Intervista con Francesca Valtorta: “E’ stato un onore poter interpretare una dottoressa nella serie Fino all’ultimo battito”

“Ogni volta che ho la possibilità di iniziare un nuovo progetto sono grata, in quanto non si può dare per scontato di avere la fortuna e il privilegio di fare questo mestiere”. Umile, elegante, affascinante, poliedrica, Francesca Valtorta è tra i protagonisti della nuova serie “Fino all’ultimo battito”, un appassionante medical drama in onda il giovedì sera su Rai 1 e diretto da Cinzia TH Torrini, in cui interpreta la dottoressa Cristina Basile, che si ritrova coinvolta nelle vicende che ruotano attorno a Diego Mancini (Marco Bocci), un cardiochirurgo irreprensibile che pur di salvare la vita di suo figlio commette un atto impensabile, con la conseguenza di ritrovarsi ricattato e minacciato dalla malavita.

In questa piacevole chiacchierata Francesca Valtorta ci ha parlato del suo personaggio, di come si è preparata per interpretarlo, ma anche della collaborazione con l’associazione Medicina Solidale e dei prossimi progetti.

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foto dal profilo Facebook di Francesca Valtorta

Francesca, nella serie “Fino all’ultimo battito” interpreti la dottoressa Cristina Basile, che già nella prima puntata si è trovata coinvolta nelle vicende legate al protagonista Diego Mancini ed è stata presa in ostaggio…

“E’ una delle vittime in qualche modo della scelta incosciente compiuta da Diego che per salvare suo figlio decide di iniettare il vaccino influenzale alla persona che invece avrebbe dovuto ricevere questo trapianto di cuore e si rende ricattabile da parte della mafia che lo spia. A partire da questa decisione ci sono una serie di eventi catastrofici che coinvolgono le persone che circondano il protagonista. Tra queste anche Cristina che viene rapita ma grazie a Dio si salva e continuerà ad affiancare Diego durante il suo percorso in ospedale e sarà un punto di riferimento importante sia per lui che per suo figlio Paolo, a cui è molto affezionata”.

Come ti sei preparata per interpretare questo personaggio?

“Cristina è abbastanza simile a me, quindi non ho dovuto fare un lavoro emotivo-psicologico particolare. E’ stata invece molto interessante la preparazione tecnica. Abbiamo avuto un’équipe di medici dell’ospedale che ci hanno assistito durante le riprese insegnandoci i termini da utilizzare, i movimenti delle mani, il susseguirsi dei singoli momenti dell’intervento. Sono stati carinissimi, ci hanno supportato e sopportato durante queste fasi. A parte noi protagonisti, i dottori e gli infermieri che si vedono nella serie durante gli interventi sono quelli veri”.

Hai sentito una maggiore responsabilità nell’interpretare una dottoressa, alla luce dell’importanza che i medici hanno avuto nell’ultimo anno e mezzo nella lotta contro la pandemia?

“In effetti sì, ci siamo resi conto di quanta responsabilità, quanto lavoro, quanta fatica ci siano dietro a queste figure che diamo spesso un po’ per scontate e di come invece siano fondamentali. E’ stato un onore poter interpretare una dottoressa. Abbiamo girato tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, durante il secondo lockdown, all’interno dell’ospedale e abbiamo sentito il carico e la tensione di lavorare in una struttura che ospitava anche casi di covid. Le nostre aree erano separate e disinfettate ma io che non avevo avuto motivo di avvicinarmi a un nosocomio in questo periodo ho sentito la pressione che si respirava. C’erano anche delle manifestazioni di parenti che chiedevano di poter andare a trovare i loro cari e non potevano. Erano cose che si vedevano al tg e che noi abbiamo vissuto direttamente, ed è stato emotivamente molto forte”.

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Sul set hai ritrovato Marco Bocci con cui avevi già recitato in “Squadra Antimafia”, mentre è la prima volta che vieni diretta da Cinzia TH Torrini. Come ti sei trovata?

“Sono stata felicissima di lavorare con Cinzia, non la conoscevo ma sono una sua fan sfegatata fin dai tempi di Elisa di Rivombrosa. E’ stato bellissimo essere diretta da una donna di grande carattere, fascino e delicatezza. Ho visto come si approcciava a noi e Giovanni Carone, il bambino che interpreta Paolo e che ha tante scene, anche molto difficili. Cinzia ha insieme la potenza di un capo ma anche la sensibilità della donna, e in questo lavoro che si fonda sul rapporto umano con gli attori è fondamentale. Quando ho saputo di aver ottenuto il ruolo e che Marco Bocci era il protagonista l’ho chiamato e siamo stati contenti di ritrovarci sul set, in una chiave completamente diversa rispetto alla precedente esperienza”.

Quanto è stato complicato girare in piena pandemia?

“Mi sono sentita privilegiata perché non solo stavo lavorando in un momento in cui tante persone stavano perdendo il lavoro ma anche perché nonostante le difficoltà abbiamo avuto la possibilità di spostarci, infatti abbiamo girato in Puglia. E soprattutto siamo stati tutti per mesi nello stesso hotel, la sera cenavamo insieme, era qualcosa di non scontato in quel momento e ha acquisito un valore e un’importanza diversi”.

“Fino all’ultimo battito” è incentrata sul dilemma di un uomo combattuto tra etica e sentimenti, che si chiede fin dove ci si possa spingere per amore di un figlio. Hai pensato per un istante a cosa avresti fatto al posto del protagonista?

