Intervista con Mario Zamma, in scena al Teatro degli Audaci di Roma con “Stasera mi butto”: “Tantissime persone, come il mio personaggio, vorrebbero gridare contro le ingiustizie della vita”

Mario Zamma è protagonista dello spettacolo “Stasera mi butto!”, scritto da Patrizio Pacioni per la regia di Giancarlo Fares e prodotto da Le Ombre di Platone Ets, in scena al Teatro degli Audaci, fino al 12 dicembre, con Alessia Fabiani e Salvo Buccafusca.

Una finestra aperta tra ironia e dramma, anche alla luce della crescente invadenza esercitata dai media, che costituisce lo spunto e l’innesco di una graffiante satira di costume che ruota attorno a Leonida, impiegato comunale con un divorzio alle spalle e una nuova e giovane compagna con la quale non sa decidersi a iniziare un rapporto più solido e continuativo. In un giorno qualsiasi, a causa della bruciante ingiustizia sportiva consumata in diretta tv nell’ultima giornata del campionato di serie A, la delusione e l’offesa che prova è così scatenante da convincerlo ad un gesto eclatante. Le ingiustizie vissute nel quotidiano si sommano e così Leonida, prendendo spunto dall’ultimo colpo ricevuto, decide di salire sul terrazzo del palazzo in cui abita con la minaccia di gettarsi nel vuoto se non sarà disposta l’immediata ripetizione della partita in questione: impresa da moderno Don Chisciotte, impegnato a portare avanti una protesta che difficilmente potrà contare sul convinto consenso dell’opinione pubblica e toccare il cuore dei cosiddetti “poteri forti”.

Uno scenario che si complica per via della quasi immediata irruzione sul terrazzo di Gualtiero Goffredi, il conduttore televisivo di una scalcinata tv privata che, pur di conquistare ascolti, cercherà di attirare l’attenzione del pubblico infischiandosene del risvolto umano della storia. Per fortuna l’ex moglie della vittima, che non ha mai smesso di amarlo, riuscirà a far leva sui buoni sentimenti, l’unica vera speranza di questo primo scorcio di terzo millennio.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Mario Zamma, parlando dello spettacolo “Stasera mi butto” e ripercorrendo la sua straordinaria e poliedrica carriera.

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Mario, è in scena al Teatro degli Audaci di Roma con lo spettacolo “Stasera mi butto”. Può presentarci il suo personaggio?

“Interpreto Leonida Greco, un tifoso del Benevento, ma nello spettacolo il calcio viene usato come metafora per parlare delle ingiustizie, perché all’ultima partita di campionato vede svanire un grandissimo sogno per un arbitraggio improbabile contro la Juventus. Così succede l’irreparabile, lui va fuori di testa, sale sul tetto del palazzo e minaccia di buttarsi di sotto se la Federazione non farà ripetere il match. Questo atteggiamento scatena un’incredibile attenzione da parte della gente ma soprattutto l’avvento di un vicino di casa che riesce a salire sul tetto del palazzo. Si tratta di un giornalista, un avventore, un blogger, infatti lo spettacolo è anche una satira contro un certo tipo di giornalismo, che cerca di mercificare questa brutta vicenda. Leonida è un Don Chisciotte dei tempi moderni. Tantissime persone vorrebbero essere su quel tetto per gridare contro le ingiustizie della vita, dire basta all’arroganza dei potenti e dei forti nei confronti dei deboli e degli onesti. Il primo tempo dello spettacolo è molto divertente perchè la linea della comicità e della drammaticità è molto sottile, quindi a volte con le tragedie si rischia di ridere in maniera incredibile per le gag che avvengono sul tetto. Il blogger è interpretato dal mio collega Salvo Buccafusca. Nel secondo tempo c’è invece una bellissima storia d’amore con la ex moglie di Leonida (interpretata da Alessia Fabiani) che viene tirata in ballo suo malgrado dopo sette anni che non parla con lui e si sono lasciati in malo modo. Lei corre per vedere cosa succede e fargli cambiare idea rispetto alla volontà di buttarsi se la Federazione non rifarà la partita. Si dicono tante cose sdolcinate che non si erano mai detti quando stavano insieme, è un continuo colpo di scena”.

