Intervista con Chiara Degani, tra i protagonisti della serie “Cuori”: “Il mio personaggio, Beatrice Dattilo, è una donna forte ma nasconde anche un lato romantico”

Chiara Degani è tra i protagonisti della nuova serie di Rai 1 “Cuori”, in onda la domenica sera in prima serata, ambientata a Torino negli anni Sessanta, che parla di un gruppo di medici che cercano di rivoluzionare la medicina cercando di arrivare al trapianto di cuore tra interventi, lotte di potere, amori e amicizie.

La talentuosa attrice veronese interpreta Beatrice Dattilo, donna elegantissima dal carattere forte che ricopre un ruolo di potere ma nasconde un lato caldo, amorevole e materno.

In questa piacevole chiacchierata Chiara Degani ci ha parlato del suo personaggio, ma anche dello spettacolo con cui è attualmente in tournée fino a dicembre, La dolce ala della giovinezza di Tennessee Williams, e dei suoi sogni nel cassetto.

chiara degani e daniele pecci

Chiara, nella serie “Cuori” interpreti Beatrice Dattilo. Puoi presentarci il tuo personaggio?

“E’ una donna di potere che ha un ruolo importante all’interno dell’ospedale Le Molinette di Torino, dove si occupa dell’amministrazione. E’ la moglie del capo dell’istituto sanitario, lavora, ha dei figli, è una figura femminile a 360°. Anche a livello di personalità ha un carattere forte, è  concreta ma nasconde un lato più morbido, caldo, romantico, materno quando interagisce con il primario Cesare Corvara, con cui ha una relazione profonda, di stima. Inoltre è elegantissima, infatti la costumista ha fatto un lavoro meraviglioso e sul set mi sentivo bellissima con quei costumi”.

“Cuori” è ambientata negli anni Sessanta. Cosa ti ha colpito di più di quell’epoca?

“Secondo me dovremmo recuperare la femminilità di quel tempo, che forse un po’ abbiamo perso, nel vestirci, nell’atteggiarci, nell’indossare le scarpe in un certo modo, ma anche il valore della famiglia, dei rapporti tra uomo e donna, moglie e marito. Beatrice ad esempio è sposata con un uomo, Carlo, che è capo del distretto sanitario e che ha una visione del mondo chiusa, è il capofamiglia, ma lei ha una posizione di potere e può dire la sua anche durante le riunioni… e in quegli anni non era semplice per una donna affermarsi nel lavoro. Lo scenografo poi ha fatto un lavoro pazzesco nella ricostruzione dell’ospedale. Penso sia necessario tornare indietro per apprezzare quello che abbiamo, senza perdere i valori da cui veniamo”.

Come hai lavorato alla costruzione di Beatrice?

“Quando arriva il provino per noi attori si apre una fase che crea ansia, tensione, in cui si cerca di capire il carattere, la sfera emotiva del personaggio, basandosi sulle informazioni e sulle scene che hai a disposizione, sapendo che manca la sceneggiatura. Dalla sinossi e dal profilo inizi a dare una forma al personaggio. Se va in porto inizi a lavorarci conoscendo tutta la storia e utilizzando gli strumenti che hai immagazzinato durante la vita e la formazione artistica per coprire le sfumature della donna che vai a interpretare, come cammina, come si veste, le sensazioni che prova quando si relaziona con gli altri. Bisogna curare corpo, voce ed emozioni. E’ un lavoro affascinante perché devi entrare nella testa di una persona che non sei tu, cercando anche dentro di te delle informazioni”.

La serie è stata girata durante la pandemia, quando Torino era in zona rossa…

“Facevamo tamponi ogni giorno, era tutto molto controllato e la situazione era strana, da una parte era come stare su un’isola felice in cui riuscivamo ad interagire in modo sereno con gli altri e ci sentivamo fortunati perché stavamo lavorando, dall’altra c’era la pandemia intorno a noi che ha provocato tantissimi morti”.

