L’Associazione Nazionale Alpini scende in campo per aiutare la popolazione afghana

L’Associazione Nazionale Alpini scende in campo per contribuire in concreto ad aiutare tutti gli afghani che hanno affiancato ogni giorno i soldati italiani nei vent’anni di operazioni nel martoriato Paese e che ora sono stati accolti in Italia.
In una lettera indirizzata a tutte le Sezioni delle penne nere nel nostro Paese, il presidente nazionale dell’Ana, Sebastiano Favero, dichiara infatti che “con tutto il Consiglio Direttivo Nazionale, oltre alla solidarietà per chi in Afghanistan ha combattuto e per chi ora è rifugiato politico in Italia, sostengo convintamente la disponibilità della Associazione, sia a livello centrale, sia a livello locale, a valutare con le autorità civili e militari se e come l’Ana possa concretamente contribuire ad aiutare chi ci ha aiutato”.
Il Consiglio Direttivo Nazionale degli Alpini – sottolinea Favero – “non dimentica ciò che in vent’anni gli alpini della Julia e della Taurinense hanno fatto per la gente afghana. Sono state costruite strade, acquedotti, pozzi, un ospedale pediatrico, scuole e un centro sociale per le donne”.
La delegazione dell’Ana che anni fa si recò in visita in Afghanistan venne accolta dalle studentesse di un liceo con la scritta sulla lavagna “We stay to make, not making to stay! Thank you to coming and hard working of, Alpini” (“Restiamo per fare, non facciamo per rimanere! Grazie per essere venuti e per il duro lavoro, Alpini”). In quel liceo dodicimila ragazze dai 7 ai 19 anni hanno potuto avere un’istruzione scolastica.
L’impegno italiano in Afghanistan – ricorda ancora Favero – non si è limitato a questo pur importante compito: lo scopo principale era fornire sicurezza e ciò è avvenuto, pagando un elevato contributo di sangue, attraverso atti di eroismo anche da parte degli Alpini in armi. “Fra tutti i Caduti – continua il Presidente dell’Ana – ricordiamo Mauro Gigli, medaglia d’oro alla memoria, e tra quelli rientrati, segnati nel fisico, Luca Barisonzi, gravemente ferito, per cui l’Ana ha costruito una casa domotica, per ridargli in parte l’autonomia fisica persa in teatro operativo. Infine, testimone dell’impegno italiano, Andrea Adorno, medaglia d’oro, gravemente ferito, che presta tuttora servizio presso il 4° Reggimento Alpini paracadutisti”.
L’Associazione delle penne nere nel suo complesso si è impegnata dall’inizio a favore della popolazione afghana, con aiuti concreti di materiali e medicinali, raccolti da Sezioni e Gruppi e fatti giungere nel Paese tramite i reparti alpini.
L’intervento della coalizione in Afghanistan, prosegue la lettera di Favero, “mirava a garantire alla popolazione una vita migliore, ma soprattutto la speranza di un futuro migliore: un sogno spezzato anche dal rientro dei nostri alpini, costretti a lasciare quel Paese, costringendo a ripiombare nel passato anche chi aveva conosciuto la libertà. Per questo motivo – conclude – tanti uomini e donne afghane, che hanno aiutato gli alpini nel loro Paese, sono fuggiti e sono ora arrivati in Italia bisognosi dell’aiuto degli italiani: gli alpini dell’Ana sono pronti”.

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