Martedì 28 settembre, in prima serata su  Italia 1, va in onda la quarta ed ultima puntata di “Buoni o Cattivi”

Martedì 28 settembre, in prima serata su Italia 1, va in onda la quarta ed ultima puntata di “Buoni o Cattivi”, il programma di Videonews condotto da Veronica Gentili, che racconta spaccati della realtà italiana, attraverso storie vere in presa diretta, senza filtri, al confine tra il bene e il male.

FANatici si concentra sugli eccessi, la passione, l’ammirazione, la dedizione e la venerazione con cui si trasforma in mito un cantante, uno sportivo, un influencer o un personaggio della fantasia. Un modello da rincorrere, imitare, amare, da mettere al centro della propria vita come un idolo, ben più che un modello, al di là della razionalità, fino ad arrivare a un’adesione incondizionata che, in casi estremi, può diventare stalking o violenza da Daspo.

Il film mostra i volti di appassionati al limite dell’ossessione, entra in mondi sconosciuti, non sempre reali e spesso fuori dal comune, popolati da uomini e donne uniti dalla stessa fede e che si danno appuntamento per gli stessi riti. Il racconto parte dal calcio, forse l’unico sport in grado di trascinare un intero popolo per le strade. Si parlerà anche del lato oscuro delle tifoserie, della violenza negli stadi con la storia di Massimiliano detto “Il Brasiliano”, condannato a 8 anni di Daspo e con la testimonianza di Iacopo Di Marzio, ultras detenuto nel carcere di Viterbo. Ma il tifo è anche la bellezza delle immagini e delle emozioni esplose con i successi indimenticabili degli ultimi Europei e dell’Olimpiade, che hanno unito tutta l’Italia ai suoi Azzurri.

Tra i protagonisti della puntata anche Giada Robin, cosplayer con più di un milione di follower, apparsa su note riviste di gaming e ospite delle più importanti fiere del fumetto nonché volto ufficiale di numerose case videoludiche. Le telecamere di “Buoni o Cattivi” accompagnano Ilenia, fan da quando era piccola di Benji & Fede, agli ultimi due concerti insieme dei suoi beniamini, in lacrime per la loro separazione artistica. E ancora, la storia di molti ragazzi italiani amanti della K-pop, la musica pop coreana, disposti ad andare dall’altra parte del mondo per ascoltare dal vivo i gruppi più amati o frequentare corsi di lingua per cantarne le canzoni. Facendo tappa in Abruzzo, si entrerà nel mondo fiabesco di Nicolas Gentile, il 37enne pasticciere con la passione per il fantasy e grande fan del Signore degli Anelli, che ha deciso di costruire una vera contea di hobbit, come quella della saga tolkieniana, a pochi chilometri da Chieti. Inoltre, con Paolo e Andrea, si conoscerà la “giornata tipo” di due paparazzi a caccia di scoop.

Sui fan, che a volte diventano molesti pur di ottenere l’attenzione dei loro idoli, Veronica Gentili intervista Marcell Jacobs, l’uomo più veloce del mondo per aver impiegato 9 secondi e 80 centesimi alle ultime Olimpiadi di Tokyo e aver vinto due medaglie d’oro, una nei cento metri, l’altra nella staffetta 4×100.
Con Marcel, Veronica Gentili parlerà del passaggio dall’essere un atleta come tanti a diventare un mito per milioni di italiani. Cresciuto da solo con la madre, Marcell ha lottato contro il senso di ingiustizia per l’abbandono del padre e per un’infanzia diversa da quella dei suoi coetanei. Poi, grazie al lavoro intrapreso con una mental coach e all’accettazione delle sue debolezze, ha tagliato per primo il traguardo.

A proposito dei fan, l’atleta racconta: “Alcune persone mi scrivono che mi seguiranno fin sotto casa se non rispondo. Mi mandano foto di ogni tipo, cose a cui non ero abituato. Non ho mai rinunciato a fare una foto e credo che continuerò a farlo. Senza le persone che credono in te è più difficile avere una spinta in più e credo sia importante ricambiare per tutto quello che mi hanno dato e che ho sentito mentre gareggiavo. I paparazzi? Mi piacciono, e continueranno a piacermi. Vorrei averli tutti i giorni sotto casa!”

Sulla sua vittoria a Tokyo confessa: “Essere l’uomo più veloce del mondo è quello che ho sempre desiderato, essere riconosciuto con questo nome è un sogno che mi porto dentro sin da bambino. Nella mia mente c’era l’immagine di essere riconosciuto, fermato per strada, ed ora è reale. Perché ci sono riuscito? Non credo di avere nulla in più degli altri se non tanta determinazione. Ogni giorno cercavo di aggiungere un pezzetto di un puzzle per raggiungere questi risultati, un puzzle pieno di sogni che oggi è ancora a metà. La cosa che mi fa veramente piacere è il «grazie» quando mi fermano, mi rende ancora più orgoglioso. È una responsabilità che non mi pesa, portare la bandiera italiana in giro per il mondo mi gratifica tantissimo. Ho iniziato a rendermi conto di quello che era accaduto a Tokyo quando sono atterrato a Fiumicino: c’era la mia famiglia, la mia compagna con i miei bambini, e tante persone che erano lì solo per me. Aver fatto emozionare l’Italia per me è una favola.”

Marcell parla dell’importanza dell’essere determinati: “C’è una frase bellissima che dice «o mangi o vieni mangiato» e io ho deciso di mangiare, la mia è una fame incredibile che non se ne va, che vuole prendere tutto quello che è possibile, voglio vincere. Usain Bolt mi ha scritto facendomi i complimenti e dicendomi che era fiero di quanto ero riuscito a fare perché non era cosa da tutti. Lui detiene ancora il record del mondo ma per me ora nulla è impossibile.”

Infine Jacobs affronta la sua storia personale, in particolare sul rapporto con suo padre ammette: “Fino ad un anno fa avevo un blocco, avevo creato un muro di cemento armato su tutto quello che riguardava mio padre. Sono cresciuto solo con mia madre, era quella la mia famiglia. Poi ad un certo punto ho cominciato a parlarne e a buttare giù quel muro, cominciando a descrivere la mia vita senza di lui. Prima nelle gare mi auto-sabotavo, mi si indurivano le gambe, avevo paura di quell’abbandono che avevo avuto da lui. La cosa buona che mi ha lasciato sono le fibre muscolari, così veloci… Se mio padre è stato cattivo con me? No, credo sia stata una situazione difficile; vorrei capire tutto quello che ha passato, sentire la sua storia. Ho deciso di vederlo per capire tante cose che non so… Ho dedicato la prima medaglia a mio nonno che mi ha sempre seguito. Mia madre mi ha insegnato che tutto era possibile con impegno e determinazione. È tuttora la mia motivatrice, la mia figura di riferimento. Il mio idolo.”

“Buoni o Cattivi”: regia di Roberto Burchielli, capo redattore Claudia Marchionni, produttore esecutivo Manuela Polegri.

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