Intervista con Martina Caironi, argento nel salto in lungo e nei 100 metri ai Giochi Paralimpici di Tokyo2020: “Dietro ad ogni atleta c’è una storia, ma va eliminato il pietismo e non bisogna vederci come dei supereroi, noi siamo innanzitutto persone”

Grinta, coraggio, talento, simpatia: Martina Caironi è una delle atlete italiane più vincenti di sempre ed è un esempio per tanti giovani. Ha esordito alle Paralimpiadi di Londra 2012 centrando l’oro nei 100 metri, a Rio 2016 è stata la portabandiera della delegazione azzurra, conquistando un oro nei 100 metri e un argento nel salto in lungo e ai recenti Giochi di Tokyo2020 ha vinto due bellissimi argenti: nel lungo con la misura di 5.14 e nei 100 metri categoria T63 di atletica leggera, dietro ad Ambra Sabatini e davanti a Monica Contrafatto per uno storico podio completamente tricolore.

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La campionessa bergamasca, classe 1989, è stata tra gli ospiti dell’incontro “Il corpo in tv – Naked Attraction Italia” nell’ambito di FeST – Il Festival delle Serie Tv che si è tenuto alla Triennale di Milano, in cui ha parlato del rapporto con il proprio corpo: “Non sono sempre stata una persona con disabilità, lo sono diventata a 18 anni dopo l’incidente e ho bene in mente cosa significhi essere normodotati. Il mio percorso di accettazione è stato abbastanza breve, tornata dall’ospedale il primo impatto forte è stato guardarmi nuda allo specchio, lì ho capito che la gamba non sarebbe ricresciuta e quindi dovevo fare tutto un percorso per sentirmi di nuovo bella e desiderabile. Quando andavo per strada e vedevo la gente che mi guardava non capivo perché. La curiosità era riferita al pezzo di arto che mi mancava. All’inizio cercavo di nascondere la protesi indossando dei pantaloni larghi finché ho fatto l’Erasmus in Spagna. Avevo comprato un vestito corto che non avevo ancora indossato, un giorno a Siviglia faceva caldo e ho deciso di metterlo. In quel momento ho capito che la questione era nella mia testa e la gente mi avrebbe comunque guardata. Così ho iniziato a fregarmene e a sentirmi libera. Oggi mi sento a mio agio con il mio corpo e non ho problemi a mostrarlo“.

A margine dell’interessante panel abbiamo intervistato Martina Caironi, parlando delle sue serie tv preferite, dei Giochi di Tokyo2020 e dell’incontro speciale con Papa Francesco.

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Martina, qual è il tuo rapporto con le serie tv e quali ti piace guardare?

“Il mio rapporto con le serie tv si sta evolvendo negli anni. Ho guardato recentemente La regina degli scacchi e la nuova stagione de La Casa de Papel, ma anche alcune sul narcotraffico, una realtà che per fortuna è lontana da noi. Mi piace esplorare le novità e vedere le serie anche in lingua originale”.

A proposito di rapporto tra televisione e sport, i Giochi Paralimpici di Tokyo2020 hanno avuto un grande seguito sia da parte del pubblico che dei mass media con una copertura senza precedenti. Cosa manca per abbattere quei pregiudizi che sono purtroppo ancora presenti e che sono soprattutto culturali e mentali?

“Siamo sulla buona strada e la comunicazione dev’essere fatta sempre in maniera precisa, bisogna raccontare l’evento sportivo con i dettagli dello stesso. E’ chiaro che dietro ad ogni atleta paralimpico c’è una storia, anche di superamento dei limiti e delle difficoltà, perché parte da una disabilità, ma bisogna eliminare il pietismo e la questione dei supereroi, in quanto siamo sì degli atleti, ci impegniamo, facciamo fatica ma siamo innanzitutto delle persone ed è giusto che la gente ci veda per quello che siamo”.

Sei stata protagonista dei documentari “L’aria sul viso” e “Niente sia scritto”. Che esperienze sono state?

“Mi sento a mio agio dietro le telecamere. Dopo “L’aria sul viso” che raccontava la mia preparazione ai Giochi di Rio2016, ho girato il documentario nel 2016-2017 dal titolo “Niente sia scritto”, grazie al quale sono potuta andare in Africa, toccando con mano alcune realtà che non conoscevo e vedendo come la disabilità venga vissuta in modo diverso. E’ stato arricchente”.

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Ai Giochi di Tokyo2020 hai conquistato due splendidi argenti nel salto in lungo e nei 100 metri. Cosa rappresentano queste medaglie nel tuo percorso sportivo?

“Queste due medaglie d’argento per me valgono tantissimo in quanto arrivano alla mia terza Paralimpiade, dopo tanti sforzi e dopo che il livello agonistico è cresciuto. Sono sudate e rappresentano la crescita del movimento paralimpico stesso con questo podio tricolore, e per me è una grandissima soddisfazione sapere di aver ispirato in qualche modo le stesse atlete e le persone che ci hanno guardato. Quindi considero Tokyo2020 come una grande vetrina in cui finalmente sono stati riconosciuti gli sforzi che abbiamo fatto”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Sto entrando sempre di più nell’apparato organizzativo e sono diventata anche rappresentante degli atleti a livello internazionale. Ero indecisa se lasciare o meno la carriera prettamente agonistica, ma visto che Parigi 2024 è alle porte continuerò verso la mia quarta Paralimpiade e ogni giorno porterò avanti il messaggio paralimpico”.

Lo scorso mercoledì hai incontrato Papa Francesco insieme alle Fiamme Gialle, corpo sportivo di cui fai parte. Ci racconti le emozioni che hai vissuto?

“Abbiamo avuto l’onore di andare in Vaticano e per quanto mi riguarda di vedere per la seconda volta Papa Francesco. Abbiamo ascoltato il suo messaggio, che mi ha colpito molto, e si riferiva in particolare all’importanza delle radici. E’ stato un momento emozionante e bellissimo”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Martina Caironi

Grazie a Valeria, Giorgia e Chiara di Wordsforyou

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