Intervista con Chiara Civello: “Il disco “Chansons: International French Standards” è un omaggio ai grandi autori francesi che sono stati importanti nel mio percorso musicale”

“Chansons: International French Standards” è l’emozionante e raffinato nuovo disco di Chiara Civello, in uscita il 19 novembre per Kwaidan Records, con  la straordinaria collaborazione del produttore Marc Collin dei Nouvelle Vague, che raccoglie dodici tra i più celebri brani della musica francese, omaggiando grandi autori quali Michel Legrand, Charles Aznavour, Charles Trenet, Édith Piaf, Jacques Brel, Gilbert Bécaud e Francis Lai, che dal 1945 al 1975 hanno lasciato un segno indelebile nella scena musicale mondiale con veri e propri capolavori. Nomi familiari per gli amanti della musica francese, ma spesso non per il grande pubblico internazionale e che abbiamo modo di riscoprire attraverso questo progetto discografico. 

Recentemente Chiara Civello, tra le artiste italiane più apprezzate nel mondo, ha pubblicato il singolo “Perdiamoci”, che vanta la collaborazione dello scrittore Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega 2021, e che fa parte della colonna sonora della serie tv “Imma Tataranni”, la cui seconda stagione in prima serata su Rai 1. 

Abbiamo realizzato una video intervista con Chiara Civello, parlando con lei del nuovo disco, ma anche di serie tv, della scena cantautorale femminile italiana e del tour che prenderà il via da Rovereto l’11 dicembre.

Chiara, venerdì 19 novembre esce il tuo nuovo disco “Chansons: International French Standards”, com’è nata l’idea di realizzare un omaggio ai grandi autori francesi?

“L’idea è nata da Marc Collin che ha prodotto anche Eclipse, il mio album precedente, ed è uno dei cofondatori dei Nouvelle Vague insieme a Olivier Libaut, che purtroppo ci ha lasciato improvvisamente poco tempo fa. Marc mi ha detto che avrebbe voluto fare un progetto speciale per riportare alla luce degli stardards internazionali che non tutti sanno essere di autori francesi. E lui stesso mi ha fatto degli esempi come My Way o The Goodlife che conoscevamo cantati da Frank Sinatra o Tony Bennett perchè a quell’epoca un brano veniva interpretato da più voci, a differenza di oggi. Questa fluidità delle canzoni mi appassiona molto, un po’ sono nata come interprete degli standards di jazz, poi ogni tanto frequento temporaneamente un repertorio diverso. Così abbiamo cominciato a fare una selezione molto divertente vedendo in quante lingue erano state tradotte queste canzoni e alla fine ne abbiamo scelte dodici che mi sono presa la libertà di cantare in italiano, in inglese e in francese, a seconda di come mi sentivo”.

In che modo questi grandi artisti francesi hanno influenzato il tuo percorso musicale?

“Sono stati tutti importanti, in un modo o nell’altro, alcuni con questo disco hanno aperto una via di connessione con me. Michel Legrand è uno dei compositori a cui sono più legata anche personalmente perché interpretando un suo brano ho vinto una borsa di studio che mi ha consentito di partire per gli Stati Uniti e costruire la mia carriera nella musica. “Non andare via (Ne me quitte pas)” di Gino Paoli è molto bella e toccante. Di “Que reste-t-il de nos amours?” ho realizzato la versione in italiano con un adattamento che sento vicino a me ed è una canzone che canto da tempo, dal mio secondo disco “The Space Between”, è una sorta di passe-partout che accompagna ogni fine di un amore. Poi ricordo che mio padre quando ero piccola ascoltava in macchina la cassetta di Gino Paoli che interpretava “Col tempo” di Leo Ferrer. Sono tutti autori che hanno una funzione precisa all’interno del disco”.

Come hai lavorato per la versione italiana di “La Vie en rose”?

“Quello è un adattamento degli anni Cinquanta che ha come caratteristica una nota di leggerezza e quindi diciamo che secondo me ci siamo mossi su La Vie en rose con un lavoro di sottrazione di drammaticità. La versione di Piaf è ineguagliabile sotto tutti i punti di vista, è una canzone che si è prestata a varie interpretazioni, tra cui quella di Grace Jones. Se avessi scelto io non l’avrei neanche cantata, in realtà quando ci siamo trovati in studio con i musicisti è venuto questo arrangiamento così incredibile che mi sono messa da parte felicemente, perché con un arpeggio così evocativo della melodia è come se lasciassi che il primo a cantarla fosse l’ascoltatore”.

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Hai già pensato a come strutturare i live?

