Intervista con Andrea D’Andreagiovanni, protagonista di “Canonico”, in onda su TV2000: “E’ una serie bella, semplice e non romanzata che affronta tematiche in cui chiunque può riconoscersi”

L’attore e comico Andrea D’Andreagiovanni è tra i protagonisti nel ruolo di Gianluca di “Canonico”, la prima serie tv originale in venti puntate realizzata per TV2000, con la regia di Peppe Toia, in onda dal 14 dicembre alle ore 19.30 dal lunedì al venerdì.

Gianluca ha trentacinque anni, ma per certi versi ne dimostra meno, perché nelle fattezze un po’ curiose di un uomo adulto si nasconde un animo da bambino. Ha la sindrome di Asperger e questo fa di lui una persona creativa, geniale, spiazzante alla continua ricerca di una sua strada, sia nel lavoro sia nella vita sociale. Grazie alla sua simpatia e alla sua disponibilità, è amato praticamente da tutto il paese. E poi è curioso e amante delle novità.
E quale novità più eclatante dell’arrivo in paese del nuovo parroco Don Michele (Michele La Ginestra) che trova in lui un interlocutore imprevedibile e a tal punto affine da essere perfetto come suo sacrestano. Le sue considerazioni apparentemente ingenue sono in realtà molto sensate e diventano di grande aiuto per il parroco quando è necessario un punto di vista diverso.

Canonico è una serie televisiva ambientata in una parrocchia che, attraverso un linguaggio realistico, si propone di accompagnare lo spettatore in un percorso di riflessione semplice ma profondo. Divertente, concreta, dinamica e valoriale, mira a coinvolgere un target di pubblico variegato e intende guidare lo spettatore alla riscoperta di una figura centrale come quella del sacerdote in una chiave inedita.

Gianluca Canonico

Andrea D’Andreagiovanni nei panni di Gianluca 

Andrea, ci racconti come hai lavorato per interpretare Gianluca, questo ragazzo speciale, geniale, con la sindrome di Asperger?

“Per un attore interpretare un personaggio del genere è motivo di fascino e di stimolo. E’ totalmente lontano da me e quando devo fare un lavoro particolare e devo uscire dalla mia comfort zone sono felice in quanto mi permette di studiare, di sperimentare. Fare questo mestiere vuol dire non smettere mai di imparare. Mi sono documentato, ho visto documentari, ho parlato con ragazzi che hanno questa sindrome per cercare di rendere al meglio il personaggio e spero di esserci riuscito”.

Attraverso Gianluca passa anche il messaggio che ogni persona è speciale a suo modo e non bisogna fare distinzioni ma abbattere le barriere culturali e mentali che purtroppo ancora esistono…

“Esattamente. Ogni puntata ha una storia diversa, per quanto riguarda Gianluca cerca casa ma nessuno vuole affittargliene una perché nonostante sia un ragazzo intelligente e volenteroso ha dei problemi e la gente storce il naso. Spesso la disabilità è negli occhi dei normodotati. Ho conosciuto diversi ragazzi con la sindrome di Asperger e da loro c’è molto da imparare”.

E’ una serie che porta lo spettatore alla riscoperta di una figura centrale come quella del sacerdote in una chiave inedita ma anche della fede. Qual è il tuo rapporto con la fede?

“Ho un rapporto a intermittenza con la fede, è altalenante, dipende dai momenti”.

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Andrea D’Andreagiovanni sul set di “Canonico” – credit ufficio stampa TV2000

Come ti sei trovato sul set?

“Sono stato molto bene, abbiamo lavorato tantissimo, giravamo una puntata al giorno. Troupe, cameraman, maestranze non si sono mai fermati. C’è stata la Provvidenza ad aiutarci in questo lavoro. Canonico è una serie bella perché è vera, semplice, non è romanzata. Don Michele è una persona che aiuta gli altri con le parole, fa da tramite tra Dio e il fedele. Inoltre vengono affrontati tematiche e problemi quotidiani in cui chiunque può riconoscersi”.

Ti abbiamo visto recentemente anche nel programma di Italia 1 “Honolulu”. Che esperienza è stata?

“Per cinque anni con il mio socio Simone Gallo, con cui formo il duo comico “Andrea e Simone”, abbiamo preso parte a “Colorado” e ad “Honolulu” abbiamo ritrovato tante persone che conoscevamo. E’ stata una bella famiglia, c’era affiatamento anche con i ragazzi nuovi che per la prima volta andavano in tv, c’era un gruppo coeso che ti sorreggeva ed era pronto a riprenderti se vacillavi e questo è importante. Noi avevamo due-tre sketch da presentare, come quello del dottore e del paziente e ci siamo divertiti”.

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Andrea D’Andreagiovanni e Simone Gallo a “Honolulu”

Hai studiato all’accademia di recitazione “Corrado Pani”, gestita dai fratelli Claudio e Pino Insegno. Qual è l’insegnamento più importante che ti hanno dato?

“Dicevano sempre di fare gruppo, perché così ti senti forte e puoi superare quasi tutto. In Accademia è come se fossi in una bolla, sei protetto, appena esci ti accorgi che il nostro ambiente è un mondo di squali. Se hai una base solida e hai delle persone accanto su cui contare sei avvantaggiato. Il pubblico applaude gli attori ma dietro c’è una macchina che lavora, quindi un’altra cosa importante che ho imparato è che bisogna avere rispetto e ringraziare le maestranze perché senza di loro non sarebbe possibile andare in onda o realizzare un film o una serie”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Io e Simone Gallo abbiamo pronto un soggetto cinematografico con Stefano Pedretti come regista e un’altra sceneggiatura, ora dobbiamo andare a bussare alle porte. Abbiamo una comicità particolare, un po’ non sense, in stile “Una pallottola spuntata”. Speriamo che qualcuno ci dia fiducia”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Facebook Andrea D’Andreagiovanni

Grazie a Giuseppe Zaccaria

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