SANREMO 2022 – Video Intervista con Michele Bravi, in gara con il brano “Inverno dei fiori”: “E’ una dichiarazione d’amore fatta con grande tenerezza e umanità”

Michele Bravi è in gara alla 72° edizione del Festival di Sanremo con “Inverno dei fiori”, una canzone d’amore che riflette sul concetto di umanità, empatia e condivisione, raccontando quanto l’intreccio umano sia l’unica via per imparare l’amore.

Il testo è stato scritto dallo stesso cantautore con Cheope e Alex Raige Vella, mentre la musica è di Federica Abbate, Michele Bravi e Francesco Catitti che ne ha curato anche la produzione.

Nella serata dedicata alle cover l’artista proporrà il brano “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” scritto da Lucio Battisti e Mogol.

Qui la nostra video intervista con Michele Bravi:

Michele, a cinque anni dalla precedente partecipazione con “Il diario degli errori” torni al Festival di Sanremo, quali sono le tue sensazioni?

“E’ tutto molto diverso perché sono diverso io. La prima volta che ho fatto Sanremo ero più piccolo anagraficamente e poi ero molto spaventato. Tra l’altro quel Festival andò benissimo ma ho incasellato dentro di me una serie di ricordi tensivi rispetto a quel momento lì, come se non fossi riuscito a godermelo fino in fondo. Stavolta non so se è il percorso di maturazione che ti porta a vivere le cose diversamente o molto più banalmente il periodo storico che stiamo vivendo che ci ha insegnato a rivedere il proprio sistema valoriale, ma me la sto godendo con grande senso di presenza e gratitudine”.

Porti in gara il brano “Inverno dei fiori”, scritto con Cheope e Alex Raige Vella. Ci racconti com’è nato?

“E’ un brano che nasce con un grande senso di collaborazione. Io sono un caso anomalo nella discografia nel senso che ho un mio team di scrittura con cui scrivo e lavoro ai progetti musicali da tanti anni. Sono anche le persone della mia vita, Federica Abbate ad esempio è la mia migliore amica, e si riesce sempre a creare una connessione umana e un’urgenza di raccontare che viaggia sullo stesso livello di emotività che tutti condividiamo. Questa canzone nasce dal bisogno di tutti quanti di voler in qualche modo riformulare una dichiarazione d’amore nei tempi moderni. Non so se sia un discorso puramente generazionale o in qualche modo messo in evidenza dall’ultimo periodo storico ma mi sembra evidente che la parola disimparare faccia da cardine a questo nostro momento di vita. Ne faccio un discorso generazionale perchè la nostra generazione vive nell’interconnesione ma non sa mai tecnicamente come creare un intreccio umano con la vita di qualcun altro. E’ una dichiarazione d’amore fatta con grande tenerezza e umanità, nel dire ho disimparato tutto e allora insegnami come si fa ad imparare la felicità. Questo per me è il modo forse più poetico per esprimere una frase semplicissima, quel desiderio ingenuo che abbiamo che qualcuno ci dica che al nostro fianco si sente felice, e di poter dire a qualcuno che al suo fianco ti senti felice”.

Nella serata cover canterai “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” scritto da Lucio Battisti e Mogol. Cosa ti lega a questo brano?

“Mi lega il fatto che Battisti e Mogol siano una delle coppie artistiche più grandi che abbiamo avuto in Italia, si incontravano da una parte nelle parole e dall’altra nella musica per creare un immaginario comune. Se pensi al disco in cui è contenuta “Io vorrei… non vorrei…ma se vuoi” ci sono delle pietre miliari della nostra musica. Quella canzone è anche un continuum per raccontare la tematica di “Inverno dei fiori”, infatti dico “ho disimparato tutto insegnami come si fa” e Mogol scrive “come può uno scoglio arginare il mare”, cioè come può una parete rocciosa, che è l’immagine degli amori passati che ti hanno fatto perdere la fiducia nell’amore, contenere l’urgenza del mare inteso come un amore che sta per nascere. Poi tante volte mi sono fatto delle paranoie sulla scelta delle cover perché certe canzoni sono intoccabili, stavolta sto vivendo con grande umiltà il fatto di cantare Battisti e di avere la possibilità di farlo conoscere e rivivere. Vorrei far riscoprire un grande tesoro della musica”.