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Cosa l’ha convinta a interpretare questo personaggio?

“Quando durante il lockdown ho letto il testo di questo spettacolo, scritto da Patrizio Pacioni con la regia di Giancarlo Fares, mi sono riconosciuto in molti aspetti e penso che tanti italiani vorrebbero essere su quel tetto a sbraitare contro le ingiustizie. E’ una lotta del bene contro il male”.

In effetti “Stasera mi butto” racconta il mondo imperfetto che viviamo, in cui i mass media esercitano un’influenza sulla rappresentazione della realtà e in cui l’amore e i sentimenti sono l’unica speranza a cui aggrapparsi…

“Per cogliere meglio l’attenzione del pubblico bisogna affrontare tematiche sociali in cui le persone si possano riconoscere nei personaggi. Con la pandemia abbiamo smesso di essere quello che siamo, pensando di essere quello che abbiamo. I sentimenti invece sono valori fondamentali”.

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Ci racconta l’emozione che ha provato tornando a teatro?

“In questo periodo come tanti altri artisti sono rimasto bloccato e ho cercato di approfittarne per scrivere, infatti il 16 dicembre presenterò il mio secondo libro di poesie “Poesiando io” (Bertoni editore), uscito a marzo. E’ un modo per tirare fuori questa parte malinconica che mi appartiene. Quando si fa teatro c’è sempre emozione e voglia di fare bene, è come fare un esame all’università, se sai di avere studiato devi solo confrontarti con le domande del docente, in questo caso con il pubblico meraviglioso che decide se una cosa è bella. Il teatro è l’unica piattaforma che ci consente di essere veri ed è l’unico spazio di libertà. E soprattutto il delivery non può portarlo a casa e la gente deve andare in sala se ha ancora voglia di emozionarsi”.

Lei ha iniziato la sua carriera nella musica, come si è avvicinato al mondo dello spettacolo?

“A cinque anni ho cantato e vinto tanti concorsi. Oggi vedere un bambino che interpreta le canzoni dei grandi è impensabile, io lo facevo cinquanta anni fa e quindi ero un extraterrestre. Cantavo quello che sentivo a casa, avendo dei fratelli più grandi che poi nella vita hanno fatto tutt’altro, ingegnere, medico, costruttore. Dopo aver trionfato in 40 festival canori per bambini mi hanno estromesso e andavo solo a fare l’ospite… I miei fratelli avevano anche un complesso che si chiamava La nuova sensazione, cantavano per passione e da autodidatti, io invece mi sono iscritto al Conservatorio e ho studiato pianoforte. Un giorno un pregevole maestro di violino, Maurizio Pietrantonio, mi ascoltò in un momento ludico tra amici. Io suonavo facendo imitazioni di qualche cantante, scrivevo qualche battuta comica, e lui mi disse che il mio posto era nella recitazione. Poi mi sono presentato a “Prisma, settimanale dello spettacolo” come giovane attore caratterista, imitatore, cantante, quindi ho incontrato un manager che mi ha fatto fare una bellissima tournée con “Ragazza In” e “Cioè”, due giornali importanti, girando l’Italia insieme a Valerio Merola che presentava, Manuel Franjo che era il ballerino più in auge a quel tempo, Lorella Cuccarini, il gruppo musicale La Fabbrica di stelle, Stefano Sani che cantava “Lisa se n’è andata via”. Successivamente ho conosciuto Pippo Baudo, sono andato a “Fantastico 6” tra i giovani emergenti portando l’imitazione di Ciriaco De Mita che era il personaggio allora più importante della politica italiana, quindi a “Serata d’Onore” a Montecatini dove duettai con Eros Ramazzotti in Adesso Tu e imitai nuovamente De Mita. Arrivò infine la chiamata di Pierfrancesco Pingitore che mi propose di entrare a far parte della loro meravigliosa compagnia del Bagaglino, per la quale ho imitato tantissimi personaggi. La mia collaborazione con loro è rimasta sempre costante, anche quando ho percorso la strada solista. Nel 2019 ad esempio ho fatto lo spettacolo teatrale “La Presidente” con Valeria Marini, Manuela Villa, Martufello imitando il Presidente Conte, Grillo, Salvini e tanti altri”.

