Intervista con Luca Arnaù, autore del libro “Le dieci chiavi di Leonardo”: “Ho cercato di creare il serial killer più cattivo di ogni tempo”

Dal 7 luglio scorso è nelle librerie, edito da Newton Compton Edizioni, “Le dieci chiavi di Leonardo – Per accedere alla mente dell’assassino bisogna conoscere l’inferno”, il romanzo scritto dal noto giornalista e direttore di riviste e agenzie di stampa  Luca Arnaù. Un thriller storico che mette in scena due protagonisti d’eccezione: Leonardo da Vinci, all’opera per arrestare una spirale di efferati delitti, e Dante Alighieri, ispiratore di macabri rituali…Terzo in classifica vendite Amazon, con ottime recensioni, il thriller storico è già alla seconda ristampa in due mesi. Noi di Sms News quotidiano abbiamo incontrato l’autore  e gli abbiamo rivolto qualche domanda. Ecco le sue risposte.

Come nasce l’idea di scrivere “Le Dieci chiavi di Leonardo?

“Dico sempre che io vivo per scrivere e scrivo per vivere… nel senso che scrivere è la mia professione da oltre trent’anni. Ho iniziato a fare il giornalista a 18 anni e non mi sono mai fermato. Ho sempre pensato che prima o poi, quando i giornali mi avessero lasciato un po’ di spazio, avrei scritto un libro. E così ho fatto… Sono sempre stato un appassionato di gialli, ho lavorato a lungo come cronista di nera per alcuni quotidiani nazionali. Ovvio che finissi a scrivere un thriller! Se poi ci aggiungi il fatto che in passato, per lavoro, ho intervistato in carcere dei veri serial killer come Maurizio Minghella e Donato Bilancia, il gioco è fatto. L’ispirazione viene sicuramente dalla mia vita professionale. Ho cercato di creare il serial killer più cattivo di ogni tempo!”.

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Cosa, durante la stesura, ti ha coinvolto particolarmente?

“Soprattutto la costruzione del personaggio di Leonardo. Sapevo che questo avrebbe interessato il pubblico dei lettori, ma avrebbe anche richiamato le critiche preventive dei tanti che amano parlare prima di leggere. Che sono tantissimi. Molti pensano che ridare vita a un personaggio storico sia una cosa fatta per semplificare la stesura del romanzo. Non è così: le aspettative, su un personaggio come questo, sono tantissime. Ed esiste un’iconografia già ben nota e codificata di Leonardo: anziano, curvo, col barbone e i capelli lunghi. La sua grandezza rende la sua storia quasi un agiografia e lo rende difficile da toccare, manipolare, far rivivere. Io ho raccontato un mio Leonardo da Vinci, giovane, non ancora ben definito come artista e inventore. Un momento particolare della sua vita, dove lui non sapeva ancora bene come indirizzare il suo genio. Ne veniva da un processo per sodomia da cui era uscito con la reputazione azzerata, Lorenzo il Magnifico non lo considerava molto come artista e lo usava solo per riprodurre i cadaveri degli impiccati della congiura dei Pazzi. Questa è storia, ma pochi la conoscono. Nel 1481 quando si svolgono i fatti de Le dieci chiavi di Leonardo, lui era un giovane maestro di campagna, irrisolto, in formazione…”.

Parallelamente alla tua professione hai portato avanti anche la tua attività di ghostwriter per i vip. La motivazione per cui si ricorre a queste figure professionali secondo te va ricercata nell’incapacità di saper scrivere in modo convincente o nel fatto che pubblicare un libro dà un certo prestigio?

“Non ho mai trovato un vip realmente capace di scrivere un libro: vuol dire sacrificio, ore di lavoro. E poi bisogna sapersela cavare con l’italiano. Molto più facile, se hai i soldi e il potere mediatico, comprare un libro già fatto. Io credo che, tranne pochissime eccezioni, dietro a ogni libro di vip ci sia un bravo ghostwriter. Ovviamente un libro porta prestigio, comparsate in tv, soldi dalle vendite, magari se ti va bene anche una buona trasposizione cinematografica”.

Quali caratteristiche deve avere un bravo ghostwriter?

“Deve saper scrivere di tutto, immedesimarsi nel personaggio che ti ha commissionato il libro, essere veloce, puntuale. E saper stare zitto. Alla base di ogni contratto di questo tipo c’è la proibizione di svelare l’identità dei tuoi clienti”.

Ti è mai capitato, durante la tua carriera di ghostwriter, che le stesse persone che si erano rivolte a te, affidandoti il compito di scrivere un libro per loro, abbiano trovato il coraggio di scrivere da soli i loro testi successivi?

