Intervista con il rapper Michael Sorriso, che ci racconta il nuovo singolo “Pianoforti”

“Pianoforti” è il nuovo singolo del rapper torinese Michael Sorriso, all’anagrafe Michael Lorenzelli, che arriva dopo una serie di pubblicazioni che hanno permesso agli addetti ai lavori e alla critica di notare questo giovane talento e portarlo a collaborare con gli artisti, gli autori e produttori più apprezzati del genere. Il brano, prodotto da Danny Bronzini, è accompagnato da una cover realizzata dal visual artist e designer torinese WOC.

Se la canzone inizia con pensieri suicidi e catastrofici di fine relazione (“Se finisse un’altra volta penserei a una rivoltella”) e con sottili ammissioni di colpa (“Piú bravo nel rap che nei rapporti, abito lontano, in via dagli occhi”), si prosegue raccontando tutte quelle differenti sfaccettature che circondano la fine di una relazione, vista sia come dipendenza, sia come fonte di malessere psicofisico e si conclude con uno sguardo più freddo e distaccato.

Dal punto di vista della produzione, il gusto e le chitarre raffinate di Danny Bronzini, produttore della strumentale, e l’assolo di sax di Mattia Dalla Pozza, creano un’atmosfera con sfumature noir, dove un novembre grigio e piovoso è mitigato dallo sguardo perso nel camino e dal pensiero per quell’amore perduto che sa di cioccolato fondente, amaro, ma in fondo pur sempre dolce.

Micheal Sorriso_Pianoforti_cover singolo

Michael, com’è nato il nuovo singolo “Pianoforti”?

“La canzone è stata scritta parecchi anni fa, era nel pc da tempo, poi ho avuto la fortuna di conoscere Danny Bronzini, che oltre ad essere il produttore di questo pezzo è anche il chitarrista di Venerus, Mace, Jovanotti, Mengoni, e un giorno in studio mi ha fatto sentire questa base e sono rimasto subito colpito, perché era perfetta per quel testo che avevo da parte. Sembrava fatta apposta. Quindi ho scritto il ritornello durante il lockdown”.

E’ un brano che parla di una persona che vuole chiudere con il passato ma anche guardare avanti con fiducia…

“La canzone è un assemblaggio di tanti amori. Si passa dall’incontro fortuito con il primo grande amore, avvenuto per caso a distanza di anni, a ricordi confusi, all’irrazionalità della passione fino alla disillusione da parte del protagonista, che non si preclude però nuove possibilità per il futuro”.

La cover del singolo è stata realizzata dal visual artist e designer torinese WOC. Com’è nata la vostra collaborazione?

“Woc ed io abbiamo un rapporto lavorativo stabile perché abbiamo fondato insieme il brand Italia90 e ha seguito anche le altre copertine. Ha scelto di utilizzare la sedia di un pianista importante degli anni Cinquanta che ha inciso le composizioni di Beethoven e si è ritirato molto giovane, per richiamare il concetto di pianoforti senza mettere uno strumento in primo piano che sarebbe stato banale. Tutta la parte visiva del disco a cui sto lavorando è stata affidata a lui”.

Cosa puoi anticiparci riguardo l’album? Avrà sonorità e tematiche simili a “Pianoforti”?

“A livello contenutistico questo è un singolo atipico rispetto al resto del disco perchè non ci sono altre canzoni d’amore, ma alcuni storytelling, pezzi più politicizzati. A livello di sound è vario, ha due anime differenti, una rap e l’altra strumentale”.

Nel brano canti “Vedo del trasporto come in Trainspotting”, citando il celebre film di Danny Boyle. Che rapporto hai con il cinema?

“Ho visto sia “Trainspotting” sia il sequel e mi sono piaciuti entrambi. In questo caso era un riferimento alle dipendenze di un certo tipo di amore, assimilabile alla tossicodipendenza. Ho un bel rapporto con il cinema, non ho un genere preferito ma guardo un po’ di tutto”.

Come ti sei avvicinato alla musica?

“A 13 anni ho iniziato a scrivere le prime composizioni in rima, a 15 anni in un bazar sotto casa mia che vendeva orecchini, dischi, vari oggetti, ho conosciuto un rapper storico di Torino che mi ha introdotto al rap, poi ho iniziato con le gare di freestyle e quindi con la musica”.

Come mai hai scelto di cambiare il tuo nome d’arte da Lince a Michael Sorriso?

“Ho deciso di utilizzare il mio nome perchè erano quindici anni che usavo Lince e sentivo la necessità di un refresh. Non è stato un cambio radicale a livello musicale, ma voleva essere una sorta di nuovo inizio”.

Come vedi l’attuale scena musicale italiana? Pensi ci sia abbastanza spazio per i giovani artisti?

“La vedo bene, è una scena fervente, c’è un movimento in continua evoluzione, ci sono tanti giovani formati, bravi, agguerriti, desiderosi di dire qualcosa sia a livello autorale che a livello musicale. Ci sono tante possibilità, i social hanno reso più democratica la musica rispetto a prima”.

Nella primavera del 2020 è uscita la sua prima canzone in veste di co-autore, “Algoritmo”, scritto con Willie Peyote con la partecipazione di Shaggy, e prodotta da Don Joe. Che esperienza è stata?

“Bellissima. Con Willie ci siamo conosciuti alla finale di un contest per autori “Genova per voi”  e dopo anni di amicizia è nata questa possibilità di collaborazione per “Algoritmo””.

Per quale artista ti piacerebbe scrivere un brano?

“Mi vengono in mente belle voci della musica italiana pop come Diodato o Mengoni”.

Entrambi hanno vinto il Festival di Sanremo, a te piacerebbe prendere parte alla kermesse?

“Mi piacerebbe molto, un palco così importante per chi fa il mio mestiere è un’ambizione naturale, ma al momento è un po’ utopistico”.

Nei prossimi mesi hai in programma dei live?

“Sono in contatto con un booking, avrò delle aperture importanti e in primavera ci saranno delle date live. Al momento però non posso dire di più”.

di Francesca Monti

credit foto Alex Iosub

Grazie a Elena Marras

 

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