Intervista con Francesco Branchetti, in scena a Roma con gli spettacoli teatrali “Le unghie” e “Amor c’ha nulla amato amar perdona (Parole d’amore per parlare d’amore)”

Il 18 e il 19 settembre al Teatro Trastevere di Roma debutta in prima nazionale l’intenso testo a tinte forti di Valentina Fratini “Le unghie”, con la regia di Francesco Branchetti, interpretato da Isabella Giannone, attrice che ha al suo attivo una lunga carriera tra teatro, cinema e tv, e le musiche di Pino Cangialosi.

La sconvolgente storia di Anna, che da ragazzina problematica vittima di maltrattamenti in famiglia riesce a diventare la prostituta più ricercata di una prestigiosa casa di tolleranza. La protagonista racconta gli eventi della sua esistenza mettendoli in parallelo con la maniera in cui, fase dopo fase, si curava le unghie. Un’affascinante esplorazione del lato oscuro della mente femminile. Anna passa attraverso cinque tipi di unghie che corrispondono ad altrettanti stati d’animo e comportamenti. Dapprima è una bambina che si divora le pellicine; poi un’adolescente che si cura unghie con lo smalto trasparente e che inizia ad intravedere le sue sembianze di donna; nella fase in cui mette lo smalto rosso, Anna scopre la sua sensualità ed il potere che ha sugli uomini in quanto donna. La ragazza finisce poi per sconfinare nella sua maniacale volontà di controllo sugli altri quando usa le unghie finte ed arriva ad un eccesso che farà finire nella maniera più drammatica e feroce possibile la sua esperienza nella casa chiusa.

Francesco Branchetti sarà in scena sempre il 18 e il 19 settembre al Teatro Greco di Roma con lo spettacolo poetico “Amor c’ha nulla amato amar perdona (Parole d’amore per parlare d’amore)” di David Conati, di cui è attore e regista, che ripercorre nel corso dei tempi, fin dalle antichità il mito dell’amore, un sentimento che ha ispirato da sempre poeti e cantori, da Platone a Goldoni, da Macchiavelli a Shakespeare, da Dante a Manzoni, da Petrarca a Moliere. Saramago, Marquez, Allende, Tolstoj, Dumas, De la Vega, Cervantes, Rossini, Bizet, Verdi, Puccini, Battisti, Mogol, De André, De Gregori, Fossati. Mettendo insieme una serie di quadri, ispirati a pagine celebri riscritte, tradotte, riadattate nella drammaturgia del testo, riprendendo versi ispirati di poesie e canzoni, si ricreano sulla scena diverse situazioni di coppia nelle quali spesso ci si riconoscerà, potendo assistere, da un punto di vista diverso, anche alla metamorfosi della propria storia.

LOCANDINA LE UNGHIE

Francesco, cosa puoi raccontarci riguardo lo spettacolo da te diretto dal titolo “Le unghie” e come mai hai scelto di portare in scena il testo di Valentina Fratini?

“Con Isabella Giannone abbiamo un percorso di collaborazione che dura da quasi trent’anni, quindi questo progetto è nato dalla volontà di entrambi di trattare a teatro un tema che è quello della violenza, incentrandolo sulla costruzione di questo sentimento. E’ la storia di una donna che finisce in carcere per avere ucciso. Partendo dal testo di Valentina Fratini, abbiamo ricreato tutte le tappe che hanno portato alla costruzione di questo sentimento, prima di aggressività e poi di violenza, fatto di vie senza uscita, percorso da Anna, che tante volte ha avuto l’occasione di prendere un’altra direzione ma alla fine non ce l’ha fatta. Lei rivive la sua vita attraverso il suo rapporto con il divorarsi le unghie. Procurarsi dolore è qualcosa che fa per distrarsi da altre sofferenze. Abbiamo fatto un percorso a ritroso nel tempo per arrivare all’origine di questo viaggio che partorirà anni dopo la violenza. E’ importante parlare, analizzare i fatti ma anche indagarne le origini e le motivazioni per quanto sbagliate possano essere, osservando come una bambina che gioca possa trasformarsi in una feroce assassina dopo aver tentato di vivere in una continua distrazione da dolori più profondi. E’ uno spettacolo originale, forte, drammatico, in cui si respira la storia tragica di Anna ma anche una profonda umanità sia dal testo scritto da Valentina sia dal modo in cui abbiamo deciso di portarlo in scena”.

Attraverso questo spettacolo viene indagato anche quel lato più oscuro della mente femminile che non viene spesso affrontato a teatro…

“Spesso e volentieri si generalizza molto, noi abbiamo tentato all’inizio di raccogliere montagne di appunti sul femminile e la violenza e siamo andati a ricostruire il profilo psicologico di una donna che alla fine arriva ad uccidere, dandole caratteristiche specifiche sotto tutti i punti di vista, comportamentale, fisico, motorio. E’ un personaggio ricercatissimo in quanto volevamo arrivare a darle una credibilità vera. Isabella ci regala un’interpretazione molto profonda e non stereotipata. Avremo molte date in tutta Italia, da Roma a Milano, mi auguro che questa storia possa far riflettere gli spettatori sulla violenza e sulla donna”.

Locandina Teatro Greco

Al Teatro Greco di Roma porterai invece in scena “Amor c’ha nulla amato amar perdona (Parole d’amore per parlare d’amore)” da te diretto e interpretato…

“E’ uno spettacolo molto particolare, vuole essere un viaggio che prende le mosse dalla Divina Commedia e da Dante, che rappresenta l’amore per la parola, per arrivare ai grandi esponenti della poesia, del teatro e della letteratura mondiale, dall’antichità ai nostri giorni, inserendo anche la più scottante modernità, parlando dei rapporti contrastati tra uomo e donna. Vengono inoltre analizzate le fasi dell’amore a partire dal conoscersi, dall’infatuazione fino a quelle più complesse, accompagnate dalle musiche meravigliose composte appositamente dal maestro Pino Cangialosi. Ha debuttato a luglio ed è piaciuto molto, mi auguro che lo spettacolo prosegua il suo viaggio anche in inverno e che le parole di Dante ci portino lontano”.

Cosa ti affascina di più della figura di Dante Alighieri, di cui quest’anno ricorrono i 700 anni dalla scomparsa?

“Ho iniziato a studiare Dante Alighieri alla scuola di teatro e devo dire che mi affascina la sua figura a tutto tondo, al di là della Divina Commedia. Mi piace la sua capacità di raccontare l’uomo e la donna ma prima ancora l’essere umano con un acume psicologico insuperabile. Non è facile, a livello interpretativo, recitare Dante, bisogna conoscere un po’ le sue opere e avere delle nozioni tecniche per portarlo in scena in maniera non troppo modernizzata, senza snaturarlo”.

Nel corso dei secoli attori, autori, scrittori, cantanti hanno provato a dare una loro definizione dell’amore. Tu come definiresti questo sentimento?

“C’è una frase che rappresenta la mia personale concezione dell’amore: “Io sono ciò che ho donato”. Credo che questo sentimento sia la capacità di donare agli altri senza ritorni di alcun genere, senza che la razionalità intervenga troppo a guastare la purezza del dono”.

di Francesca Monti

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