Intervista con i Tazenda: “La musica è fatta per essere condivisa”

“Oro e Cristallo” è il nuovo singolo dei Tazenda, in collaborazione con il tenore sardo Matteo Desole, estratto dall’ultimo album “Antìstasis” (Vida Records/Believe/Discoteca Laziale), che contiene undici canzoni e un remix in cui si raccontano storie di vita comune tra debolezze, paure e speranze riposte nel futuro.

Il brano rappresenta una contrapposizione molto frequente nello stile della band, da sempre alla ricerca di contaminazioni per dare sfogo all’incessante spinta verso il nuovo. Liriche d’amore senza tempo e spazio, oltre i confini della galassia delle relazioni terrene, per entrare in una dimensione dove tutto è uno e dove l’amore è la sostanza che crea vita, mantiene l’equilibrio e distrugge gli opposti.

I Tazenda vantano due partecipazioni al Festival di Sanremo (nel 1991 con “Spunta la luna dal monte” insieme a Pierangelo Bertoli e l’anno seguente con “Pitzinnos in sa gherra”), molteplici dischi d’oro, collaborazioni con importanti artisti.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Gino Marielli (fondatore dei Tazenda nel 1988 insieme a Gigi Camedda e Andrea Parodi), parlando del nuovo singolo ma anche del disco “Antìstasis” e dei live.

Gino, “Oro e Cristallo” è il vostro nuovo singolo che vede la collaborazione con il tenore Matteo Desole. Cosa può raccontarci a riguardo?

“Questo brano è lontanissimo dal nostro modo di fare musica. Nel momento in cui lo abbiamo approcciato è uscita un’aria quasi verdiana, scritta da Gigi Camedda, il tastierista. Io l’ho incitato a continuare a scrivere, al punto che gli ho messo un testo volutamente con un inciso in italiano quasi aulico come se fosse per opera, con questo amore universale di anime gemelle, misteriose, che non si capisce se si siano ritrovate in questa vita o in un’altra. C’è molta poesia astratta ma legata all’idea di dare anche noi un contributo a questa ricerca sul significato dell’amore. E’ nato così un pezzo che non è Tazenda nella scrittura ma nella mentalità, nel senso che amiamo prendere altri stili e cercare di inserirci o viceversa. “Oro e Cristallo” è un esperimento riuscito, abbiamo aperto una nuova via, non credo che faremo questo genere di musica, ma se un domani dovesse capitarci di avere una melodia così larga con un soprano, un coro, potremmo rifare un altro brano di questo tipo”.

“Oro e Cristallo” fa parte di “Antìstasis”, il nuovo disco uscito a nove anni dal precedente di inediti. Come avete lavorato a questo progetto?

“Nel 2013 abbiamo cambiato il cantante e non è facilissimo integrarsi in un nuovo sistema, sia da parte nostra che di Nicola Nite. Lui è un grande musicista, polistrumentista, ha una mentalità aperta e questo ci ha fatto lavorare bene insieme, ma poi ci sono i trascorsi, i gusti musicali. Anziché un disco abbiamo pubblicato una serie di singoli, abbiamo collaborato con i Modà in “Cuore e vento”, lavorato con Mogol, però mancava l’album di inediti che è stato il coronamento di quella che noi chiamiamo la terza repubblica dei Tazenda. La preparazione di “Antìstasis” è iniziata nel 2014. Quando abbiamo raggiunto un numero sufficiente di pezzi da cui scremarne 10-12 abbiamo iniziato a lavorarci coinvolgendo la band, siamo diventati tutti produttori ed è uscito un disco disomogeneo, che era il nostro obiettivo. Infatti abbiamo amato i Beatles e i Queen, che hanno sicuramente un loro Dna, ma hanno pubblicato brani che spaziano dal rock al melodico con l’orchestra per quanto riguarda i primi e dall’hard rock alla discoteca all’opera per quanto concerne i secondi. E’ un approccio che ci piace molto perché è prevista la giocosità, l’essere selvatici, il divertirci a giocare con la musica che è quello che ci ha permesso di inventare il nostro suono sardo degli anni ’90, mischiando le fisarmoniche, le launeddas, i cori degli antichi canti sacri. Antìstatis è un disco che ci rappresenta molto”.

Tazenda_Antìstasis_cover

Nell’album ci sono altri due feat, quello con i Bertas in “Innos” e quello con il Black Soul Gospel Choir in “Essere magnifico”…

