Intervista con Giulia Ghiretti, argento nei 100 rana ai Giochi Paralimpici di Tokyo2020: “Lo sport ha aiutato a rompere tanti pregiudizi e barriere culturali”

“Quando ho toccato la piastra e ho visto sul tabellone che ero arrivata seconda non ho capito più nulla. E’ stato un mix di emozioni”. Ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020 Giulia Ghiretti ha conquistato un bellissimo argento nei 100 rana SB4 in 1’50”36, con un eccezionale recupero dalla quinta alla seconda posizione, chiudendo dietro soltanto all’ungherese Illes (1’44”41).

Alla sua seconda partecipazione alle Paralimpiadi dopo Rio2016, la campionessa parmense, classe 1994, in forza alla Ego Nuoto, in questa intervista che ci ha gentilmente concesso ci ha raccontato le difficoltà che ha incontrato sulla strada verso Tokyo, i ricordi legati al suo esordio in Nazionale e i prossimi progetti.

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Giulia, ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020 ha conquistato un bellissimo argento nei 100 rana. Ci racconta le emozioni che ha vissuto in quel momento?

“Ho vissuto un mix di emozioni. Già il fatto di poter partecipare alla seconda Paralimpiade è stato bellissimo, soprattutto dopo un anno impegnativo con lo spostamento dei Giochi a causa della pandemia. Dopo le batterie del mattino in cui ho visto che la sfida si faceva difficile ero impaurita, sapevo che in finale dovevo andare forte. Negli ultimi 50 metri ho visto la mia avversaria di fianco e ho stretto i denti, sono riuscita a recuperare posizioni e quando ho toccato la piastra e ho visto sul tabellone che ero arrivata seconda non ho capito più nulla”.

Quali sono state le difficoltà maggiori che ha incontrato nel percorso di preparazione ai Giochi? 

“La difficoltà maggiore è stata quando, tra ottobre e novembre, hanno richiuso le piscine e non si sapeva se ci saremmo potuti allenare il giorno dopo. Quando devi preparare una grande manifestazione bisogna invece poter programmare. Sono stata fortunata in quanto ho avuto la possibilità di allenarmi a Parma con le Zebre Rugby e tutte le cose, compreso il cambio di allenatore, si sono incastrate nel verso giusto”.

Qual è il ricordo che porterà nel cuore di questi Giochi?

“Ciò che è mancata maggiormente è stata la presenza del pubblico nella cerimonia di apertura. A Rio2016 quando siamo entrati nello stadio avevo i brividi, è stato un momento difficile da dimenticare, a Tokyo è stata quasi maggiore l’attesa nel tunnel, quando ci hanno messo in fila e consegnato le bandiere, rispetto all’ingresso all’Olympic Stadium. Durante le gare ho sentito meno la mancanza delle persone sugli spalti perché quando sali sui blocchi ci sei tu e la corsia. La medaglia è il ricordo più bello di questi Giochi e racchiude tutto il percorso, i sacrifici, la preparazione che sono stati fatti per raggiungerla. Dietro questo argento ci sono i miei allenatori Matteo Poli e Francesco Della Ceca, la mia famiglia, gli amici, la società Ego Nuoto, le Fiamme Oro”.

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Come si è avvicinata al nuoto e cosa le piace di più di questo sport?

“Quando ho avuto l’incidente ho fatto sei mesi di riabilitazione in un centro di Villanova d’Arda e c’era anche una parte di esercizi in piscina. Mi sono trovata subito bene ma quello che mancava era l’adrenalina da gara e ho scelto il nuoto perché è uno sport in cui non hai niente, sei tu e il tuo corpo. Le fisioterapiste mi hanno fatto poi conoscere un ragazzo di Reggio Emilia che aveva partecipato alle Paralimpiadi di Pechino 2008. Una volta uscita dall’ospedale mi ha presentato il suo allenatore e da lì è iniziato il percorso. Per due anni sono stata tesserata nella sua società di Reggio Emilia e poi fortunatamente i miei genitori hanno creato a Parma la Ego Nuoto”.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

“Dal punto di vista sportivo c’è Parigi2024, perché questa Paralimpiade è finita con l’amaro in bocca in quanto il quarto posto nei 200 misti non mi ha soddisfatto, ma avevo già deciso di proseguire, indipendentemente da questo risultato. Poi sono iscritta all’Università, frequento la specialistica di ingegneria biomedica e l’obiettivo è laurearmi”.

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Che ricordo conserva del suo esordio con la Nazionale nel 2013?

“E’ stato bellissimo, ricordo la gioia provata nel giorno in cui mi ha chiamato al telefono il ct Riccardo Vernole dicendomi che ero convocata per i Mondiali. Era anche l’anno della maturità e dovevo far subito l’esame per essere libera e allenarmi. Quando è arrivato il kit con la divisa azzurra è stata una grande emozione”.

Oltre ad essere una campionessa di nuoto è testimonial di Sport senza frontiere che cerca di favorire l’inclusione sociale, alla luce anche della grande visibilità da parte dei media che finalmente hanno avuto i Giochi Paralimpici e dell’interesse da parte del pubblico, cosa manca per superare le barriere culturali e i pregiudizi che ancora purtroppo esistono?

“Sicuramente lo sport ha aiutato a rompere tante di queste barriere. L’assenza del pubblico ai Giochi di Tokyo 2020 ha fatto sì che ci fosse una grande copertura mediatica, che il pubblico seguisse ancora di più le gare attraverso la tv e ci fosse una maggiore attenzione. Questo è positivo. Noi andiamo a parlare nelle scuole con i bambini e i ragazzi proprio perché più c’è informazione più il movimento cresce e le barriere si abbassano. Quindi dobbiamo far conoscere a più persone possibili il mondo paralimpico e quello che facciamo tutti i giorni”.

di Francesca Monti

credit foto Facebook

Grazie a Duccio Dalle Nogare di Eis Team e ad Anna Ghiretti

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