Passando al teatro, sei in scena con lo spettacolo “La dolce ala della giovinezza” di Tennesse Williams, con la regia di Pier Luigi Pizzi, al fianco di Elena Sofia Ricci, in cui interpreti Miss Lucy…

E’ un personaggio completamente diverso da Beatrice Dattilo. Miss Lucy vorrebbe appartenere alla categoria degli aristocratici, ha un modo elegante di fare ed è l’amante di un politico dell’America degli anni Cinquanta, è un personaggio non semplice come tutti i ruoli femminili di Williams nel senso che dovrebbe essere il carattere brillante all’interno dell’opera, ma in realtà rappresenta una grandissima solitudine. E’ una donna che sognava di diventare famosa, di fare cinema, di essere una star ma si trova a vivere in questo paesello con una mentalità chiusa e razzista e si fa mantenere da quest’uomo che non è certo dei migliori. Vive in un albergo, in cui ha la sua suite, interagisce con le altre figure che gravitano all’interno della struttura dove passa la notte annoiandosi tra un drink e l’altro. Bevendo troppo a volte dice cose che non dovrebbe, facendo del male a se stessa. Anche lei però ha un lato buono, pare che comprenda il malessere del gigolo Chance Wayne che torna nella sua città natale in Florida per cercare di riprendersi Heavenly, il suo primo amore, accompagnando la star in declino Alexandra Del Lago che sta vivendo il dramma della sua anzianità ed è in fuga da quello che crede un insuccesso del suo ultimo film, scoprendo poi che in realtà ha avuto successo. Miss Lucy forse voleva essere come Alexandra per cui c’è una grandissima attrazione tra loro, anche se non si capisce bene se la aiuti perché la invidia o perché in fondo si sente in qualche modo vicina a lei”.

CDeg

Com’è stato tornare a recitare dopo la pandemia e da pochi giorni vedere nuovamente le sale con una capienza al 100%?

“E’ stata una sensazione strana, quando ci siamo fermati ero in tournée con uno spettacolo di Alessandro Serra, “Il costruttore Solness”, e non sapevamo quando avremmo ripreso a recitare. Ripartire è stata una sensazione meravigliosa, ma c’è bisogno di tempo per realizzare che è tutto vero. Quando abbiamo iniziato a fare le prove a giugno la capienza delle sale non era ancora nota, c’era una grande confusione. A settembre abbiamo iniziato a portare in scena “La dolce ala della giovinezza” e c’era ancora tanta incertezza. Le prime repliche erano più silenziose del solito e non capivi se il pubblico fosse attento o annoiato o se semplicemente ci fosse quell’atmosfera perché in sala c’erano meno persone. Ora siamo tutti felici e saremo in tournée fino a dicembre”.

Quali altri progetti hai in programma?

“C’è un altro progetto teatrale, bellissimo e interessante, che al momento non posso ancora svelare”.

Tra le esperienze che hai fatto nella tua carriera c’è la conduzione del programma musicale “My Compilation”. Che musica ti piace ascoltare?

“Avevo fatto un provino per il canale musicale MatchMusic, curavo quello che si chiamava territorio emergente e riguardava i giovani gruppi e le etichette indipendenti. In quel periodo mi sono divertita molto, andando ai concerti, mi ricordo un festival in Sicilia dove ero riuscita a fare qualche domanda a Patti Smith. My Compilation faceva parte dei programmi che erano stati creati in quegli anni. Invidio chi inizia a suonare da piccolo, cosa che a me è mancata, ma mi nutro di musica perché mi piace molto ballare, faccio pratiche di movimento come allenamento attoriale che hanno a che fare con questa arte e ascolto di tutto, eccetto la disco e quella commerciale. Prediligo invece il rock, l’elettronica, il cantautorato italiano”.

Un sogno nel cassetto…

“Mi piacerebbe molto lavorare in qualche produzione internazionale per rapportarmi con colleghi che arrivano da altre scuole e metodi, ma anche interpretare un ruolo da protagonista, in un bel film, italiano o straniero, con un bravo regista. E poi vincere l’Oscar (sorride) o un premio importante, partecipare a un Festival di prestigio come la Festa del Cinema di Roma o la Mostra del Cinema di Venezia con un film in Concorso. Infine riuscire a fare questo lavoro in modo costante. Non è semplice e rappresenta già un piccolo sogno nel cassetto”.

di Francesca Monti

Grazie ad Alessia Ecora

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