“I Bertas sono per noi come i The Alarm per gli U2, sono i nostri padri musicali, sono della nostra città, hanno avuto un grande successo negli anni ’70 e in Sardegna sono il gruppo più famoso. La loro caratteristica è l’uso massiccio delle voci. Siamo stati prima allievi e amici, poi da grandi abbiamo superato la loro fama ma avevamo il sogno di restituire quello che ci hanno dato da bambini e li abbiamo invitati a cantare questo pezzo che è un finto inno alla Sardegna, nel senso che gli inni sono belli da guardare ma racchiudono anche un dividere, un “noi siamo meglio di voi”. La musica è la nostra vera indipendenza creativa. E’ un pezzo molto bello, cantato da dieci voci. C’era poi un altro brano, “Essere magnifico”, nato in modo un po’ composito, nello stile di Bohemian Rhapsody che ha tante parti diverse, a un certo punto eravamo in studio e a me venivano le imitazioni dei cori gospel, così ho pensato a questo gruppo di Cagliari, diretto da un maestro bravissimo, che sembra davvero un coro americano. Abbiamo inserito nel brano il feat con il Black Soul Gospel Choir ed è stato perfetto perché gli ha conferito un colore black molto affascinante. In passato abbiamo fatto delle collaborazioni dove noi abbiamo guadagnato dagli altri perché erano artisti più grandi, da De Andrè a Bertoli, da Ramazzotti a Renga e Grignani, stavolta abbiamo voluto restituire qualcosa a chi è più piccolo di noi, soltanto di fama non di bravura, e siamo felici di esserci riusciti”.

Poco fa diceva che questo disco vi rappresenta, c’è una traccia a cui è più legato?

“A un pezzo rock che si chiama Coro e potrebbe essere tranquillamente una canzone di Bruce Springsteen. Nel testo c’è una piccola condanna-riflessione sul matrimonio, che tra l’altro a me piace molto in quanto sono sposato da quasi trenta anni, però vedendo le nozze di bravissime persone che falliscono dopo che si sono amate ci si chiede perché ci si debba sposare e promettere qualcosa quasi forzatamente se poi sappiamo benissimo che nelle cerimonie non è insita la possibilità di dare una garanzia. Anche coloro che sono più equilibrati possono avere nella vita dei momenti di squilibrio dove il cuore parte per i fatti suoi. Si può stare insieme anche senza nozze oppure si potrebbe togliere dalla formula le parole “per l’eternità””.

Siete stati due volte in gara al Festival di Sanremo, vi piacerebbe partecipare di nuovo?

“Ci piacerebbe tornare a Sanremo, sarebbe la prima volta sul palco dell’Ariston per Nicola e partecipare a tre edizioni rappresenterebbe la chiusura di un cerchio. Il prossimo anno potremmo provarci”.

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credit foto Sergio Fusar imperatore

C’è qualche artista del panorama italiano attuale con cui vi piacerebbe collaborare?

“Per quanto riguarda i giovani ce ne sono tanti bravi, seguiamo la musica attuale e sarebbe bellissimo collaborare con Madame, vedere se riusciamo ad avvicinare dei mondi che poi così lontani non sono. La trap viene tanto criticata ma quando arrivano dei veri talenti che mettono anche un po’ di musica nella canzone a noi che non facciamo quel genere si rizzano le antenne. Tra i grandi purtroppo non siamo riusciti per un pelo a lavorare con Franco Battiato. E rimane il sogno Peter Gabriel”.

I Tazenda sono nati nel 1988, se dovesse pensare ad un’immagine di questi 33 anni di carriera quale le verrebbe in mente?

“Mi vengono in mente un paio di immagini. La più forte è legata a Sanremo 1991 con noi sul palco insieme a Bertoli e l’applauso del pubblico che non finiva più. Ha rappresentato l’apice della nostra carriera. L’altra è quando abbiamo cantato con i Modà a San Siro “Cuore e vento” davanti a 50mila persone”.

Cosa ci racconta invece della collaborazione per il film di Pino e gli Anticorpi “Come se non ci fosse un domani” con il brano “Lieve”?

“E’ stata un’esperienza nuova, avevamo fatto una colonna sonora per un film tanti anni fa ma il modo di lavorare era diverso. E’ stata una collaborazione moderna, fresca, portata avanti su whatsapp. Hanno realizzato un video prendendo delle immagini del film e nostre. Pino e gli anticorpi sono dei grandi comici, siamo della stessa città e capita di incontrarci per un caffè. Era impossibile non fare qualcosa insieme prima o poi”.

Siete reduci dai live a Lanusei e Cagliari, com’è stato tornare sul palco e cosa state programmando per il 2022?

“Riprendere a suonare dal vivo ci ha fatto capire in modo profondo come un solco che la musica è fatta per essere condivisa. Per quanto durante il lockdown abbiamo suonato a casa, scritto, dopo tre mesi tutto perdeva senso perché la vera vita della musica è fuori dalle mura, con altre persone che guardano, ascoltano e ballano. Vedere la felicità della gente che va a un concerto è impagabile, ti senti come una medicina e capisci quanto lo Stato sbagli quando non riconosce a pieno titolo l’importanza di quest’arte nella società, per la psiche delle persone, per la salute mentale. Speriamo che il 2022 sia pieno di musica e di sorprese che ci arrivino dal cielo. Noi stiamo lavorando ad un nuovo spettacolo, proporremo ancora questo disco e cercheremo dal passato piccole perle da far rivivere”.

di Francesca Monti

credit foto Domenico Rizzo

Grazie a Roberto Carretta

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