Intervista con Nicole Fornaro, nel cast del film “Yara”: “Lavorare con Marco Tullio Giordana è stata un’esperienza unica”

Nicole Fornaro, giovane stella del cinema italiano, interpreta l’insegnante di ginnastica Silvia Brena nel film di Marco Tullio Giordana “Yara”, che dopo essere uscito per tre giorni nei cinema sarà visibile su Netflix dal 5 novembre e che è incentrato sul caso di Yara Gambirasio, la tredicenne di Bembrate di Sopra, nel Bergamasco, che non fa ritorno a casa la sera del 26 novembre 2010, dopo una lezione di ginnastica ritmica. Per la sua famiglia inizia l’inferno: i primi mesi i genitori continuano a chiedersi se loro figlia sia ancora viva, fino al ritrovamento del corpo.

In questa intervista Nicole Fornaro ci ha parlato del film, di come ha lavorato per entrare nel personaggio, delle sue attrici di riferimento e dei prossimi progetti.

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credit foto Paolo Palmieri

Nicole, nel film “Yara” vesti i panni di Silvia Brena, insegnante di ginnastica ritmica. Come hai lavorato per interpretare questo personaggio?

“Sono stata presa per questa parte tramite un selftape, ed essendo un personaggio che esiste veramente sono andata a cercare delle informazioni su di lei e in che modo c’entrasse con la storia di Yara, ho guardato alcune interviste su Youtube per capire il tono della sua voce e dedurre il suo carattere. Ho provato ad avvicinarmi il più possibile a lei con una cadenza bergamasca”.

Il film racconta una storia vera, che ha avuto un tragico epilogo, e che viene ricordata da tutti…

“Avevo già recitato in “Io ricordo, Piazza Fontana” nel 2019 in cui interpretavo Francesca Dendena, figlia di una vittima dell’attentato e quando vai a parlare di queste storie così tragiche devi trattarle con i guanti, in modo educato e sobrio, cercando di non offendere nessuno, di non svalutare quella che è stata la vicenda”. 

Com’è stato lavorare con Marco Tullio Giordana, uno dei più grandi registi italiani?

“E’ un grande maestro ed è stato facile lavorare con lui, sono bastate tre indicazioni, nonostante abbia cambiato all’ultimo la mia scena principale, per farmi capire esattamente quello che dovevo fare. E’ un bravissimo regista perché se vede che l’attore è nel personaggio ti lascia molto spazio. Infatti ho messo delle battute e gli sono andate benissimo perché erano coerenti, a lui non piacciono i furbetti, tiene alla qualità, alla verità, vuole che tu capisca quello che dici. Alla fine quando vedi un film dove ci sono degli attori veramente in ascolto l’uno con l’altro e che credono in quello che dicono il pubblico coglie la verità. E’ stata un’esperienza unica”.

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credit foto Paolo Palmieri

Quale stata la scena più difficile a livello emotivo da interpretare?

“E’ un film corale, ho un piccolo ruolo, in quanto la protagonista assoluta è Isabella Ragonese e soprattutto l’indagine ingarbugliata attorno a cui ruota tutta la storia. La scena più importante che ho girato è quella con Isabella Ragonese in cui lei viene a interrogare Silvia Brena in palestra per chiedere se ha notato qualcosa di strano. Ho percepito una situazione seria e rispettosa a livello emotivo sul set, anche tra noi attori c’era poca voglia di scherzare, eravamo molto attenti riguardo questo tema tanto che non ho dovuto fare nemmeno un lavoro di concentrazione. Se hai un minimo di empatia verso l’essere umano non puoi non entrare in questa storia. Un’altra scena molto emozionante è stata quando il padre di Yara ha fatto l’appello in tv chiedendo di trovare la figlia, quando ancora non si sapeva se fosse viva o morta e mi sono messa nei panni di queste persone che hanno dovuto vivere un simile dramma”.

Com’è nata la tua passione per la recitazione?

“Non è tanto l’artista che sceglie di fare questo mestiere ma è l’arte che sceglie i suoi interpreti. Vivo la recitazione come una sorta di vocazione, è da quando frequentavo le scuole elementari che volevo diventare attrice, avevo già focalizzato il mio futuro, volevo trasferirmi a Roma. Poi sono molto curiosa e attratta dall’essere umano in generale e mi piace l’idea di interpretare ogni volta un nuovo personaggio e di vivere altre vite, cercando di restituire qualcosa a chi mi guarda”.

C’è un personaggio in particolare che ti piacerebbe interpretare in futuro?

“Io non penso di essere ancora nella posizione per poter scegliere quale personaggio interpretare, però essendo un’amante della donna come essere umano vorrei interpretarne una “cazzuta””.

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Nicole Fornaro con Giovanna Mezzogiorno – credit foto Paolo Palmieri

Quali sono le tue attrici di riferimento?

“A livello internazionale ammiro Meryl Streep, Frances McDormand, Gillian Anderson, Jodie Foster, tra le italiane Valeria Bruni Tedeschi, Margherita Buy, Laura Morante, Valeria Golino, Giovanna Mezzogiorno con cui ho avuto il piacere di lavorare in “Io ricordo, Piazza Fontana” interpretando il suo personaggio da giovane. Sono tutte attrici che sanno trasmettermi emozioni”.

In quali progetti ti vedremo prossimamente?

“Nel 2022 uscirà un film di Gennaro Nunziante, “Belli ciao”, con Pio e Amedeo, in cui interpreto una giornalista”. 

Un sogno nel cassetto…

“Mi sveglio con lo stesso sogno nuovo di zecca tutte le mattine ed è quello di riuscire nel lavoro di attrice. Penso che non bisogna mai sentirsi arrivati e vorrei che diventasse un mestiere continuativo, perché è come essere sulle montagne russe. Vorrei interpretare personaggi sempre più belli, completi e complessi per riuscire a contribuire a quello che è il cinema italiano e apportare qualcosa di positivo. Dopo quello che abbiamo vissuto c’è bisogno di leggerezza ma anche e soprattutto di verità. Con la pandemia abbiamo capito quali sono le persone che vogliamo al nostro fianco e quali sono le cose importanti, non c’è più tempo per le frivolezze. Spero che nascano tanti progetti belli con storie che vale la pena ricordare e far conoscere ai giovani”. 

di Francesca Monti

credit foto copertina Paolo Palmieri

Grazie a Daniela Piu

 

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