“Stiamo allestendo il tour, partiamo con la prima data all’Auditorium Melotti di Rovereto, continuando poi al Blue Note di Milano il 17 e 18 dicembre, a Castellana Grotte dentro le Grotte il 20, poi faremo degli altri live in Germania, in Spagna, l’8 marzo 2022 saremo all’Auditorium di Roma e poi ad aprile altri concerti con questo ibrido tra le chansons e le canzoni di Chiara”.

Dopo un anno e mezzo di chiusura a causa della pandemia sembra esserci una ripartenza generale. Come vedi il futuro del settore musicale?

“Trovo che sia stato un anno complicato per tutti, soprattutto per gli operatori dello spettacolo, penalizzante da tanti punti di vista perchè alcuni servizi riprendevano ma la musica non veniva vista come un servizio o come qualcosa che possa curare le persone e gli animi. Stiamo vivendo la sensazione di una ripartenza, sebbene siamo minacciati da una quarta ondata che mi auguro non sia tanto pericolosa e nociva come le altre. Credo che un dramma del genere debba rafforzare il senso civico e comunitario ma davanti a queste emergenze esce la natura delle persone e mi sorprendo sempre di più quando mi accorgo che c’è tanta gente che pensa individualmente anziché preoccuparsi della collettività. Sono state fatte manifestazioni riguardo la musica, stiamo facendo strategie per riprendere tutte le attività, perché non dedicarci anche alla ripresa del settore musicale e consentire a chi ci lavora di sopravvivere? Non voglio essere troppo critica ma mi auguro che la pandemia possa offrire una opportunità per consolidare alcuni aspetti del nostro Paese che possono essere migliorati, e che possa esserci una maggiore attenzione per la cultura, in modo che non sia la prima cosa a cadere quando c’è una crisi”.

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Sei stata madrina del Premio Bianca D’Aponte 2021, cosa ne pensi dell’attuale scena cantautorale femminile italiana?

“Non solo facendo la madrina per questo premio che è un’iniziativa molto importante ma anche attraverso delle esperienze di curatele, che sono un modo bello di partecipare alla cultura del nostro Paese, non solo come performer ma come assemblatrice di proposte musicali, mi sento di dire che intorno vedo soprattutto delle nuove voci autorali molto interessanti. Mi viene in mente Emma Nolde che ha soltanto 20 anni ma ha tanto da dire. Anche tra le giovani del Premio Bianca D’Aponte ci sono cantautrici molto interessanti”.

Poche settimane fa ti abbiamo vista prendere parte nel ruolo di te stessa alla terza puntata della seconda stagione di “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”, in onda su Rai 1, cantando “Perdiamoci”, brano scritto con il Premio Strega Emanuele Trevi per la colonna sonora della serie. Com’è nata questa collaborazione?

“Diciamo che è accaduto in maniera inaspettata. Sono stata chiamata dal team di regia e di montaggio musicale della serie Imma Tataranni composto da Francesco Amato, Claudio Di Mauro e Andrea Farri, persone stupende e illuminate, con cui mi sono sentita a mio agio. Mi è stata data carta bianca come se avessero voglia di creare una sinergia e farmi esprimere liberamente. Con Andrea abbiamo iniziato a parlare di come potesse essere il brano che avrei interpretato. La cosa divertente è essere se stessi in mezzo a una fiction, mi sono sentita come Dorothy nel magico mondo di Oz, un’intrusa ma anche un piccolo gancio con la realtà. E’ stata una bella esperienza. Per quanto riguarda la scrittura Andrea mi ha proposto di elaborare il tema della serie in forma canzone, giocando di ripetitività, pause e cellule melodiche e una volta strutturata la melodia dovevo scrivere il testo e ho chiamato il mio amico Emanuele Trevi, in quanto per me ogni progetto deve mettere in gioco anche dinamiche interpersonali. Ho chiesto ad Emanuele se avesse mai scritto una canzone e mi ha risposto di no. Così abbiamo iniziato a lavorare insieme sul testo ed è nata “Perdiamoci”. E’ stato tutto molto naturale e piacevole”.

A proposito di serie tv, ce n’è qualcuna che ti piace guardare?

“Sono molto discontinua, però ci sono serie che ho visto senza tregua come La Casa de Papel, Modern Love, Killing Eve, Scene da un matrimonio. Ho dei periodi in cui faccio binge watching e altri in cui non mi sento abbastanza rilassata o interessata per guardare le serie”.

Nella tua carriera hai collaborato con grandissimi artisti e fatto tante esperienze diverse. C’è un sogno nel cassetto in particolare che ancora vorresti realizzare?

“Ce ne sono tanti, ma in questo momento mi sento di celebrare il presente e questo disco in uscita. I sogni sono di un’intensità simile a quelli che si sono avverati finora, ma preferisco non svelarli altrimenti magari non si realizzano (sorride)”.

di Francesca Monti

Grazie a Delia Parodo

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