“No. Da direttore, giornalista e autore sono stato a contatto con decine di vip, soprattutto legati al mondo dei reality e della tv. E non credo che ci sia qualcuno in grado di scrivere davvero qualcosa di accettabile. Ne ho incontrati ben pochi nella mia carriera di trentacinque anni di giornali e riviste: Giorgio Faletti che si è rivelato un grande giallista, Stefano d’Orazio lo scomparso batterista dei Pooh che ha scritto un bel libro con Tsunami. Altri non me ne vengono in mente”.

Il legame che si instaura con un ghostwriter, soprattutto per la stesura di testi lunghi, credo sia un legame molto stretto, a tratti intimo. Cosa è determinante in questo processo per riuscire a creare un legame di questo tipo?

“Credo che questa sia più una suggestione cinematografica e letteraria che reale. Spesso quando arriva al vip, il libro esiste già. Cioè è un prodotto già pensato su un determinato personaggio prima ancora che lui lo sappia: lui lo approva, si accorda con la casa editrice… In caso di autobiografie, invece, si lavora solitamente su interviste registrate. Difficilmente un vip “perde” tempo se non è adeguatamente retribuito… e più i vip sono piccoli e insignificanti e più se la tirano. Solitamente si ha maggiormente a che fare con il suo staff o il suo management. Il ghostwriter è proprio un lavoraccio! Ben retribuito, ma spesso con ben poche soddisfazioni”.

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Stiamo vivendo un periodo di grande transizione, l’avvento del digitale sta incidendo notevolmente nel modo di fare comunicazione occorre reinventarsi secondo te come?

“Difficile dirlo. Per esempio nell’editoria da edicola tradizionale c’è un’interessante inversione di rotta per quanto riguarda i quotidiani. Per anni abbiamo assistito alla chiusura di decine di testate storiche, negli ultimi due/tre anni, invece, tornano a nascere nuovi giornali. E questo è un buon segno perché vuol dire che si è creato uno spazio di lettura nuovo da provare a occupare con prodotti nuovi di zecca. Diverso il discorso dei settimanali di gossip, che sono ormai in crisi conclamata proprio per colpa della rete internet e delle nuove tecnologie. Prima un paparazzo poteva guadagnare con una foto il necessario per vivere sei mesi. oggi chiunque può bruciare un’esclusiva con una foto sfocata scattata con un telefonino. Le fake news, poi, sono un problema: chiunque scrive senza verificare e la sua notizia viene ripresa col copia incolla e fatta girare… e finisce che poi qualcuno crede che sia vera. E questo è terribile…”.

Luca secondo te le riviste avranno sempre un posto di rilievo nel mondo del lettore?

“Personalmente ho chiuso con le riviste. Almeno per un po’. Ora voglio dedicarmi al mio romanzo cercando di portarlo a contatto con la gente, nelle librerie di tutta Italia. Non so quale sarà il futuro delle riviste, sicuramente dovranno essere ripensate, aggiornate, portate realmente sui nuovi supporto tecnologici. Ma credo che esistano nuove generazioni di giornalisti che sapranno affrontare e vincere la sfida. La sopravvivenza, in ogni caso, la decidono i lettori: credo che ancora molti amino la carta, l’odore dell’inchiostro, l’avere qualcosa da sfogliare. Insomma, non credo che i giornali spariranno. Sarebbe un dramma!”.

Ci vuoi parlare anche della tua esperienza come autore televisivo e di cosa ci attende in questa nuova stagione?

“Ho appena chiuso la sceneggiatura di una nuova serie tv che si chiama ‘Italians’ e che andrà in onda dal prossimo gennaio su Chili e su alcune altre reti tv. Cinquantasei puntate per raccontare il gossip dei personaggi famosi, da Giulio Cesare a Vasco Rossi. Tutto quello che non sapete sulle star. Poi sono al lavoro con un soggetto per il cinema che parla di una truffa e di Elvis Presley. E sto anche partecipando alla costruzione della prima piattaforma dedicata a tutti coloro che vogliono scrivere un libro e hanno bisogno di consigli. “I, writer!” è un’idea di cui vado molto fiero”.

Sei già tornato al lavoro su nuovi progetti? Ci puoi dare qualche anticipazione?

Sto finendo di scrivere il seguito de Le dieci chiavi di Leonardo. Ho intenzione di consegnarlo a Newton Compton entro fine anno. Ho poi ripreso un vecchio libro che avevo scritto e che si svolge in Palestina durante i primi trent’anni di Gesù, un periodo in cui non si sa praticamente nulla visto che i Vangeli raccontano solo i tre anni finali della sua vita. Insomma, ho parecchio da lavorare nei prossimi mesi”.

di Patrizia Faiello

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