“Di base non sono molto equilibrata, nel senso che mi piacciono le emozioni forti, mi piace osare, anche se riesco sempre a non andare oltre i limiti e quando mi accorgo di stare esagerando faccio un passo indietro. Non avendo figli potrei traslare la domanda che si pone il nostro protagonista “fino a che punto un padre può spingersi per salvare il proprio figlio” in “fino a che punto potrei arrivare per salvare mia mamma”. E’ un quesito esistenziale, etico ed è difficile dare una risposta. Mi sentirei combattuta. Inconsciamente forse avrei reagito come Diego ma avrei avuto il coraggio di farlo? Sarei stata in grado di compiere questa scelta? Grazie a Dio non mi sono mai trovata in una situazione simile e spero di non trovarmi mai”.

Lo scorso settembre nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia, hai preso parte al Premio Kinéo come rappresentante dell’associazione Medicina Solidale (https://medicinasolidale.org/). Come nasce questa collaborazione?

“Sono andata a Venezia con Bianca Nappi e Margherita Tiesi in qualità di rappresentante di questo importantissimo istituto che opera su Roma e che si occupa dell’apertura e della gestione di ambulatori e farmacie “low cost”, rivolte a tutte le persone che non possono permettersi di usufruire di queste strutture in maniera normale, canonica, con le spese che ne conseguirebbero. L’associazione si occupa in particolare delle fasce più deboli, soprattutto dei bambini, non solo quando stanno male o sono in cura ma della loro assistenza in una fase più ampia della loro vita. Stiamo cercando di continuare questa collaborazione su Roma, ci piacerebbe andare a visitare la struttura e fare qualcosa di concreto dopo Venezia, che è stata una preziosa vetrina”.

Sempre in occasione della Mostra del Cinema è stato presentato il corto “Carron – Codice d’Angelo”, diretto da Giancarlo Marinelli in cui interpreti Paola, una delle figlie dell’imprenditore Angelo Carron…

“Con Giancarlo avevo fatto il mio primo spettacolo “serio” a teatro, Il mercante di Venezia, nel 2019. In occasione del ventesimo anniversario della scomparsa di Angelo Carron, capostipite di questa famiglia di importanti imprenditori del Veneto, lo ha omaggiato prendendosi il carico e il piacere di scrivere questo corto e mi ha proposto di interpretare Paola. E’ stato bello lavorare di nuovo insieme. Marinelli è il direttore artistico del Teatro Olimpico di Vicenza e ora che sembra esserci una ripartenza spero che ci siano altre occasioni per collaborare. So che ha scritto un romanzo che si chiama “11”, in relazione all’11 settembre, e vorrebbe trarne uno spettacolo. Chissà…”.

A proposito di teatro e della capienza ridotta delle sale, qual è la tua opinione a riguardo?

“Sono sempre stata una persona rispettosa delle regole e delle restrizioni imposte dalle istituzioni ma sinceramente sono rimasta molto male vedendo incongruenze assurde e decisioni incomprensibili che sono state prese. Nei ristoranti per mangiare togli la mascherina, si parla, si interagisce, in aereo non si è mai stati distanziati nemmeno nel pieno della pandemia. Invece la capienza è ridotta nei teatri e nei cinema, che sono i luoghi più sicuri e controllati, dove sei immobile, a distanza, zitto, con la mascherina. Spero che presto si possa risolvere questa situazione”.

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foto di Piergiorgio Pirrone

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Dovrebbe uscire a breve una serie in cui interpreto un piccolo ruolo, che è però centrale all’interno dell’evoluzione narrativa della storia. E’ capitato per caso. Eravamo in Puglia a girare “Fino all’ultimo battuto”, poiché la Film Commission è molto attiva in questa regione e ci sono diverse produzioni, abbiamo incrociato nel nostro hotel Alexis Sweet che stava andando a fare dei sopralluoghi per la fiction che avrebbe iniziato a girare a Lecce per Canale 5. Ci conoscevamo di vista, ci siamo salutati e mi ha detto che sarei stata perfetta per quel ruolo, piccolo ma molto carino. Così mi ha chiesto se mi andasse di farlo e ho accettato. Quando capitano delle cose belle vanno accolte. Sono ritornata nello stesso hotel un mese dopo e abbiamo girato questa fiction in costume che si intitolerà Più forti del destino ed è la versione italiana di una serie francese Netflix chiamata Destini in fiamme. Nel cast c’è anche Loretta Goggi che è una delle protagoniste di “Fino all’ultimo battito””.

Nel 2010 hai esordito al cinema in “Baciami ancora” di Gabriele Muccino nel ruolo di Anna. Che ricordo conservi?

“Bellissimo. Ricordo l’emozione perché frequentavo ancora l’Accademia e non avevo minimamente esperienza, era il mio primo provino e mi sono ritrovata catapultata su un set così importante, con attori famosi e un regista bravissimo. Ho iniziato col botto ed è stato pazzesco, da una parte c’erano la paura e l’idea di non essere all’altezza e dall’altra la soddisfazione di fare per la prima volta il lavoro della mia vita. Devo ringraziare Gabriele Muccino per avermi dato fiducia e sostenuto al mio esordio, è stato accogliente e mi ha insegnato tantissimo”.

Un sogno nel cassetto…

“Sarebbe un sogno bellissimo anche solo poter continuare a recitare. Ogni volta che ho la possibilità di iniziare un nuovo progetto sono grata, in quanto non si può dare per scontato di avere la fortuna e il privilegio di fare questo mestiere che è complicato e irregolare”.

di Francesca Monti

foto copertina di Piergiorgio Pirrone

Si ringrazia Paola Spinetti

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