Michele Bravi 3_ph credit Roberto Chierici

credit foto Roberto Chierici

Quest’anno il Festival di Sanremo rappresenta la ripartenza del mondo della musica con il Teatro Ariston a capienza completa e sarà per te l’antipasto del tour “Live a teatro” che partirà il 15 maggio da Torino e che hai da poco annunciato…

“Ripartire significa non tanto tornare a fare le cose come prima ma che ci venga riconosciuto un diritto e una dignità come professionisti del mondo della creatività. E’ chiaro che quando questo discorso viene fatto da un artista più o meno esposto come posso essere io può sembrare presuntuoso. In realtà dietro la mia partecipazione a Sanremo ci sono tanti professionisti che lavorano e io li rappresento. Quest’anno ho lottato per suonare dal vivo il più possibile, quello che ho annunciato è il terzo tour che riesco ad organizzare e per me è motivo di grande orgoglio perchè tutto questo è sostenuto da una squadra di professionisti estremamente passionali nel voler riprendere la loro dignità lavorativa. E il fatto di poter essere per loro e per me stesso una possibilità per far ripartire la musica dal vivo è importante. E poi c’è l’amore che mi lega a questi live perchè quando puoi incontrare gli occhi del pubblico, condividere le canzoni, respirare  l’esibizione nello stesso momento è una magia incredibile. Potersi sedere in un teatro ora e ascoltare la musica è un grande privilegio, quindi la colgo come un’occasione per ringraziare la gente che ci ha regalato folle enormi nei precedenti due tour e spero di rincontrarla nel prossimo e che si aggiungano nuove persone che hanno voglia di scoprire la mia musica”.

C’è una canzone tra tutte quelle cantate al Festival di Sanremo nelle varie edizioni a cui sei più legato?

“Almeno tu nell’universo. Mia Martini con quell’esibizione ha fatto un graffio indelebile su quel palcoscenico e quando canti là sopra senti che c’è stato qualcuno di importante prima di te. E’ una delle canoni d’amore più belle del repertorio italiano”.

Ti avevamo già visto recitare ne “La compagnia del cigno” ed ora sei tra i protagonisti della serie “Monterossi”, disponibile su Amazon Prime, nel ruolo di Manuel Macchi. Cosa ha aggiunto questa esperienza al tuo percorso artistico e umano?

“Ha tolto un pregiudizio che io stesso mi imponevo. Infatti ho sempre paura di raccontare le persone in maniera più complessa. Il cinema è una mia passione ma mi limitavo nel senso che pensavo che potesse essere fuorviante per il pubblico vedermi oltre che davanti a un microfono anche dietro a una telecamera. Questo pregiudizio se ne è andato perché mi piace pensare alla creatività in maniera più elastica e fluida e l’esperienza nel cinema mi dà modo di capire diversi tipi di empatia, avere un approfondimento umano diverso che poi si ritraduce anche nella scrittura musicale. Ora ho in cantiere un nuovo film di Carolina Cavalli con Benedetta Porcaroli”.

Qual è il tratto di Manuel che più ti è piaciuto interpretare?

“Ho colto in lui il senso di ironia. E’ un personaggio che nasce dai libri di Alessandro Robecchi, è lontanissimo da me, ed è divertente che sia io a dare voce a Manuel. E’ un cantante di una band non più al top del successo, estremamente caricaturale, e questo mi ha dato modo di avere un approccio più ironico anche con il mio lavoro”.

di Francesca Monti

credit foto Roberto Chierici

Grazie a Valeria Scapicchio – Wordsforyou

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