentale che i medici e gli operatori sanitari hanno avuto nell’ultimo anno nella lotta al covid?

“Mi fa molto piacere interpretare una dottoressa che attraverso le emozioni racconta tante cose sull’inizio della pandemia. Indossare il camice è una bella responsabilità. Ho cercato di attingere dai miei ricordi legati a quel periodo, quando non c’erano risorse, mezzi per preservarsi da questo virus e non si capiva da dove venisse. Raccontiamo anche dell’ospedale di Vercelli, dove sono morti tre medici a cui è dedicato il film. Ho cercato di trasmettere il più realisticamente possibile quel momento attraverso degli stati emotivi potenti, altalenanti, perché il medico deve essere forte per il paziente e per l’universo intero. Spero di aver interpretato bene questo ruolo. “Lupo Bianco” è un film complesso, articolato. Quando ho letto la sceneggiatura avevo paura che non si riuscisse a rendere tutta questa storia, invece sta prendendo forma grazie ad un grande lavoro di squadra”.

Com’è stato tornare sul set?

“E’ stato importante, bello, un ritorno alla vita, una rinascita. Speriamo sia davvero finito questo momento difficile. Ora abbiamo un’arma in più che è quella dei vaccini e mi auguro che a settembre saremo in una situazione migliore. E’ bello vivere ogni giorno la normalità e penso che dopo quanto accaduto ognuno di noi la apprezzerà di più”.

Francesca Rettondini e Emanule Olmo

Francesca Rettondini con Emanuele Olmo – credit foto Sabrina Dattrino

Cosa l’ha più colpita della storia di Carlo Olmo?

“Una persona che riesce a dimenticarsi del male che ha subito e non preserva rancore, odio, rabbia, ci insegna che si può sopravvivere alle cose brutte che possono accadere nella vita e che facendo un ulteriore passo avanti puoi anche donare qualcosa agli altri. Io sono una persona molto positiva, vivo per comunicare, per stare insieme alle persone. E’ importante concentrarsi sul fatto che anche quel poco che hai puoi donarlo agli altri. C’è bisogno di un rapporto umano, dare vuole dire prestarsi all’umanità, al prossimo. Sono le piccole cose che fanno grande una nazione, un mondo, un universo. Attraverso questo film passa il messaggio che i momenti drammatici vanno ricordati per non incappare negli stessi errori nel futuro”.

Ha interpretato e prodotto il corto “Il cioccolatino” che ha ricevuto molti premi. Cosa può raccontarci a riguardo?

“E’ un corto entrato in finale nel Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera per il Premio Rai Cinema Channel. Affronta il tema dell’Alzheimer attraverso un incontro tra due donne che alla fine si scoprirà essere una mamma e una figlia. Abbiamo raccontato anni di vita insieme con questa storia della durata di dieci minuti. Non è stato facile ma la sceneggiatura e la regia sono curate da Rosario Petix che è anche il mio compagno e che avendo conosciuto mia madre, a cui è dedicato il corto, ha tirato fuori una marea di emozioni. Abbiamo dato una visione diversa di questa malattia che coinvolge anche chi va avanti, nonostante il dolore per non essere riconosciuto da una persona cara. Il cioccolatino ha vinto tanti premi internazionali ed è piaciuto molto. Poter sensibilizzare attraverso il cinema su certe tematiche è importante”.

Che rapporto ha con Verona, la sua città d’origine?

“Per me Verona è la città più bella del mondo, ho vissuto a Milano, Bologna, Roma ma ora sono pronta per tornare a casa visto che con l’attuale sistema si lavora principalmente in videocall. Sono innamorata e nostalgica della mia città da cui sono andata via per necessità lavorative”.

A settembre ci sarà l’VIII edizione dello Starlight International Cinema Award all’interno della 78a Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, premio da lei ideato insieme a Giuseppe Zaccaria…

“Siamo giunti all’ottava edizione di questo bellissimo premio che è stato assegnato negli anni a tanti personaggi famosi del cinema e dello spettacolo e che prevede anche un riconoscimento per il sociale. Inoltre sto cercando di fare produzioni cinematografiche di lungometraggi, è un lavoro che ha bisogno di attenzione, studio e capacità imprenditoriale”.

di Francesca Monti

Grazie a Giuseppe Zaccaria

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