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A livello solista invece ha portato a teatro delle commedie brillanti…

“Sì, ad esempio “Tre papà per un bebè” con la regia di Roberto D’Alessandro con Beppe Cantore, Nicola Canonico e Alessia Fabiani con più di cento repliche, tratto dal famoso film francese. Ho iniziato poi a scrivere con D’Alessandro lo spettacolo “Sbussolati” che mi ha dato grandi soddisfazioni e che continuo a proporre ancora oggi, che ha temi sociali importantissimi. Il mio personaggio è un semplice italiano che si separa dalla moglie e per mantenere lei e il figlio finisce a vivere in uno scantinato e mangiare alla Caritas, dove incontra altri sbussolati che faccio vivere attraverso le mie caratterizzazioni. C’è un vecchio comunista che cerca il suo partito che non trova più, un imprenditore sardo che per un crack finanziario ha perso tutto e mangia alla Caritas dopo che esportava formaggi in tutto il mondo e aveva 30 mila pecore, un vecchio latin lover siciliano che cerca di annebbiare il grigiore del mondo che lo circonda con i racconti delle sue conquiste. Il mio personaggio vive in questo luogo ma pensa ancora nei momenti malinconici alla sua vita e utilizzo delle imitazioni perché guardando alla tv Techetechetè imito Bombolo o Maurizio Costanzo che presenta il Costanzo Show ospitando Pino Daniele, Lucio Dalla… E’ un one man show meraviglioso scritto all’interno di una commedia drammatica che è la vita di oggi. Molte persone si trovano purtroppo in questa situazione. Volevo che fosse uno spettacolo non solo brillante ma anche malinconico e col quale potessi ricordare anche Massimo Troisi con qualcosa di inedito. Era tipico di Massimo scrivere poesie d’amore, poi andava da Pino Daniele che le trasformava in meravigliose canzoni. Così ho ipotizzato che vivesse nella nuvola 29 e andasse alla 37 da Pino a portargli la poesia che io ho scritto e recitato. Tanti altri momenti malinconici sono diventati degli scritti racchiuso nel mio primo libro “Malincomico. Poesie dal cuore” che è l’altra faccia di me”.

Nella sua carriera ha avuto modo di lavorare anche con il grande Gino Bramieri…

“Con lui ho fatto “G. B. Show” dopo “Fantastico”. Mi vide imitare De Mita e volle fare una scenetta ispirata al programma di Italia 1 condotto da Marco Columbro “Tra moglie e marito”. Garinei faceva Columbro, Gino impersonava Craxi e io De Mita, in questo meraviglioso sketch”.

Ha ricevuto l’“Irpinia Awards, il premio delle eccellenze”. Cosa rappresenta per lei?

“E’ sicuramente un premio importantissimo, è un riconoscimento al mio percorso televisivo, ai grandi successi dal 1987 al 2009, agli spettacolo fatti a teatro con il Bagaglino, alle partecipazioni alle trasmissioni tv, a qualche mio avvicinamento al mondo delle fiction come quella in costume, “Senator”, dove interpretavo Lentulo l’indovino. Era un personaggio insolito, viveva per strada e l’imperatore veniva a chiedergli consigli. Ebbe molto successo tanto che fui riconosciuto addirittura a Parigi. Poi ho fatto un cameo, grazie all’attenzione di Venantino Venantini, attore famosissimo in Francia, nel film “Un plus une”, con protagonista il premio Oscar Jean Dujardin, per la regia di Claude Lelouch. Infine questi due libri di poesie mi hanno dato una certa importanza e riconoscimento da parte di altri scrittori e mi hanno attenzionato a coloro che hanno deciso di assegnarmi questo prestigioso premio”.

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Cosa si augura per il 2022?

“Mi auguro che si possa tornare alla normalità, a sorridere, a incontrarsi, a toccarsi, a vivere la vita che avevamo senza renderci conto di quanto eravamo fortunati, con la libertà di fare e di dire qualunque cosa, mentre oggi è sempre più difficile parlare perché c’è la paura che qualcuno ti possa bloccare. Pensavamo che il covid potesse farci avvicinare invece, ahimè, ci sta isolando e allontanando sempre più”.

di Francesca Monti

Grazie a Federica Rinaudo e Giorgia Fortunato

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